Classici, "Sister Carrie" di Theodore Dreiser
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Il Museo di Fotografia di Anversa, in Belgio, esporrà fino al prossimo 11 Novembre la mostra Le Travail de magazine, in cui sono esposte numerose pubblicazioni comprese tra il 1929 ed il 1965 del grande fotoreporter statunitense Walker Evans. Autore di poderosi reportage da diversi angoli del mondo (celebre quello sulla rivolta cubana contro il dittatore Machado nel 1933), cronista per Fortune, Life, Harper's Bazaar, Evans è tuttavia passato alla storia come testimone dell'American Dream scosso e frantumato dalla Grande Depressione del 1929, nonché della mutazione antropologica della società rurale americana all'inizio del ‘900. Era l'America che il fotografo ereditava nell'ideale passaggio di consegne dai grandi storytellers in transito tra fin de siécle ed inizio del Secolo Breve, quali Alan Seeger, Sherwood Anderson, Mark Twain e soprattutto Theodore Dreiser. L'America desiderosa di rimbalzare contro il muro di gomma del sol dell'avvenir, e non ancora pronta a schiantarsi invece contro i blocchi di cemento degli umori di Wall Street, si rifletteva a cavallo tra i due secoli negli occhi abbacinanti di Caroline Meeber, la protagonista di Sister Carrie. Edito oggi da Elliot, il romanzo ha rappresentato l'opera prima di Dreiser nel lontano 1900. Di questo classico, Sinclair Lewis ha detto che "ha donato all'America quell'aria fresca che mancava dai tempi di Mark Twain e Walt Whitman", rendendo omaggio alla straordinaria capacità dell'autore di raccontare il sordido e la violenza senza alcuna concessione. Non sapeva, Dreiser, che quel suo lavoro avrebbe racchiuso nello spazio di più o meno 500 pagine non soltanto tutto ciò che era al tempo la crudezza delle vite del proletariato rurale e suburbano, ma anche il destino al quale sarebbe andato incontro durante la scalata, il "grande balzo in avanti" per puntare ai vertici della consacrazione sociale, all'interno di una comunità ormai preda di una perversione ossessiva ed irreversibile. Caroline, esule volontaria dalle campagne del Wisconsin, decide di lanciarsi a bordo di un "treno-magnete" nella Chicago in fieri del 1890. La città che la accoglie accumula l'entusiasmo padronale dell'industrialismo, sottinteso alla ristrutturazione in senso monopolistico-finanziario del grande capitale e corroborato dai successi del positivismo scientifico, ed i primi germi del sindacalismo insurrezionale americano (lo stesso Dreiser fu strenuo difensore dei diritti civili di Sacco e Vanzetti). A cavallo tra le due correnti (un ingenuo narcisismo sentimentalista da un lato, sebbene con venature romantiche, l'insofferenza malcelata per i padroni ed i crumiri, dall'altro), Carrie, novella Nanà zoliana, si appropria del cinismo arrivista del self-made-man e dell'anelito di rivalsa operaio per trafiggere in serie le sue "vittime". A cadere nella tela vischiosa dell'amore per lei saranno il commesso viaggiatore Charles Drouet e George Hurstwood, titolare del caffè "Hannah and Hogg's". Le fortune alterne dei personaggi, ed il ribaltamento finale delle rispettive vicende, anche economiche (Carrie alla fine lascerà un Hurstwood in rovina, allegando venti dollari alla lettera d'addio), sembrano confermare l'andamento bilanciato della storia, fino all'ingresso sulla scena del controverso Robert Ames, studente dell'Indiana che Carrie conosce all'arrivo a Montreal. Sarà lui ad instillare in Carrie la convinzione che l'essenza dell'arte prescinda dal valore del denaro: la stessa protagonista, ormai divenuta una star di Broadway, non faticherà a riconoscere "la superiorità di un genio come Ames". Riproposto finalmente da Elliot, il lavoro di traduzione si è basato per la prima volta assoluta in Italia sul testo stabilito dalla "Pennsylvania Edition" del 1891, condotto sulla bozza originaria di questo classico, con il recupero di numerose correzioni e passaggi soppressi nella seconda edizione, gli stessi che avevano reso l'opera cruda e scabrosa così come l'autore desiderava. "Sister Carrie", giova ricordarlo, è stato inserito tra i cento libri in lingua inglese più influenti dalla Modern Library ed inoltre vanta la posizione numero 33 nella speciale classifica sui 100 romanzi migliori di sempre stilata dal Guardian. Per il lettore che si avvicina per la prima volta all'opera è utile ricordare l'avvertimento di Saul Bellow: "Leggetelo come se galloppaste".
 
   
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