Romanzi, "Canne al vento" di Grazia Deledda
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Una Sardegna primitiva e arcaica, dove la nobiltà del primo Novecento è ancora abbarbicata ai valori di un tempo e guarda con diffidenza al progresso, fa da contraltare ai protagonisti di "Canne al vento", indubbiamente il romanzo più celebre di Grazia Deledda, ripubblicato di recente da Newton Compton Editori nella collana Classici Moderni. Molte le figure di spicco che animano l'opera ma, fra tutte, si erge Efix, il servo fedele della famiglia Pintor che seguirà dalla giovinezza alla morte il percorso di vita dei suoi padroni. La vicenda si svolge a Galte, villaggio della costa tirrenica della Sardegna: Ester, Ruth e Noemi sono rimaste da sole in seguito alla morte dei genitori e dopo la fuga di Lia, una delle sorelle che si era coraggiosamente affrancata dalla legge del padre padrone. Il racconto vero e proprio ha però inizio quando arriva Giacinto, figlio della defunta Lia, che sconvolgerà le esistenze sopite delle tre sorelle Pintor. Il ragazzo, pur animato da ottime intenzioni, contribuirà ad accrescere le difficoltà economiche delle zie e con una di loro in particolare, la più giovane Noemi, avrà sempre un rapporto ambiguo e conflittuale su cui aleggia persino l'incesto. Su tutti loro veglia Efix che cercherà disperatamente di aiutare le sue padrone e, al contempo, indirizzerà Giacinto sulla retta via impedendo che il sentimento malato nei confronti della zia possa crescere in modo irreparabile in lui. La devozione di Efix è una sorta di catarsi necessaria per espiare la colpa di cui si era macchiato involontariamente anni prima, ovvero l'uccisione di Don Zame, patriarca della famiglia Pintor: il servo fedele userà tutte le sue forze affinché Giacinto sposi la giovane Grixenda e dimentichi la zia la quale, a sua volta, accetterà di sposare il cugino Don Predu che aiuterà la famiglia Pintor evitandone il tracollo finanziario. Proprio il giorno delle nozze di Noemi Efix morirà, consapevole di poter abbandonare serenamente la vita terrena poiché il compito che si era prefisso è stato portato a termine. Pubblicato inizialmente a puntate sulla rivista "L'Illustrazione Italiana", nel 1913, il romanzo della Deledda conobbe subito il successo tanto da essere tradotto e divulgato anche all'estero. È una Sardegna ancestrale e legata ai miti della tradizione quella a cui dà voce l'autrice mentre su ogni personaggio grava il pesante fardello del destino, quel fato a cui tutti tentano, invano, di opporsi. Grazia Deledda, sensibile alle metamorfosi e alle staticità della sua terra di origine, mette nero su bianco le peculiarità caratteriali dei protagonisti così fragili ma, al tempo stesso, così forti nell'affrontare le prove che la vita prospetta loro; è quasi un omaggio alla sua isola quello che la scrittrice tributa attraverso "Canne al vento", un progetto pienamente riuscito grazie alla particolare capacità di narrare aspetti comuni dell'esistenza, senza mai scadere nella banalità o nella triste commiserazione. Ogni singolo personaggio è analizzato con dovizia di particolari e questo è uno dei motivi principali per cui il romanzo ebbe un riscontro notevole; la stessa Deledda, unica scrittrice italiana ad aver ottenuto il premio Nobel per la letteratura, nel 1926, svela il proprio metodo di lavoro in una lettera conservata presso la Biblioteca Municipale di Troyes, in Francia, dove racconta di partire da un'idea fondamentale su cui si baserà l'intero scritto, arricchendo la trama con fatti e individui liberamente ispirati alle esperienze di vita vissute nella sua Sardegna. La Deledda fu guardata con circospezione dai critici a lei contemporanei, i quali l'accusavano di ispirarsi eccessivamente agli autori russi e preferivano criticare sterilmente aspetti formali lontani dalla narrativa dell'epoca senza curarsi, invece, delle tematiche universali da lei affrontate. Una natura incontaminata e ricca di magia, che si riflette negli occhi degli uomini e delle donne vittime del disincanto, fa coesistere nel romanzo la bellezza e la crudeltà della vita sapientemente espresse dalla saggezza popolare secondo cui l'uomo è al pari di una canna in balia del vento del fato, pronto a piegarsi ma capace di trovare in se stesso la forza di riprovare.
Author: Francesca Salvato

 
   
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