Libri Online, "Il Piccolo Principe" di A. de Saint Exupéry [6/9]
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Capitolo 15. Il sesto pianeta era un pianeta due volte più grande. Era abitato da un vecchio signore che scriveva dei libri ponderosi - Guardate! Ecco un esploratore! - annunciò quando vide il piccolo principe. Il piccolo principe un po' ansimante si sedette sul tavolo. Aveva già viaggiato così tanto! - Da dove provieni? - gli domandò il vecchio signore. - Cos'è questo grosso libro? - domandò in risposta il piccolo principe. - Che fate qui? -Sono un geografo - disse il vecchio signore. -Cosa fa un geografo? - È un erudito che conosce la posizione dei mari, dei fiumi, delle città e dei deserti. - Questo è molto interessante - disse il piccolo principe. - Questo sì che è un vero mestiere! E diede uno sguardo tutto intorno al pianeta del geografo. Non aveva ancora visto un pianeta così maestoso. - È davvero bello il vostro pianeta. Ci sono degli oceani? - Non lo so - rispose il geografo. - Ah! (Il piccolo principe era deluso.) E delle montagne? - Non lo so - rispose il geografo. - E delle città e dei fiumi e dei deserti? - Non so neanche questo - rispose il geografo. - Ma voi siete un geografo! - Questo è esatto - disse il geografo - ma non sono mica un esploratore. Non ho esploratori al mio servizio. Non è il geografo che va a fare la ricognizione delle città, dei fiumi, delle montagne, dei mari, degli oceani e dei deserti. Il geografo è troppo prezioso per andare in giro. Non lascia mai il suo studio. Ma riceve gli esploratori, li interroga e trascrive i loro ricordi. E se i ricordi di uno di loro gli sembrano interessanti, il geografo mette in piedi una inchiesta sulla moralità dell'esploratore. - Perché? - Perché un esploratore che mentisse porterebbe scompiglio nei libri di geografia. Come anche un esploratore che beve troppo. - Perché? domandò il piccolo principe. - Perché i brilli vedono doppio. Quindi i geografi segneranno due montagne, là dove non ce n'è che una sola. - Conosco un tale - disse il piccolo principe - che sarebbe un cattivo esploratore. - È possibile. Dunque, quando la moralità dell'esploratore sarà comprovata, si procederà con una inchiesta sulla sua scoperta. - Qualcuno va a vedere? - No. Troppo complicato. Ma si esige che l'esploratore fornisca delle prove. Per esempio, se si tratta della scoperta di una grande montagna, allora si esige che egli esibisca delle grosse pietre. All'improvviso il geografo si commosse. - Ma tu, tu vieni da lontano! Tu sei un esploratore! Mi devi descrivere il tuo pianeta! Il geografo aprì il suo taccuino e prese a temperare la sua matita. In prima battuta le relazioni degli esploratori vengono annotate a matita. Per la trascrizione a penna, si aspetta che l'esploratore abbia fornito delle prove. - Allora? - lo interrogò il geografo. - Oh! - disse il piccolo principe - da me non è molto interessante, è tutto piccolo. Ho tre vulcani. Due vulcani attivi e uno spento. Ma non si sa mai. - Non si sa mai - confermò il geografo. - Ho anche un fiore. - Non prendiamo nota dei fiori - disse il geografo. - Perché?! È la cosa più bella! - Perché i fiori sono effimeri. - Che significa: «effimeri»? - I testi di geografia - disse il geografo - sono i libri più preziosi di tutti. Non sono mai superati. È molto raro che una montagna cambi di posto. È molto raro che un oceano si prosciughi. Noi descriviamo fatti eterni. - Ma anche i vulcani estinti possono risvegliarsi - lo interruppe il piccolo principe - che significa «effimeri»? - Che i vulcani siano spenti o attivi, per noi non fa differenza - spiegò il geografo. - Quella che conta per noi è la montagna, che non cambia. - Ma che significa «effimeri»? - ripeté il piccolo principe che, in vita sua, non rinunciava mai a una risposta, una volta che aveva posto una domanda. - Significa «che è minacciato di prossima sparizione». - Il fiore è minacciato di prossima sparizione? Certo. «Il mio fiore è effimero» disse tra sé il piccolo principe «e non ha che quattro spine per difendersi dal mondo! E io l'ho lasciato là da me tutto solo!» E per la prima volta si sentì cogliere dal rimorso. Ma si fece coraggio: - Cosa mi consigliate di andare a visitare? - domandò. - Il pianeta Terra - rispose il geografo. - Ha una buona reputazione… E il piccolo principe partì, sognando il suo fiore.
 
