Saggi, "Per un ritratto dello scrittore da giovane" di Leonardo Sciascia
librosciascia62Leonardo Sciascia scrisse nel corso della sua vita una serie di saggi dedicati ad autori molto diversi tra loro: nel 2000 la casa editrice Adelphi ha raccolto le sue riflessioni in un volume unico dal titolo "Per un ritratto dello scrittore da giovane", riproposto di recente. L'intento dell'autore siciliano nasceva da una particolare esigenza, ovvero quella di aiutare gli scrittori prescelti nel ricercare una nuova platea di lettori, una scelta sicuramente particolare e di notevole efficacia. Ma perché Sciascia prese questa decisione? Fu egli stesso a dichiararne il motivo nel corso di un'intervista, abbracciando le precedenti affermazioni di Maurice Nadeau e specificando che la riscoperta di uno scrittore costituiva per lui uno stimolo per il prosieguo della propria attività letteraria. Il titolo del volume prende spunto da un saggio specifico uscito nel 1985 e dedicato a Giuseppe Antonio Borghese, autore siciliano che desta l'interesse di Sciascia soprattutto per la sua formazione giovanile; Borghese infatti manifestò precocemente la sua indole letteraria come si evince dalle missive indirizzate allo zio a cui egli, a partire dalle scuole elementari, comunicò le sue volontà. Ma dopo Borghese gli occhi di Sciascia sono puntati su Alessandro Manzoni, Federico De Roberto, Tomasi di Lampedusa, Luigi Piradello, scrittori conosciuti e amati dall'autore siciliano sin dalla sua più tenera età e portati alla ribalta osservandoli sotto una nuova luce: Sciascia confessa, ad esempio, di non condividere l'impietoso giudizio di Benedetto Croce che stroncò in toto "I vicerè" di De Roberto, sottolineando invece che, subito dopo "I promessi sposi", è stato il più grande romanzo della letteratura italiana e rammaricandosi di come il capolavoro di De Roberto fosse passato in sordina a causa dell'opinione crociana. Anche su Manzoni Sciascia si pronuncia in termini positivi dichiarando che l'opera cardine dell'autore milanese può essere classificata come il "romanzo classico italiano", crucciandosi perché la sua lettura è esclusivamente relegata alle aule scolastiche. Ma l'afflato di Sciascia dà il meglio di sé quando si dedica agli scrittori siciliani, Pirandello in primis che definisce come "il più siciliano di tutti", affermando che "il massimo della sicilianità coincida con il massimo dell'universalità", parole inequivocabili che pongono l'accento sulla formazione di Pirandello che attinse a piene mani da filosofi come Empedocle ed Eraclito ma che si ispirò soprattutto alle contraddizioni e alle complessità dell'animo umano. L'opinione di Sciascia relativamente a "Il Gattopardo" appare molto interessante in quanto l'autore mutò la propria idea nel corso del tempo pur mantenendo le sue posizioni politiche in relazione al presente romanzo storico, un'ulteriore conferma, ammesso che ve ne fosse bisogno, della poliedricità culturale del nostro. Leonardo Sciascia assunse in sé numerose esperienze mostrando di essere eccellente autore, giornalista arguto ed encomiabile docente, palesando un linguaggio scrittorio scevro da ogni catena stilistica e sottoponendo ad una lucida analisi il mondo contemporaneo ma, più di tutto, Sciascia fu instancabile aedo della sua amata Sicilia.
Author: Francesca Salvato

 
   
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