Gialli, "Luis Roldàn né vivo né morto" di M.V. Montalbàn
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Tra le diverse novità editoriali proposte in libreria nel mese di Dicembre, particolare curiosità ha destato la pubblicazione da parte di Feltrinelli, nella collana Narratori, dell'ultima avventura del Pepe Carvalho detective, nato dalla penna feconda del mai troppo compianto Manuel Vazquez Montalban. "Luis Roldàn né vivo né morto", questo il titolo del volume nell'edizione italiana, rappresenta la condensazione di un lavoro apparso a puntate su El Paìs nell'estate del 1994, con illustrazioni, secondo molti appassionati, poco fedeli alla realtà letteraria dei personaggi. Al centro del plot le ricerche di Luis Roldàn, ex capo della Guardia Civil iberica e delegato del PSOE in Navarra, sparito dopo l'accumulazione di un mastodontico patrimonio frutto di tangenti e proventi di fondi neri. La pubblicazione del volume, 120 pagine comunque godibili tradotte come sempre da Hado Lyria, si spiega probabilmente con la ricorrenza del decennale della morte dell'autore, scomparso nell'Ottobre del 2003 a causa di un infarto mentre si trovava all'aeroporto di Bangkok. La forma originaria della storia, scandita nei giorni in base al tempo delle puntate, e pensata comunque per un'illustrazione grafica, non rende forse il giusto merito ad un lavoro di traduzione narrativa comunque importante, ed in un certo senso delatore della sua funzione primigenia. Fatto sta che ne esce un libro certamente interessante, ma senza il cinismo lirico de I mari del Sud, l'abbandono quasi sentimentale de La Rosa di Alessandria o la rassegnazione postmoderna alla ineluttabilità del piccone olimpico che contrassegna Il Centravanti è stato assassinato all'imbrunire. Si tratta, sostanzialmente, di una storia che si inserisce nel filone delle graphic apparse sul quotidiano madrileno, quali Sabotaggio Olimpico, o La ragazza che potrebbe essere stata Emmanuelle, racconto poi tradotto in italiano come "La bella di Buenos Aires" appena un anno fa. Per chi non lo ha mai letto e vuole avvicinarsi per la prima volta a Manolo, reputiamo indispensabile la lettura di altri lavori, prediligendo l'ordine cronologico delle uscite carvalhiane. Aggiungendo, inoltre, il contributo che l'autore catalano, nato e cresciuto nel Barrio Chino tra la pletora degli sconfitti della Guerra Civile del '36, poi convinto militante antifranchista, ha offerto ad altri generi, quali la saggistica (Marcos, il signore degli specchi sul comandante dell'esercito zapatista messicano) o anche la poesia. E senza dimenticare le decine di altri romanzi che ne hanno consacrato il talento, tra tutti Il pianista e Galindez, splendido omaggio di un "archeologico" romanticismo militante all'esule indipendentista basco, torturato ed ucciso a New York. Infine, una chicca per profani ed intenditori: l'omaggio fatto da Alberto Giorgio Cassani al detective catalano, Le Barcellone perdute di Pepe Carvalho, saggio-inchiesta sulla trasformazione urbanistica che ha travolto la città di Manolo, trasformandola in uno specchietto autocompiaciuto per il turismo massificato e togliendo a Carvalho, Biscuter e tutto il suo sottosistema "perfino i batteri necessari per la sopravvivenza".
Author: Giovanni Apadula

 
   
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