Gialli, "Pane per i Bastardi di Pizzofalcone" di M. de Giovanni
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Gli agenti del commissariato di Pizzofalcone, nati dalla penna di Maurizio de Giovanni, sono alle prese con un altro caso, una nuova occasione per dimostrare che questa squadra apparentemente stramba ha tutte le carte in regola per riuscire a sbrogliare la matassa del crimine. "Pane per i bastardi di Pizzofalcone", pubblicato lo scorso novembre da Einaudi nella collana Stile libero big, affronta l'omicidio di un panettiere ma la risoluzione dell'assassinio non è così banale come sembra. I primi ad arrivare sul posto sono l'ispettore Lojacono e l'agente Romano ma dovranno tollerare le farneticazioni di Buffardi, sostituto procuratore della direzione distrettuale Antimafia, il quale ritiene che Pasqualino Granato, ovvero la vittima, sia stato freddato da un killer appartenente ai Sorbo, clan camorristico di Napoli. Lojacono reputa che la storia faccia acqua da tutte le parti per cui senza scomporsi - d'altronde è pur sempre "il Cinese" - riuscirà a convincere i suoi colleghi che dietro alla morte di Granato c'è ben altro. Non sarà affatto semplice persuadere il procuratore Basile ed il pubblico ministero Laura Piras che seguire una sola pista è sbagliato ma gli agenti di Pizzofalcone, "i bastardi", sono tosti e volenterosi di dimostrare che la fiducia ottenuta nei mesi passati è più che meritata. L'indagine sarà quindi affidata sia al commissariato che agli agenti della Dda con l'augurio che la collaborazione sia reale da entrambe le parti anche se non andrà esattamente così. La morte di Granato appare di facile risoluzione perché qualche tempo prima la vittima aveva testimoniato contro il clan Sorbo e, nonostante la successiva ritrattazione, l'Antimafia sostiene che l'identità dell'omicida sia assolutamente certa. In realtà, stavolta, la camorra non ha alcun ruolo e la mano che ha premuto il grilletto per uccidere Granato appartiene a qualcuno di insospettabile. Quel panificio, a gestione interamente familiare, realizzava un pane unico perché preparato con il lievito madre attraverso un procedimento tramandato da generazioni e che Pasqualino aveva mantenuto quasi come una missione, una cerimonia sacra che si ripeteva ogni mattina grazie alle sue mani sapienti. L'esito finale, attraverso strade impervie, darà ragione alle intuizioni dei bastardi suggellando definitivamente il valore di questi agenti ruvidi, con un passato complesso alle spalle che avvelena le loro esistenze ma non impedisce loro di calarsi con professionalità e cuore nelle sfide quotidiane.
 
Maurizio de Giovanni scrive da oltre un decennio ed il suo esordio nel mondo dell'editoria è avvenuto grazie al commissario Ricciardi, uomo di legge nella Napoli degli anni Trenta del Novecento. "La condanna del sangue" e "In fondo al tuo cuore" sono alcuni dei suoi titoli più noti ma nel 2012 è comparso per la prima volta l'ispettore Lojacono che poi ritroveremo ne "I Bastardi di Pizzofalcone", serie di gialli ambientati nella Napoli contemporanea e che la Rai ha deciso di trasporre sul piccolo schermo proprio nelle scorse settimane. Ammettiamolo pure, c'è il rischio concreto che la televisione o il cinema possano snaturare un prodotto letterario che funziona bene sulla carta ma che diventa claudicante quando prende vita. In questo caso è andata diversamente: il Cinese ha il volto imperscrutabile di Alessandro Gassmann, il commissario Palma ha l'aria sgualcita e onesta di Massimiliano Gallo, Tosca D'Aquino interpreta Ottavia Calabrese, madre di un bambino autistico e donna dal cuore grande, Simona Tabasco indossa gli abiti dell'agente Alex di Nardo, ragazza in gamba che fatica ad ammettere la propria omosessualità, Antonio Folletto è Marco Aragona, un vero e proprio scugnizzo nei modi e nell'aspetto. Ci sono poi Carolina Crescentini che impersona Laura Piras, la bellissima e tormentata pm che intreccerà una relazione con Lojacono, il rude Francesco Romano che ha il volto di Gennaro Silvestre e Gianfelice Imparato che veste i panni di Giorgio Pisanelli, il sostituto commissario che, pur essendo vedovo, trova conforto nel dialogo con la moglie defunta. La forza dei bastardi risiede nella loro umanità, nel singolo che ha un pesante fardello sulla spalle ma che decide di unire la propria sofferenza a quella altrui dando vita ad un team variegato ma dalle sorprendenti doti investigative. La poliedricità dei poliziotti di Pizzofalcone è quel valore aggiunto che funziona e che consente di rimettere in sesto un presidio legale balzato agli onori della cronaca per meriti tutt'altro che lusinghieri. E poi de Giovanni ci fa scoprire una Napoli diversa, non una città violentata dal crimine ma una metropoli viva, pulsante, desiderosa di riscatto, di mostrare la fierezza della sua gente e la bellezza incontestabile della sua arte. La Napoli di de Giovanni non si caratterizza solo per i paesaggi che tolgono il fiato ma per il trionfo della legalità in un territorio di cui troppo spesso si parla solo in termini negativi. Funzionano i bastardi, sono amati per la loro autenticità e perché agiscono usando soprattutto il cuore e soltanto dopo la mente, sono vicini alla gente, mostrano empatia anche con chi delinque senza mascherarsi come paladini della legge ma facendola rispettare ugualmente. Piace de Giovanni e piacciono le sue creature, colpiscono la sua ironia sottile, la sua semplicità scrittoria. Un successo conclamato che speriamo non si esaurisca.
 
   
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