Poesia, "Mappa del Nuovo Mondo" di Derek Walcott
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Di lui resterà non solo il Nobel per la Letteratura di cui fu insignito nel 1992 per "Omeros"; ciò che Derek Walcott ha lasciato è la memoria indelebile delle voci della sua terra, le Indie Occidentali, cantate con la dignità e la forza di chi fa della poesia - e della parola - la sola arma di combattimento. Nato nel 1930 sull'isola caraibica di Saint Lucia, al tempo sotto il giogo britannico, Walcott ha saputo raccontare in presa diretta il cappio della colonizzazione ed il successivo affrancamento, senza tradire tuttavia l'educazione anglosassone ricevuta e l'appartenenza alla sua terra, rivelata nell'uso contemporaneo dell'inglese e del patois creolo parlato sull'isola. In "Mappa del Nuovo Mondo" (Adelphi, 2012), Walcott racconta se stesso, e quindi anche la sua gente: "un negro rosso che ama il mare", col richiamo imprescindibile agli elementi naturali di quelle terre che Brodskij ha definito "incandescenti". Nella sua poesia c'è il realismo dei vinti che non si arrendono, sciorinato attraverso le immagini nitide dell'Oceano, dei suoi colori e dei suoi profumi. È la fotografia di un popolo che non ha mai smesso di credere nelle sue possibilità, proiettato all'anelito quasi trascendentale della libertà e al tempo stesso con i piedi affondati nelle sue zolle: "lenta la vela perderà di vista le isole". È Troia ma potrebbe essere Saint Lucia, archeologia sentimentale che si rinnova e riverbera nel tempo. Nell'eterno oscillare tra "quest'Africa" e la lingua inglese "che amo", il poeta elegge a sua nazione l'immaginazione, braccio destro della poesia, metastrumento che va oltre, oltre la vita di chi vive e la scrive. In "Mappa del Nuovo Mondo", così come nelle altre raccolte, la poesia diventa così simbolo del riscatto e della bellezza, lirica foderata col dialetto locale e impreziosita da un inglese che "non è la lingua del padrone" ma semplicemente lingua in quanto tale. La vela di Walcott è andata, ma lascia all'ormeggio la sua inestinguibile lirica. E "alla fine di questa frase", come scrive in "Arcipelaghi", "comincerà la pioggia".
 
   
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