Romanzi, "I colori dopo il bianco" di Nicola Lecca
leccanicola28Una full immersion in un mondo di sapori e colori, un viaggio nei sobborghi di una Marsiglia caotica e brulicante di vita. Il ritorno di Nicola Lecca con "I colori dopo il bianco", edito da Mondadori, consacra nuovamente il talento dello scrittore sardo con la passione per i viaggi. Coniugare ghiaccio e fuoco non è mai stato semplice, ma Lecca ci riesce alla perfezione raccontando la storia della introversa Silke, ragazza di Innsbruck sfuggita alle dure regole di una famiglia borghese e benestante, che si ritrova a Marsiglia in cerca di sé stessa. Il ghiaccio di Innsbruck, con i suoi monti innevati, con le giornate sempre uguali, con la rigidità del padre sembra sciogliersi e fondersi con i mercati colorati di spezie, con i bambini poveri ed affamati, con l'affettuosità quasi invadente di Murielle - una ex prostituta che si prenderà cura di Silke - e, soprattutto, con il mare che riempie gli occhi e l'anima della protagonista, guarendo le sue ferite. Il viaggio/fuga di Silke, dopo una disavventura iniziale, la rinconcilia con il mondo e con sé stessa, la fa sentire parte integrante di Marsiglia, pronta a combattere per conquistare il "suo posto". "I colori dopo il bianco", uscito nelle librerie il 24 gennaio scorso, è un libro sensoriale, nel senso che ricorda molto i racconti di Marcel Proust: ad avere un ruolo predominante sono i ricordi di Silke che si snocciolano solitamente in occasione dei pasti. Il cibo, con i suoi colori e il suo profumo, la sacher torte, il gâteau tunisino, le polpette di coniglio di Murielle, sapientemente descritte dall'autore, destano i sentimenti più profondi di Silke e contribuiscono attivamente alla sua rinascita, al mutare del suo animo. Il cibo, così come l'amore di Murielle e di suo figlio Didier, così come il mare e i panorami mozzafiato della città la renderanno una donna più matura e consapevole. Un racconto dal dolce "sapore" - mai termine fu più pertinente - quello di Nicola Lecca, che ci ricorda quanto intimamente siamo mescolati e connessi con il tessuto della quotidianità, a partire da ciò che mangiamo e da ciò che ci circonda; un racconto figlio di un Europa cosmopolita e dinamica, dove il coraggio di recidere le proprie radici e ricominciare altrove non sembra così innaturale. Lo stesso autore è testimone vivente di questa capacità di viaggiare e perdersi nel mondo- egli dichiara infatti dalle pagine del suo website di aver ormai visitato circa 200 città. Il viaggio, nel libro, è inteso come necessità viva, nata non solo da una volontà di riscatto risalente alla sua infanzia, quando promise a sé stesso - un giorno in cui la maestra e i compagni risero di lui perchè aveva candidamente ammesso di non aver mai preso un aereo - che avrebbe visitato almeno 100 posti diversi, ma soprattutto come momento di riflessione su sé stessi, come accumulo di energie e vitamine per nuove ripartenze.
 
   
Articolo contenuto in
SU LETTURE POTREBBERO INTERESSARTI
   
AGGIUNGI UN COMMENTO O SCRIVICI A redazione@irno.it
 
SEGUICI SU FACEBOOK E NON PERDERTI LE ULTIME NOTIZIE