Libri Online, "Il Piccolo Principe" di A. de Saint Exupéry [7/9]
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Capitolo 19. Il piccolo principe salì in vetta su di una alta montagna. Le sole montagne che aveva mai conosciuto erano i tre vulcani che gli arrivavano alle ginocchia. Usava il vulcano spento come sgabello. «Da una montagna così alta» rifletté «potrò vedere in un sol colpo il pianeta intero e tutti gli uomini…» Ma non vide altro che guglie di rocce aguzze. - Buongiorno… - disse un po' in giro. - Buongiorno… - buongiorno… - buongiorno… - gli rispose l'eco. - Chi siete? - domandò il piccolo principe. - Chi siete… chi siete… chi siete… - rispose l'eco. - Siate amichevoli con me, sono solo - disse lui. - Io sono solo… io sono solo… io sono solo… - rispose l'eco. «Ma quant'è buffo questo pianeta!» pensò allora. «È tutto secco, tutto a punta e tutto salato.» «E gli uomini mancano d'immaginazione. Ripetono sempre quello che gli si dice… A casa mia avevo un fiore: parlava sempre per primo…»
 
Capitolo 20. Accadde che il piccolo principe, avendo lungamente camminato sulle sabbie, le rocce e tra le nevi, incontrò finalmente una strada. E tutte le strade portano dagli uomini. - Buongiorno - disse. C'era un giardino fiorito di rose. - Buongiorno - risposero le rose. Il piccolo principe le guardò. Assomigliavano tutte al suo fiore. - Chi siete? - domandò lui stupefatto. - Noi siamo le rose - dissero le rose. - Ah - fece il piccolo principe… Si sentì di colpo molto infelice. Il suo fiore gli aveva raccontato di essere il solo della sua specie in tutto l'universo. Ed ecco qua che in un solo giardino se ne potevano contare cinquemila tutti simili! «Sarebbe molto contrariato,» si disse «se vedesse che… gli verrebbe una brutta tosse e fingerebbe di morire per sfuggire al ridicolo. E io sarei costretto a far finta di curarlo, perché altrimenti per umiliarmi così, si lascerebbe morire per davvero…" Poi si disse ancora: «Credevo di avere la fortuna di possedere un fiore unico, invece possiedo solo una comunissima rosa. Lei e i miei tre vulcani che mi arrivano alle ginocchia e di cui uno, forse, è anche spento per sempre, non fanno di me chissà che gran principe…» Si sdraiò sul prato per dormire e pianse.
 
