Mostre, alle Scuderie del Quirinale il Seicento di Caravaggio e Bernini
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Roma. I rapporti che intercorsero tra il nostro Paese e la Spagna durante il XVII secolo rivivono grazie ad una mostra di respiro internazionale che ha avuto il suo incipit lo scorso anno al Palacio Real di Madrid per poi approdare alle Scuderie del Quirinale. Inaugurata il 14 aprile e visitabile fino al 30 luglio, "Da Caravaggio a Bernini. Capolavori del Seicento italiano nelle Collezioni Reali di Spagna" - organizzata dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, dal Patrimonio Nacional e da Ales - è un iter attraverso i grandi maestri ed i capolavori del 1600 appartenenti alle collezioni reali spagnole, un percorso che contempla tele, anche di notevoli dimensioni, busti marmorei, crocifissi lignei e in oro, ben 60 opere difficili da ammirare in altri contesti. Il curatore della rassegna, Gonzalo Redín Michaus, ha focalizzato la sua attenzione sulla pittura e la scultura, spulciando nelle diverse collezioni per offrire ai fruitori una panoramica estremamente dettagliata delle relazioni tra l'Italia e la Spagna all'indomani della pace di Cateau Cambrésis, nel 1559. L'arte ha sempre avuto un ruolo cardine nei rapporti diplomatici, inutile farne mistero, e l'Italia fu particolarmente generosa nei confronti degli Asburgo per conquistarsi le loro simpatie. Va detto che i sovrani iberici avevano cospicui possedimenti in Italia, ovvero il Viceregno di Napoli e lo Stato di Milano, che ebbero un peso determinante nelle sorti del Belpaese. Alcune, come la celeberrima "Salomè" di Caravaggio, furono acquistate oppure ordinate da coloro che rappresentavano i monarchi spagnoli in Italia e che erano stati inviati presso la corte pontificia oppure a Napoli, come fu il caso del conte di Castrillo. Naturalmente, alla morte di costoro i dipinti andarono a rimpinguare le già ricche raccolte reali ma d'altronde dinanzi alla bellezza di simili opere, al gioco di chiaroscuri in cui Caravaggio eccelleva e alla tensione dei volti che sembrano prendere vita non si può biasimare il desiderio di possesso. Non va taciuto che numerosi artisti spagnoli, uno fra tutti Velàzquez, trassero una notevole ispirazione dai soggiorni italiani, basti citare la "Tunica di San Giuseppe" in cui il pittore raggiunse vette altissime e, successivamente, la sua maestria gli valse l'incarico di ritrattista presso la corte del Pontefice. Il Museo del Prado, così come è conosciuto oggi, divenne realtà nel 1819 per volere di Ferdinando II che decise di raccogliere le opere più significative delle Collezioni Reali. Un ulteriore passo in avanti si verificò nel 1865 quando la sovrana Isabella II cedette allo stato la gestione dei beni ereditati, il seme di ciò che attualmente è denominato Patrimonio Nacional. I mandatari dei sovrani spagnoli commissionarono però non soltanto tele, è il caso dello straordinario Crocifisso ligneo di Gian Lorenzo Bernini, conservato presso il Monastero di San Lorenzo dell'Escorial, praticamente inaccessibile al grande pubblico se non in occasioni particolari. Il buongusto dei re spagnoli si evince anche dalle offerte di lavoro poste a molti artisti italiani, infatti il partenopeo Luca Giordano fu uno dei fortunati che ricevettero l'invito e decise di soggiornare in Spagna per ben 10 anni. Ma la carrellata degli artisti è lunghissima: è impossibile dimenticare Guercino o Jusepe De Ribera che esercitarono la loro professione a Napoli dietro chiare direttive spagnole oppure Giovanni Battista Foggini, autore meno noto ma contraddistinto da una bravura sbalorditiva come risulta dalla sua "Sacra Famiglia" in bronzo dorato e lapislazzuli, o il fiorante napoletano Andrea Belvedere, artista che si contraddistinse per uno stile pittorico vivace ma, al tempo stesso, pervaso da una vaga malinconia. Le Scuderie del Quirinale aprono le porte ad un'esposizione variegata, accanto alle opere che si focalizzano su episodi di natura religiosa troviamo infatti lavori dai chiari riferimenti pagani o celebrazioni autentiche della potenza della natura, accanto ad autori introspettivi scopriamo artisti che sottolineano con mano sapiente l'armonia delle forme e la ricerca della perfezione quasi a ricordare le sfaccettature del Naturalismo, del Classicismo e del Barocco che percorsero e animarono l'intero Seicento.
 
   
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