Mostre, a Verona la Belle Époque di Toulouse-Lautrec
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Verona. All'AMO (Arena Museo Opera-Palazzo Forti) di Verona arriva una grande esposizione su Henry Toulouse-Lautrec, l'emblema della Parigi bohémien a cavallo tra Ottocento e Novecento e protagonista della Belle Époque. La mostra, prodotta e organizzata da Gruppo Arthemisia e curata da Stefano Zuffi, visitabile dal 1 Aprile al 3 Settembre prossimo, ospiterà circa 170 opere provenienti dall'Herakleidon Museum di Atene, testimonianze indelebili dell'attenzione riservata dall'artista alla società parigina fin de siècle ed a tutte le sue sfumature. Affetto da una malattia genetica alle ossa, Toulouse-Lautrec riversò la sofferenza e l'inquietudine dettate dal suo nanismo in una straordinaria qualità artistica, che lo portò a ridisegnare i canoni della comunicazione visiva, facendone un pioniere del manifesto pubblicitario su vasta scala. Gli anni giovanili, trascorsi nella natale Albi, trascorsero sotto l'egida del maestro René Princetau, un pittore sordomuto vecchio amico del padre, che iniziò Henry al teatro ed alle arti. Chiusa la prima fase di studi, l'artista si spostò a Parigi, dove agli albori, in concomitanza con la frequentazione accademica, è forte il condizionamento esercitato da Montmartre e dagli insegnamenti dei nuovi maestri, Léon Bonnart e Fernand Cormon. Il carattere naturalista delle sue prime tele lasciò progressivamente spazio ad una didascalia post-impressionista, parallelamente all'avvicinamento agli avanguardisti Artistes Incohérents, a Degas ed al compagno di corso Vincent Van Gogh. E' databile alla fine dell'Ottocento il fiorire della passione per le litografie, alle quali fu iniziato dal maestro Bonnart. Un'intuizione che si rivelò decisiva per la sua carriera: Risalgono infatti a questo periodo gli strepitosi affiches preparati per i più noti locali, cabaret e caffè della Parigi tardottocentesca, dal Moulin Rouge fino al Divan Japonaise. In mostra a Verona, direttamente da Atene, ci saranno famosi manifesti e litografie (come "Aristide Bruant dans son cabaret"), illustrazioni per riviste (famosissima quella per "La Revue Blanche"), grafiche pubblicitarie e ancora schizzi, disegni a matita, bozze a penna.
 
   
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