Capitolo 21. Fu allora che comparve la volpe - Buongiorno - disse la volpe. - Buongiorno - rispose educatamente il piccolo principe che si girò, senza però scorgere nessuno. - Sono qui - disse la voce - sotto il melo. - Chi sei? - chiese il piccolo principe. - Sei molto bella… - Sono una volpe - disse la volpe. - Vieni a giocare con me - le propose il piccolo principe. Sono così triste… - Non posso giocare con te - rispose la volpe. - Non sono addomesticata. -Ah! Scusami - fece il piccolo principe. - Ma dopo averci riflettuto su, aggiunse: - Che significa "addomesticare"? - Tu non sei di qui, - disse la volpe - cosa stai cercando? - Cerco gli uomini - rispose il piccolo principe. - Che cosa significa "addomesticare"? - Gli uomini, - disse la volpe, - hanno i fucili e vanno a caccia. Questo è molto irritante! Allevano anche i polli. È il loro unico interesse. Cerchi polli? - No, - disse il piccolo principe - cerco degli amici. Che cosa significa "addomesticare"? - Significa una cosa che è stata purtroppo dimenticata, - rispose la volpe - significa "Creare dei legami…" - Creare dei legami? - Certamente - disse la volpe. - Per me tu non sei che un ragazzino, uguale a centomila altri ragazzini. Non ho bisogno di te. E neppure tu non hai bisogno di me. Per te non sono che una volpe qualsiasi, uguale a centomila altre. Ma, se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l'uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo. Io sarò per te unica al mondo… - Comincio a capire - disse il piccolo principe. - C'è un fiore… credo che mi abbia addomesticato… - Possibile - osservò la volpe. - Sulla Terra accade di tutto… - Oh! non sulla Terra - disse il piccolo principe. La volpe sembrò molto incuriosita: - Su un altro pianeta? - Sì. - Ci sono cacciatori su questo pianeta? - No. - Questo è interessante! E ci sono polli? - No. - Niente è perfetto - sospirò la volpe. - Ma la volpe tornò alla sua idea: - La mia vita è monotona. Vado a caccia di polli, gli uomini cacciano me. Tutti i polli si somigliano, e tutti gli uomini si somigliano. Dunque mi annoio un po'. Ma se tu mi addomestichi, nella mia vita ci sarà un sole. Riconoscerò un rumore di passi che sarà differente da qualsiasi altro. Gli altri passi mi faranno nascondere sotto terra, il tuo mi chiamerà fuori dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù, i campi di frumento? Io non mangio pane. Il frumento non mi serve. I campi di frumento non mi dicono nulla. E questo è triste! Ma tu hai i capelli dorati. Allora sarà bellissimo quando mi avrai addomesticato! Il frumento, che è dorato, mi farà venire in mente te. E adorerò il rumore del vento tra le spighe… - La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe: - Se ti va… addomesticami! - gli disse. - Mi va bene, - rispose il piccolo principe - ma non ho molto tempo. Ho amici da conoscere e molte cose da vedere. - Non si conoscono che le cose che si addomesticano - sentenziò la volpe. - Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Si riforniscono dai mercanti di cose pronte all'uso. Siccome non ci sono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se vuoi un amico, addomestica me! - Che si deve fare? - domandò il piccolo principe. - Bisogna essere molto pazienti - rispose la volpe. - In un primo tempo ti siederai sull'erba un po' distante da me, così. Io ti seguirò con la coda dell'occhio e tu non dirai nulla. Il linguaggio è una fonte di malintesi. Ma, ogni volta, potrai sederti un po' più vicino… Il piccolo principe ritornò all'indomani. - Sarebbe meglio tornare sempre alla stessa ora - disse la volpe. Per esempio, se tu vieni sempre alle quattro del pomeriggio, alle tre io già comincerò ad essere felice. Più si avvicinerà il momento, più mi sentirò felice. Alle quattro comincerò ad agitarmi e sarò in apprensione; scoprirò allora qual'è il prezzo della felicità! Ma se tu vieni quando ti pare, non saprò mai quando preparare il mio cuore… c'è bisogno di riti. - Che cos'è un rito? - disse il piccolo principe. - È una cosa purtroppo dimenticata - rispose la volpe. È ciò che fa di un giorno un giorno differente dagli altri, una certa ora, un'ora differente dalle altre ore. C'è un rito, per esempio, presso i cacciatori. Il giovedì ballano con le ragazze del villaggio. Per questo il giovedì è un giorno fantastico! Io mi spingo fino al limite della vigna. Se i cacciatori non ballassero a giorni fissi i giorni sarebbero tutti uguali, e io non avrei più delle vacanze. Così il piccolo principe addomesticò la volpe. E quando l'ora della partenza fu prossima: -Ah! - disse la volpe… piangerò. - È solo colpa tua, - disse il piccolo principe - io non volevo farti del male, sei tu che mi hai chiesto di addomesticarti… - Certo - rispose la volpe. - Ma piangerai! - osservò il piccolo principe. - Certo - disse la volpe. - Allora non ci hai guadagnato niente! - Ci ho guadagnato - rispose la volpe - il colore del frumento. Dopodiché aggiunse: - Torna al roseto. Capirai quanto la tua rosa sia unica al mondo. Quando ripasserai per dirmi addio e ti regalerò un segreto. Il piccolo principe se ne andò a rivedere le rose. - Voi non siete affatto simili alla mia rosa, non siete ancora nulla - disse. Non vi hanno addomesticato e voi non avete addomesticato nessuno. Siete nello stato in cui era la mia volpe. Non era che una volpe qualsiasi, uguale a centomila altre volpi. Ma me la sono fatta amica, e ora è unica al mondo. Le rose erano imbarazzate. - Siete belle ma vuote - aggiunse. - Non si può dare la vita per voi. Di certo, un passante qualsiasi penserebbe che che voi siete simili. Ma lei da sola è più importante di tutte voi altre insieme, perché è lei che ho innaffiato. Perché è lei che ho protetto con un paravento. Perché erano su di lei i bruchi che ho ucciso (salvo i due o tre che ho tenuto per le farfalle). Perché è lei che ho ascoltato lagnarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perché è la mia rosa. E ritornò dalla volpe: - Addio - disse… - Addio, - disse la volpe - Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che con il cuore. L'essenziale resta invisibile agli occhi. - L'essenziale resta invisibile agli occhi - ripeté il piccolo principe per tenerlo a mente. - È il tempo che hai speso per la tua rosa che l'ha resa così importante. - È il tempo che ho speso per la mia rosa… - fece il piccolo principe per tenerlo a mente. - Gli uomini hanno dimenticato questa verità - disse la volpe. - Ma tu non la devi scordare. Si diventa per sempre responsabili di chi si addomestica. Tu sei responsabile della la tua rosa… - Io sono responsabile della mia rosa… ripeteva il piccolo principe per tenerlo a mente.
 
