Mostre, a Recanati il fil rouge che lega Lorenzo Lotto e Giacomo Leopardi
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Recanati. A Recanati, lì dove sorge il "paterno ostello", sarà possibile ammirare fino all'8 aprile la mostra curata dal critico d'arte Vittorio Sgarbi: "E mi sovvien l'eterno. Suggestioni recanatesi fra Lorenzo Lotto e Giacomo Leopardi". L'evento espositivo, allestito nella sede del Museo civico, Villa Colloredo Mels, si concentra su due figure apparentemente distinte e separate ma legate nel profondo da quello stesso errare inquieto e solitario che li ha accompagnati nel racconto del loro conflitto interiore. Due mondi artistici differenti, pittura e poesia si fondono in un moto vorticoso che travolge gli occhi increduli di chi per la prima volta si sofferma a pensare quanto forte possa essere la catena che lega le due illustri personalità. Circa tre secoli di storia separano il pittore veneto dal poeta marchigiano, ma il tempo, quando si hanno dinanzi opere di siffatta portata artistica e culturale, diventa un mero fattore relativo. Eterni sono i capolavori che riportano le firme dei due geni, incompresi, tanto odiati quanto amati e interpretati compiutamente soltanto a partire dal Novecento. Il dialogo tra i due illustri nomi ebbe inizio proprio in casa Leopardi, quando il sommo poeta, ancora sconosciuto ai più, si appropinquava ad inoltrarsi nel fiore degli anni della sua gioventù. Il padre, il conte Monaldo, illustre filosofo, politico e letterato italiano, profondamente attento anche al mondo delle arti visive, acquistò una versione di dimensioni ridotte, la "Trasfigurazione", che probabilmente Lorenzo Lotto aveva realizzato per un nobile signore in cambio di favori o benefici. Le due anime si ritrovarono, dunque, a tu per tu in un continuo dialogo senza tempo, che li accompagnerà anche dopo la loro morte. Il titolo dato alla mostra e scelto accuratamente da Vittorio Sgarbi è il primo segnale, che ad un osservatore attento non potrà passare inosservato. È la voce di Lotto, facilmente confondibile con quella leopardiana, "solo, senza fidel governo et molto inquieto de la mente". A confronto troviamo due anime frustrate, deluse dall'amarezza di un mondo buio, ove anche un semplice squarcio di luce risulta ai loro occhi un miraggio. Fisso è il senso di esclusione dalla società, dal governo e da un'Italia che non sentono propria, delusi dallo scandirsi degli eventi che li hanno costretti a vagare raminghi. Dall'olio su tela al manoscritto, dai pennelli ai cimeli, è questo un viaggio itinerante attraverso due mondi, pittorico e poetico insieme, che comunicano indistintamente negli anni. La mostra è promossa dalla Regione Marche e dal Comune di Recanati, che sta portando avanti una serie di eventi culturali al fine di rendere più forte l'identità della città, attraverso arte, poesia e musica. Con il contributo della Camera di Commercio di Macerata e in collaborazione con Casa Leopardi, Università degli Studi di Macerata e Centro Nazionale Studi Leopardiani, l'evento espositivo è stato fortemente voluto e organizzato dalla Società Sistema Museo, affiancata da Spazio Cultura. Due personalità inclini ai cambiamenti dell'animo umano, l'uno cercava di esprimerne le sfumature tramite tempera e pennelli, l'altro era solito mettere nero su bianco con la forza delle parole la fragilità umana di fronte alle avverse sorti direzionate dalla Natura matrigna, incurante e ingrata nei confronti dei suoi figli. Il medesimo tormento espresso dalla serie di dipinti appositamente disposti in Villa Colloredo Mels in occasione della mostra. Volti che celano ansia e paura, causati da un destino incerto e da un presente che non dà certezze. Sono gli stessi rappresentati da Lorenzo Lotto nella versione originale della "Trasfigurazione", conservata a Recanati, pulsante di una forte carica patetica ed espressiva, portata ai limiti della deformazione fisica. Passando attraverso il polittico di "San Domenico" e il "San Giacomo Maggiore" si giunge all'opera dal carattere più enfatico, "Annunciazione". È qui che la Vergine è vista seguendo quel tormento interiore che ha da sempre accompagnato l'artista, sconvolta dalla notizia, colta alle spalle dall'Angelo, dal quale tenta di ripararsi portando le mani verso l'alto. Numerosi i quadri ricevuti in prestito per l'occasione, come il "Giovane gentiluomo" dalle Gallerie dell'Accademia di Venezia, il "Ritratto di Ludovico Grazioli" dalla Fondazione Cavallini Sgarbi, o ancora quelle derivanti da raccolte private, quali la "Caduta dei Titani" e il "Gentiluomo con lettera". La mostra è curata da massimi esperti del panorama artistico e culturale italiano, come il manoscritto parzialmente autografo del "Saggio sopra gli errori popolari degli antichi", di cui approfondimenti ed ulteriori delucidazioni saranno definite dalla professoressa Laura Melosi e dal professore Lorenzo Abbate della cattedra leopardiana presso l'Università di Macerata. A seguire sarà possibile soffermarsi su una serie di lettere personali autografe, la maschera funeraria del poeta e alcuni frammenti derivanti dal vestiario tipico di Giacomo Leopardi. Si pone dinanzi agli occhi dei visitatori come un tour totalmente immersivo, un viaggio attraverso le anime cupe e travagliate, i sentimenti e le emozioni pulsanti nei cuori di due artisti, che pur avendo vissuto in anni diversi e avendo abbracciato due mondi artistici differenti, trovano il giusto punto di convergenza per inaugurare un 2018 all'insegna di arte, poesia e cultura.
 
   
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