Libri, tre consigli per l'Estate - Prima parte
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Giorgio Pressburger, "Racconti triestini" (Marsilio, 2015). Circa 140 pagine per un totale di sette storie, anzi "sei più una" per dirla con l'autore, visto che l'ultima si collega non ad un luogo specifico ma a ben tre aree diverse. Protagonista la Trieste che fu di Saba e Svevo, ma anche di Joyce, e la sua umanità divisa tra un eroismo introiettato e costante e l'impervia discontinuità nella focalizzazione dei destini personali. Metafora ne sono le strade del capoluogo friulano, da via Brunner a Borgo Teresiano, passando per il Caffè Tommaseo e Ponte Rosso e giungendo alla "trilogia" dell'ultimo racconto. Proprio nella forma-racconto l'autore italo-ungherese aveva trovato sfogo molti anni fa, quando insieme al fratello gemello Nicola scrisse "Storie dell'ottavo distretto" per raccontare le esistenze minimali ma degne degli sventurati di Budapest. Di quell'impianto Pressburger conserva l'omaggio alla dolente e gioiosa umanità della città d'approdo, evidenziando ancora l'intenzione di districarsi, non senza difficoltà, all'interno del binomio verità-realtà. Storie inventate con personaggi inventati ma tutt'altro che inverosimili, testimonianze latenti di un universo cittadino da sempre porta per la Mitteleuropa: professionisti capaci di tutto pur di complicarsi l'esistenza, maestre di musica decise a resistere al fluire del tempo, vivaisti surreali dal tratto odissiaco. Ognuno di fronte ad uno specchio incapace di restituirne con nitidezza i tratti fondamentali.
 
Thomas Bernhard, "Goethe muore" (Adelphi, 2013). Nel 1982 ricorreva il 150° anniversario della morte di Goethe e Die Zeit, per omaggiare la ricorrenza, decise di pubblicare questa raccolta di quattro racconti partorita dal genio satirico e feroce dello scrittore austriaco. Il nume tutelare del mondo culturale germanico, tratteggiato dalla penna di Bernhard in una annichilente Gotterdämmerung, non è più, tuttavia, sé stesso: in punto di morte e pregno di disincanto verso la letteratura, non ha altro desiderio che conoscere Wittgenstein, il cui "Tractatus" egli ritiene persino superiore al suo "Faust". Picconata così l'aura del mito, Bernhard consegna ai lettori uno scrittore risentito verso i suoi fidi collaboratori, rei di non voler rintracciare il filosofo per l'incontro fissato a Weimar il 22 Marzo (data della morte di Goethe). A Cambridge, tuttavia, il segretario Kräuter scopre – scherzi ucronici - che Wittgenstein è ormai defunto da qualche giorno: a Goethe non resterà che seguirne il destino. In "Montaigne" – la seconda storia del volume - l'autore austriaco si interfaccia con l'infelice prospettiva di un figlio 42enne incapace di emanciparsi dal controllo genitoriale. Rifugiatosi così in una torre in compagnia di un libro (di Montaigne, chiaro), il protagonista riflette sul rapporto di dipendenza hegeliano radicatosi nelle esistenze di sé e dei suoi.
 
Osamu Dazai, "Lo squalificato" (Feltrinelli, 2009). "Tutto passa". Yozo è un giovane consapevolmente depauperato della sua essenza, incapace di calarsi nel fluire malmostoso della società di inizio ‘900. Il Giappone balla tra gli strascichi della restaurazione Meiji ormai abortita ed i primi baluginii dell'ultranazionalismo nipponico che segna gli albori del secondo conflitto mondiale. Di fronte agli spasmi di un mondo ancora una volta sull'orlo della catastrofe, Yozo si "squalifica" per non essere partecipe di un orrore insondabile, quello di una società nemica dell'uomo. Le trasformazioni indolenti e la velocità di un futuro sempre più incombente hanno trasformato anche l'individuo in una macchina capace di assorbire indifferentemente ogni declinazione dell'agire umano, rendendolo una maschera priva di identità. C'è molto Dazai in Yozo, come quando questi prova a trovare conforto nella scrittura, fallendo miseramente, piuttosto che nelle sbornie notturne o nelle avventure con donne alle quali donare il significato impercettibile di un vuoto pneumatico. Capolavoro della letteratura giapponese del ‘900, "Lo squalificato" è stato pubblicato nel 1948, stesso anno della morte del suo autore.
 
   
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