Poesia, "L'inizio di una sedia" di Mark Strand
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Chissà se è ritornato su quella limousine dalle gomme bianche e i vetri fumé, quando lo scorso 29 Novembre ha deciso che, allora sì, era possibile andarsene dopo aver vissuto anche di poesia, non di sola poesia. "E' possibile morire senza averne almeno un po'?", si chiedeva in The Great Poet Returns, nella raccolta Blizzard of One. Faceva già freddo e l'aria era ferma, alla vigilia dell'addio. Chi sa pensare non può vivere felice, ripeteva, ma del resto bastava tener presente l'alternativa. A cui magari non avrebbe voluto concedersi, per il solo gusto di non regalare inchiostro ai retori della morte, ai campioni dello Strand collezionista di premi e vincitore del Pulitzer per la poesia. Lui, proprio lui, imprigionato in una definizione assolutistica ed antistoricistica capace di bloccare il flusso del tempo. Tutt'altro che la sua poesia, magma fluido, dolcemente disarticolata e complessa, e l'amore incondizionato per la pittura ed Edward Hopper. Pittura da cui era partito e che aveva studiato con John Albers, l'amore per la letteratura inglese, l'amicizia con Charles Simic e Charles Wright, ancora la pittura e l'influenza di Magritte, come decorazioni mai inutili di una biografia letteraria disarcionata dall'ordinario e poco alla volta protesa all'onirico. Esiste anche una morte letteraria? Sembrò pensarlo quando, a metà degli '80, posò la penna "perché non mi piace più quello che scrivo". Ci tornò su quella limousine, proprio all'alba dei '90, con la poesia che era i gesti e le opere di Hopper, sullo sfondo la densità eterea di un De Chirico. La pacatezza primigenia è ora scomposta, i segmenti impreziositi, un fiume di colori serpeggia sulle pagine bianche. The Great Poet Returns, e tutte le poesie fin de siècle, scelte dallo stesso Strand, furono addensate nella raccolta L'inizio di una sedia, edita da Donzelli nel lontano 1999 e curata da Damiano Abeni. La parola come pittura, l'immagine che prendeva forma prima della poesia, l'irrazionale contemporaneo cesellato formalmente, "perché anche il lettore lo sperimentasse". La vita non è mai stata una linea logica, il caso era il paradiso; "in un mondo senza paradiso tutto è addio". Allora sembrava presto per l'addio e c'era lo spazio per un'ultima lettura. Può morire il mondo? La limousine si è fermata a fine Novembre: il grande poeta era al massimo, quando ha gridato: "Non c'è fretta. La fine del mondo è solo la fine del mondo che conoscete". Poi, non lo si vide più. Faceva freddo, e l'aria era ferma. È possibile morire senza avere un po' di poesia?
 
foto copertina: Mark Strand, "L'inizio di una sedia" - Antologia di poesie
Author: Giovanni Apadula

 
   
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