Narrativa, "Kruso" di Lutz Seiler
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Leggendo Kruso, primo romanzo assoluto del poeta tedesco Lutz Seiler (Del Vecchio editore), non ho potuto fare a meno di pensare ai personaggi memorabili di Joseph Conrad, nei quali la tensione continua verso la ricerca dei confini del mondo sfuma, ineluttabilmente, in quella linea di frontiera individuale che separa la giovinezza dalla perdita dell'innocenza. Ed, giovane studente di germanistica, ha perso la sua ragazza a causa di un incidente. Naufrago in balìa delle onde della sua stessa esistenza, Ed trova il torpore di un comodo approdo ad Hiddensee, un'isola del Mar Baltico appartenente allora alla Deutsche Demokratische Republik, la vecchia DDR. Siamo nell'estate del 1989 e già il lettore avverte i prodromi di una svolta storica che non tarderà ad arrivare. Sull'isola Ed trova sistemazione presso la locanda "Klausner" ("All'Eremita"), gestita da un uomo di origine sovietica, Werner Krombach aka Kruso. Le vicende dei due protagonisti si intrecceranno così tanto da non riuscire più a dipanarle, tanto da disegnare una splendida parabola che dall'amicizia rimbalza fino all'avventura. Perché e proprio il legame affettivo tra uomini il filo conduttore del lavoro di Seiler, specie se uomini uniti dal destino di un esilio autoimpostosi per via del collasso forzato delle proprie vite. La "Comune" costruita sull'isola dal carismatico Kruso funge da contraltare ad un apparato amministrativo che sembra nemico, in primo luogo, del solidarismo umanitario, ma anche da palliativo per un "sogno occidentale" che non appare come la miglior cura possibile. Aiuto reciproco, massima disponibilità verso l'altro inteso come tutto, gioco e poesia e sogno anarchico: sull'isola si instaura una dialettica fiabesca che sembra promanare dal primo romanticismo tedesco (di cui riverbera ingredienti quali la forza delle relazioni collettive, la spinta propulsiva alla libertà, l'importanza della Storia e un anarchismo libertario che tuttavia non degrada mai a narcisismo interioristico) e che ha come personaggi i protagonisti del romanzo picaresco germanico. Seiler, dopotutto, è poeta, e di poesia è pregna la sua opera: la sua e quella di Georg Trakl, l'uomo che dipartì dal mondo dopo aver assistito da attore non protagonista agli "ultimi giorni dell'umanità". La lirica si unisce al racconto per tracciare un solido spirito evocativo, che rimanda alle genti che affastellano il mondo che si apre intorno e alla patria mai nominata, ma sempre incombente sulle vicende dei protagonisti. L'impianto comunitario riesce nell'intento di scrivere l'onirismo dei naufraghi di fine millennio, dove "nessuno era perduto, nessuno rimaneva disperso per sempre", come dice Kruso, novello Robinson Crusoe. Ovvero la ricetta migliore, come scriveva il poeta della DDR Rainer Kirsch: "chiamare i sogni con nome preciso; e della verità sentire tutto il peso".
Author: Giovanni Apadula

 
   
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