Biografie, "Il sole nella mia alba" di Tina De Martino
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Finalmente un libro che davvero non c'era ancora! L'autrice è Tina De Martino e lo stile è diverso da quelli abituali, direi uno stile singolare. La sua parola, pura, nitida, efficace, affiora direttamente dal di dentro a raccontare, con estro e vivacità, la storia della sua vita e della terribile convivenza con una malattia definita Morbo di Behçet. Ciò che più colpisce il lettore è la spensieratezza e l'esuberanza con cui si affronta una tematica molto seria e dolorosa; ma, d'altra parte, Tina è così (e chi la conosce lo sa): riesce sempre a portare brio nella vita di chi la incontra e, anche nei momenti più bui, la si vede con il sorriso sulle labbra. Il ritmo frenetico eppure positivo della sua vita si trasforma in musica sulla pagina che trasuda di sofferenza, di sconfitta, ma anche e soprattutto di coraggio, di fervida lotta, di ribelle speranza e perfino di gioia, gioia vera che può provare, forse, solo chi ha sperimentato il dolore più profondo. L'autrice stessa afferma: "la voglia di scrivere è stata dettata dal mio impulso vocale pronto a mettere fuori con molta grinta tutta la rabbia racchiusa per anni ed anni nel mio cuore, per non essere stata mai compresa, mai ascoltata in modo profondo e costruttivo per il mio stato di salute, ma sempre ostacolata e costernata per questo mio grande enigma di sofferenza".

Dopo una prefazione sentita e sofferta, l'opera si apre però con un'impronta dinamica, briosa, ed uno stile sicuramente particolare, inusuale: nel riferire il momento del suo concepimento, nel capitolo I intitolato "L'amore", l'autrice scrive "in un momento di grande passione ed euforia sessuale, si consumò uno spermaparty e alla fine della festa un unico invitato restò ammaliato ed incantato da un meraviglioso ovulo che venne fecondato... da quel momento cominciò un serio problema per l'umanità: la sopportazione della sottoscritta". Seguono poi capitoli che descrivono le diverse fasi della sua vita, dalla nascita, alla crescita e pongono l'accento su tematiche portanti come quella della religione: nel passo dedicato a tale tema il rapporto con Dio viene descritto con gli occhi di bambina - il giorno della Prima Comunione Tina si chiede: come arriverà Gesù sulla terra per diffondere il suo Verbo? "Certamente con la cosmonavicella divina!" risponde, per poi passare all'analisi di problematiche più serie, più pregnanti: il problema del male nel mondo e la questione del libero arbitrio. Significativi i capitoli "Crisi d'identità" (dove ripercorre il passaggio all'età adulta attraverso i continui giudizi degli altri, che la portano a sentirsi sbagliata) e "Chimere" (che descrive una storia d'amore sognata e mai vissuta). Si passa poi a parlare dell'esame di maturità e dei sogni per il futuro e l'autrice, con la sua tipica verve, afferma "volevo iscrivermi alla Facoltà di Scienze Biologiche, volevo diventare analista. Ma il caso ha voluto che oggi vivo l'esperienza al contrario. Sono circondata da vampiri!" (alludendo, in modo ironico, ai continui esami clinici cui deve sottoporsi).

Molto toccante, invece, il capitolo "L'inganno": il tema della violenza, già accennato in modo criptico e velato in "Nascosti segreti", qui è apertamente trattato e condensato nella frase "il mio principe non era di colore azzurro, ma solo nero". Dal baratro generato dalla morte e dalle insoddisfazioni personali, si passa al capitolo "La risalita", in cui l'autrice afferma "divenni ingegnere della mia vita: edificai i pilastri, elevai i piani e completai la mia anima, riuscendo così a toccare un pezzo di cielo". Ha poi inizio la seconda parte, in cui si affronta il tema della malattia, del lungo calvario tra le incomprensioni degli altri (che la fanno sentire "l'ammalato immaginario di Moliere" e la definiscono addirittura pazza), fino al provvidenziale incontro con la Dottoressa Patrizia Amato, specialista in Reumatologia e Medicina Interna, che fin da subito la incoraggia con parole di conforto e, mostrandosi sempre aperta al dialogo ed alla condivisione, si guadagna, da parte dall'autrice, un profondo rispetto che si trasforma in "autentica ed incondizionata amicizia". Amicizia tanto forte che la scrittrice la definisce "l'angelo dottore" e, palesandole tutta la sua gratitudine, si fa in quattro per farle conferire il titolo di Cavaliere della Repubblica Italiana. Fondamentale risulta anche il capitolo XXXIX, in cui si fuoriesce per un attimo dai canoni dell'autobiografia per parlare dell'associazione denominata S.I.M.B.A. ONLUS (Associazione Italiana Sindrome e Malattia di Behçet) e sorta con un preciso obiettivo: "divulgare informazioni sia ai pazienti che ai medici di base e specialisti... e sensibilizzare Istituzioni e Regioni al fine di creare nuovi centri di riferimento, atti a garantire un servizio omogeneo su tutto il territorio nazionale, ed in grado di operare una diagnosi precoce della malattia".

Molto commovente, invece, il capitolo che dà il nome all'intero libro "Il sole nella mia alba" in cui l'autrice, condensando il suo discorso, affronta in modo diretto i temi della malattia (che le ha consentito di intraprendere un lungo viaggio nel suo animo e con cui, suo malgrado, ha imparato a convivere), dell'emarginazione da parte delle Istituzioni e della Burocrazia, della consapevolezza che chi soffre ritorna bambino ed egocentrico e vorrebbe che tutto ruotasse attorno a sé, ma soprattutto pone l'accento delle sue riflessioni sulla paura, non tanto della morte, bensì del dolore "costante e snervante" che ella affronta e sa di dover ancora affrontare. Tuttavia, sul mare di sofferenza che accompagna la vita dell'autrice, sorge finalmente il sole, una nuova alba di speranza, rappresentata da quella che lei stessa definisce "una mosca bianca", ovvero il già citato "Angelo dottore", la Dottoressa Patrizia Amato. Al contrario, molto divertente risulta il capitolo "Effetti collaterali": in esso la scrittrice si paragona, sulla base delle conseguenze dovute alle diverse cure sperimentali, ad un TOPO-SCIMPANZÈ, affrontando, ancora una volta con il sorriso, tematiche molto delicate. Si pensi che anche nel capitolo XLIV, dal taglio decisamente tecnico in quanto vi si descrive il nuovo farmaco, l'autrice definisce la CICLOSPORINA "un valoroso e fedele spadaccino" che la protegge "dai diversi attacchi dell'acerrimo nemico". Segue poi una terza parte, un libro nel libro, contenente una raccolta di poesie intitolata "Il gabbiano dell'anima", che ripercorre i momenti salienti di questa trepidante esperienza di vita e tra tutte spicca, a mio parere, la lirica "La medicina del buon umore..." dove, attraverso penetranti immagini, si propugna l'importanza di un sorriso nei confronti di chi soffre, sorriso che, a dispetto del male e della sofferenza, Tina continua ad offrire a chiunque incontri, protendendosi con tutte le sue forze verso "l'alba di un nuovo giorno di sole".

INFO LIBRO: "Il sole nella mia alba" di Tina De Martino - Edizione fuori commercio realizzata grazie al contributo non condizionato di Novartis Farma.
Author: Valentina Serra

 
   
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