Narrativa, "Il principe felice e altri racconti" di Oscar Wilde
wildeoscar08
Fonti Foto
Forse non tutti sanno che Oscar Wilde, autore irlandese noto per i suoi aforismi, per romanzi come "Il ritratto di Dorian Gray" ed opere teatrali come "L'importanza di chiamarsi Ernesto", ha anche scritto una raccolta di fiabe per bambini, "Il principe felice ed altri racconti", recentemente pubblicata dalla casa editrice La Nuova Frontiera nella collana Classici. Dedicate sostanzialmente ad un pubblico di bambini, in realtà le favole di Wilde offrono spunti di riflessione significativi anche agli adulti, riportando il lettore ad una dimensione più vicina a quei valori umani troppo spesso dimenticati. "Il principe felice" racconta la vicenda di una statua in oro, raffigurante appunto un principe, che dall'alto della sua posizione riesce a scorgere tutte le miserie e le sofferenze degli abitanti della città. Una rondine, pronta per migrare, farà la conoscenza del principe e deciderà alla fine di non partire scegliendo di aiutare il suo amico a lenire i dolori dell'umanità: l'uccellino, sorvolando i tetti, porterà in dono gli zaffiri, il rubino e l'oro che adornano la statua alleviando, almeno per un attimo, le pene di una povera madre o dei bambini colpiti dai morsi della fame. Quando la statua del principe sarà completamente disadorna e accanto a lui troveranno il corpicino della rondine morta per il gran gelo, il sindaco e i consiglieri se ne disferanno senza comprendere il sacrificio e il gran cuore del principe e della sua piccola amica. "Il gigante egoista" era il proprietario di un magnifico giardino dove i bambini erano soliti giocare in sua assenza. Tornato da un lungo viaggio, il gigante decide di mandare via i piccoli perché disturbato dalla loro presenza, a quel punto però il rigoglioso giardino diventa un luogo dove la primavera non arriva più e dove il freddo e il gelo sono gli unici padroni. Quando finalmente il burbero gigante aprirà i cancelli della sua proprietà, permettendo nuovamente ai bambini di giocarvi, il parco tornerà agli antichi splendori come metafora della rinascita spirituale del suo possessore. "L'amico devoto" vede al centro della storia l'amicizia tra il piccolo Hans ed un mugnaio: il primo vive di gioie semplici e trascorre la sua esistenza coltivando i fiori del proprio giardino mentre il mugnaio, vestendosi di un'amicizia fittizia che ha fin troppe affinità con l'egoismo, sfrutterà il buon cuore del suo amico chiedendogli continui favori mai ricambiati. Hans si nutre delle perle di saggezza del mugnaio facendo di tutto per compiacerlo fino a quando troverà la morte, a causa di una terribile tempesta, proprio mentre compie l'ennesimo favore per il suo amico ingrato. "Il razzo straordinario" è in fibrillazione perché sa che finalmente potrà mostrare le sue acrobazie pirotecniche in occasione del matrimonio del figlio del re. In attesa di dare il meglio di sé, il razzo fa sfoggio della sua presunzione con tutti coloro che gli sono accanto e, forte della sua fantomatica sensibilità, arriverà persino a commuoversi bagnando con le lacrime la polvere da sparo e diventando del tutto inutilizzabile. Gettato via tra i rifiuti, la sua fine sarà quella di un misero mortaretto scambiato per un bastone da alcuni bambini e utilizzato per appiccare un semplice fuoco. Chiude la raccolta la fiaba dal titolo "L'usignolo e la rosa": un giovane è alla ricerca di una rosa rossa da regalare alla fanciulla che ama sperando di poter ballare con lei. Un usignolo mosso a compassione sceglierà di aiutare il ragazzo mettendosi alla ricerca di una rossa che abbia le caratteristiche richieste, l'inverno però non rende facile il suo compito e l'unico modo per ottenere ciò che desidera è quello di cantare mentre una spina gli trafigge il cuore. Il sangue dell'usignolo darà così vita ad una rosa scarlatta che il giovane regalerà alla sua amata ma il sacrificio dell'uccellino sarà vano perché la fanciulla è invaghita di un altro uomo e lo splendido fiore verrà gettato per strada senza alcun rispetto. Le fiabe di Wilde sono dei piccoli capolavori ed offrono spunti di riflessione su uno scrittore la cui vita è stata costellata da luci ed ombre: il successo editoriale delle sue opere, infatti, fu sempre offuscato da quella omosessualità malvista nell'Inghilterra vittoriana e che lo costrinse a convolare a nozze. Da quel matrimonio nacquero due figli a cui l'autore irlandese, nel 1888, dedicò le favole di cui si è parlato. L'abnegazione della rondine nei confronti di un amico, la rinuncia del gigante ad una vita da misantropo, l'egoismo del mugnaio che non si redime nemmeno dinanzi alla morte dell'amico, la vanagloria del razzo che si ritorce contro se stesso e l'inutile sacrificio del dolce usignolo sono il riflesso dei vizi e delle virtù degli esseri umani che, nonostante il trascorrere del tempo e le inevitabili differenze tra la società odierna e l'Inghilterra dell'Ottocento, si mostrano sempre attuali. Non è escluso che Wilde abbia pensato a se stesso e alle vicissitudini della sua vita mentre scriveva queste fiabe: aveva ottenuto il successo editoriale ma la sua esistenza non fu mai del tutto serena e di certo la sua pungente ironia celava un animo sensibile e tormentato.
Author: Francesca Salvato

 
   
Articolo contenuto in
SU LETTURE POTREBBERO INTERESSARTI
   
AGGIUNGI UN COMMENTO O SCRIVICI A redazione@irno.it
 
SEGUICI SU FACEBOOK E NON PERDERTI LE ULTIME NOTIZIE