Narrativa, "Callisto" di Torsten Krol
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Odell Deefus ha 21 anni, 22 da compiere a breve. Ed è bianco – come lui stesso si affretta a precisare –, un bianco del Wyoming, sebbene il suo nome suggerisca ipotesi diverse sulle sue origini. Pur essendo piuttosto alto, "un metro e novanta", le donne – dopo un primo approccio – lo rifuggono, quando scoprono che "non faccio discorsi che gli piacciono, e a quel punto addio storia d'amore prima ancora che comincia". Non ha molti argomenti di conversazione e in vita sua ha letto un solo libro, "Il cucciolo", un classico per bambini. Per ben sedici volte. Odell, quaderno in pugno, scrive la sua storia dai posti di fondo di un anonimo pullman, confortato dal chiarore di una piccola luce che lo sovrasta. Ha urgenza di mettere nero su bianco ciò che è stato, non si sa mai come possa andare con quella storia. La sua storia. Quella, cioè, che vede protagonista il 19enne Odell Deefus, in viaggio per il Kansas a bordo di una Chevy Monte Carlo del 1978, incedere perennemente sgrammaticato ma idee piuttosto chiare. È partito per arruolarsi nell'Esercito americano, alla ricerca così disperata di gente che "non gli importa troppo se non hai il certificato di maturità, e io non ce l'ho, ma non perché sono stupido". La sciagurata guerra in Iraq aveva decimato la legione, tanto da spingere il governo a pagare un bonus – così Odell aveva sentito dire – a chiunque si fosse offerto per essere un buon soldato "contro i cani pazzi islamici". Il destino – o, molto più semplicemente, un guasto alla sua automobile, finita in panne – lo costringe a fermarsi nei pressi di una fattoria a poche miglia da Callisto, sede dell'ufficio di arruolamento. La residenza è quella di Dean Lowry, pusher ed omicida, col quale Odell finisce per legare, tanto da dividere insieme il lavoro di giardiniere nelle residenze del quartiere. Almeno fin quando il dinoccolato 19enne non scopre una fossa sul retro della fattoria e, convinto che sia la sua dimora post-mortem – ma in realtà destinata ad ospitare il cadavere di Bree, zia di Lowry, custodito ancora in un freezer - uccide per errore Dean. Odell, del tutto inconsapevolmente, ha mosso la prima pedina di una intricata e debordante, folle partita a scacchi. Da principale accusatore del vecchio amico – del quale racconta una minaccia del tutto inventata al teo-con Ketchum – diventa l'accusato numero uno: lui, estasiato da Condoleeza Rice e pronto ad arruolarsi nei marines in procinto di raggiungere il Medio Oriente, travolto da una serie clamorosa di eventi, cascatigli in testa come quella mazza da baseball che aveva tramortito il cranio del vecchio Dean. Accusato – infine – di essere addirittura un fiancheggiatore del fondamentalismo islamico, e per questo ospitato nelle celle di Guantanamo, a tu per tu con il Panopticon del sistema giudiziario e penitenziario americano. Grottesco, sapiente miscela di commedia nera e thriller, "Callisto" sferza con una scolastica ma sapiente satira i deliri e i vezzi superomistici di un'America in preda alle sue paranoie, vissuti sulla pelle di un ragazzone alto e fesso, costretto a fare i conti con le storture di ogni logica dualistica. Opera seconda di un suggestivo personaggio come Torsten Krol – autore australiano definito dal Washington Post come "un qualcosa di misterioso, un uomo di cui nessuno conosce il volto e che rifiuta ogni intervista" – "Callisto – Un intrigo americano" (prima edizione italiana Isbn, 2007) replica il successo de "Gli uomini delfino", grazie ad una storia che il buon Odell, protagonista e cronista a corto di sintassi e congiuntivi, sente di dover mettere su carta. Ci penserà poi, a cosa farne: l'importante è scriverne, perché "è l'unico modo per raccontare la verità, quando c'è chi non vuole che si racconta la verità". Non lo fermeranno. "Non ci fermeranno, né me né il New York Times".
 
   
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