Capitolo 22. - Buongiorno - disse il piccolo principe. -Buongiorno - rispose il controllore. - Che fai? - chiese il piccolo principe. - Raggruppo i viaggiatori a gruppi di mille - disse il controllore. - Invio i treni che li trasportano verso destra come verso sinistra. - Un treno rapido, illuminato e fragoroso con un tuono, fece tremare la cabina del controllore. - Sono tutti molto di fretta, - disse il piccolo principe - che cosa cercano? - Lo stesso macchinista lo ignora - rispose il controllore. Sfrecciò in senso opposto un secondo rapido illuminato. - Sono già di ritorno? - domandò il piccolo principe… - Non sono gli stessi, - rispose il controllore - si sono avvicendati. - Non erano contenti là dov'erano? - Non si è mai contenti del posto dove si sta - disse il controllore. - Tuonò fragoroso un terzo rapido illuminato. - Inseguono i primi viaggiatori - domandò il piccolo principe? - Non inseguono nulla - rispose il controllore. - Là dentro si dorme o si sbadiglia. Solo i bambini schiacciano il loro naso contro i finestrini. - Solo i bambini sanno quello che cercano - fece il piccolo principe. - Si trastullano con una bambola di pezza e diventa così importante che se gliela togli piangono… - Fortunati loro - rispose il controllore.
 
Capitolo 23. - Buongiorno - salutò il piccolo principe. - Buongiorno - rispose il mercante di pillole studiate appositamente per far passare la sete. Se ne assumeva una alla settimana e non si sentiva più il bisogno di bere. - Perché le vendi? - chiese il piccolo principe. - Sono un grosso risparmio di tempo - rispose il mercante. Gli esperti l'hanno calcolato: si risparmiano cinquatatre minuti alla settimana. - E che te ne fai dei cinquantatre minuti? - Ci fai quello che ti pare… "Se io avessi da spendere" pensò il piccolo principe "cinquatatre minuti, m'incamminerei adagio verso una fontana…" (CONTINUA QUI)
 
FONTE: Testo originale francese di Antoine de Saint-Exupéry, versione in italiano a cura di Franco Perini. Illustrazioni di Antoine de Saint-Exupéry. Testo pubblicato e distribuito con licenza Creative Commons, ovvero per essere liberamente distribuito, duplicato e donato a altri, oppure modificato derivandone altre opere.
 
   
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