Capitolo 16. Il settimo pianeta fu dunque la Terra. La Terra non è un pianeta qualsiasi! Conta centoundici re (compresi, ovviamente, i re africani), settemila geografi, novecentomila uomini d'affari, sette milioni e mezzo di ubriaconi, trecentododici milioni di vanitosi, cioè circa due miliardi di adulti. Per darvi un'idea delle dimensioni della Terra, vi dico che prima che fosse scoperta l'elettricità bisognava tenere, sommando i sei continenti, una vera armata di quattrocentosessantaduemilacinquecentoundici lampionai. Visto un po' da lontano faceva uno splendido effetto. I movimenti di questa armata erano regolati come quelli di un balletto d'opera. Per primo c'era il turno dei lampionai della Nuova Zelanda e dell'Australia. Dopo di che, costoro avendo accesi i loro lampioni, se ne andavano a dormire. Quindi iniziavano il balletto i lampionai della Cina e della Siberia. Poi anch'essi rientravano tra le quinte. Allora veniva il turno dei lampionai della Russia e delle Indie. Poi di quelli d'Africa e d'Europa. Poi di quelli dell'America del Sud. Poi di quelli dell'America del Nord. E mai che sbagliassero la sequenza del loro ingresso in scena. Era grandioso. Solo il lampionaio dell'unico lampione del Polo Nord e il confratello dell'unico lampione del Polo Sud conducevano una vita d'ozio e spensierata: lavoravano due volte all'anno.
 
Capitolo 17. Quando si vuole fare dello spirito capita che si dicano anche cose non vere. Non sono stato troppo onesto con voi nel raccontarvi dei lampionai. Rischio di dare un'idea sbagliata del nostro pianeta a quelli che non lo conoscono. Gli esseri umani occupano ben poco spazio sulla Terra. Se tutti i due miliardi di persone che popolano il pianeta stessero in piedi serrati come si fa ai raduni, potrebbero facilmente trovare posto in una piazza di metri ventimila per ventimila. Si potrebbe accalcare l'umanità intera sul più piccolo isolotto del Pacifico. Gli adulti di certo non vi crederebbero. Pensano di occupare molto posto. Si vedono importanti come i baobab. Suggeritegli di fare dei conti. Adorano i numeri e questo gli piacerà. Ma non sprecate il vostro tempo su questa idea. È inutile. Voi vi fidate di me. Una volta giunto sulla Terra, il piccolo principe fu molto stupito di non vedere nessuno. Gli era già venuto il timore di aver sbagliato pianeta, quando un anello del colore della luna si mosse nella sabbia - Buona notte - disse il piccolo principe a casaccio. - Buona notte - rispose il serpente. - Su quale pianeta sono caduto? - domandò il piccolo principe. - Sulla Terra, in Africa - rispose il serpente. - Ah!… Quindi sulla Terra non ci sono persone? - Qui c'è il deserto. Non ci sono persone nel deserto. La Terra è grande - disse il serpente. Il piccolo principe si sedette su di una pietra e levò gli occhi verso il cielo: - Mi domando - disse - se le stelle brillano affinché ciascuno possa un giorno ritrovare la sua. Guarda il mio pianeta. È giusto sopra di noi… Ma com'è lontano! - È bello - disse il serpente. - Che cosa sei venuto a fare da queste parti? - Ho problemi con un fiore - disse il piccolo principe. - Ah! fece il serpente E tacquero - Dove sono gli uomini? - riprese infine il piccolo principe. - Ci si sente un po' soli nel deserto… - Ci si sente soli anche tra gli uomini - replicò il serpente. Il piccolo principe lo guardò lungamente: - Sei una buffa bestia - gli disse infine, - sottile come un dito. - Ma ho più potere del dito di un re - replicò il serpente - Il piccolo principe sorrise: - Non mi sembri molto potente… non hai nemmeno le zampe… non puoi neppure viaggiare… - Posso portarti più lontano di una nave - affermò il serpente. Si arrotolò intorno alla caviglia del piccolo principe, come un braccialetto d'oro: - Riporto alla terra da cui sono venuti coloro che tocco - disse ancora. - Ma tu sei puro e vieni da una stella… Il piccolo principe non rispose nulla. - Tu mi fai pietà, sei così indifeso su questa Terra di granito. Ti potrò aiutare il giorno che rimpiangerai troppo il tuo pianeta. Posso… - Oh! Ho capito molto bene - fece il piccolo principe - ma perché parli sempre per enigmi? - Li risolvo tutti - disse il serpente. E tacquero.
 
Capitolo 18. Il piccolo principe traversò il deserto e non incontrò che un fiore. Un fiore a tre petali, un fiore insignificante… - Buongiorno - disse il piccolo principe. - Buongiorno - rispose il fiore. - Dove trovo gli uomini? - domandò gentilmente il piccolo principe. Una volta il fiore, aveva visto passare una carovana: - Gli uomini? Non ce ne sono più di sei o sette, penso. Sono passati degli anni da quando li vidi. Ma non si sa mai dove trovarli. I venti li sospingono. Non hanno radici, e questo li mette molto in difficoltà. - Addio, - fece il piccolo principe. - Addio, - rispose il fiore (CONTINUA QUI).
 
FONTE: Testo originale francese di Antoine de Saint-Exupéry, versione in italiano a cura di Franco Perini. Illustrazioni di Antoine de Saint-Exupéry. Testo pubblicato e distribuito con licenza Creative Commons, ovvero per essere liberamente distribuito, duplicato e donato a altri, oppure modificato derivandone altre opere.
 
   
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