Scuola, il giallo degli stipendi: docenti e Ata senza paga da Settembre
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Non ritorna il sereno sulla Scuola Pubblica italiana dopo gli scioperi con scontri e feriti dello scorso 14 Novembre. Ulteriori tegole si abbattono sul già congestionato sistema scolastico. A pochi giorni dalla partenza della cosiddetta "Fase C" – grazie alla quale 48.794 docenti, sui 55.258 previsti, hanno ricevuto una proposta di assunzione a tempo indeterminato – ancora non sono stati resi noti gli aggiornamenti sulle graduatorie di Istituto e sulle graduatorie ad esaurimento di terza fascia. In parole povere i supplenti docenti chiamati a lavorare in attesa dell'"avente diritto", rimangono sospesi in una sorta di limbo: proseguono ad insegnare ma potrebbero andare via ad anno scolastico già avviato, da un momento all'altro. Inizialmente tali graduatorie, secondo il Miur, avevano il 20 Ottobre come data ufficiale di pubblicazione, ma ancora oggi non si sa nulla. Le uniche ad essere state rese note, in concomitanza con le assunzioni della fase C, sono quelle di seconda fascia, aggiornate con i nominativi dei docenti che hanno conseguito l'abilitazione durante il II ciclo del Tfa (Tirocinio Formativo Attivo: uno dei percorsi abilitanti all'insegnamento). I docenti supplenti, a cui si aggiunge il personale Ata, supplente a sua volta, si trova ad affrontare un sacrificio economico non indifferente fatto di affitti, spese di spostamento per raggiungere la sede di lavoro, di precarietà snervante a cui si aggiunge la mancata corresponsione degli stipendi dal mese di Settembre. Sì, perché ad effettuare la retribuzione dei docenti e del personale Ata supplente non è direttamente il Miur, come accade per il personale di ruolo, ma il Mef – Ministero dell'Economia e delle Finanze – che ogni anno lamenta di problemi tecnici e lungaggini burocratiche che fanno slittare la pubblicazione dei sudati cedolini di pagamento anche di tre o quattro mesi. Lo scorso 10 Novembre il Ministero dell'Istruzione aveva reso noto che entro lunedì 16 Novembre sarebbero state predisposte delle Emissioni speciali che avrebbero garantito entro la fine del mese ai lavoratori precari della Scuola la retribuzione di Settembre ed Ottobre scorsi, ma ad oggi nessun cedolino online è comparso sul portale NoiPa. I Sindacati sono tutti sul piede di guerra poiché – come già sottolineato – è una situazione recidiva e in particolar modo l'Anief ha predisposto un modulo da compilare per la diffida e messa in mora dei pagamenti spettanti. "Ero partita il 15 Ottobre scorso da un piccolo paesino della Provincia di Potenza alla volta di Belluno per un sostegno fino ad avente diritto, convinta che entro massimo fine mese avrei saputo se si trattava di un incarico annuale o di una supplenza breve – spiega Caterina, docente di terza fascia laureata in Lingue – e adesso mi ritrovo qui con casa in affitto senza sapere se da un giorno all'altro andrò via e per giunta senza ricevere stipendio. Per questa supplenza ho rinunciato al mio sussidio di disoccupazione che paradossalmente mi viene erogato puntualmente. A questo punto non accettare il lavoro sarebbe stato per me più agevole e redditizio". Purtroppo le segreterie degli Istituti e i vari Istituti scolastici provinciali non sanno fornire adeguate delucidazioni in merito: voci parlano di una presunta modifica delle modalità di erogazione dei pagamenti, ma all'atto pratico tutto sembra invariato. "Anche in passato, mi è successo di ricevere con gran ritardo il mio stipendio da supplente – spiega Valentina, collaboratrice scolastica supplente con contratto a tempo determinato – e vivendo soli fuori casa diventa problematico far fronte alle spese ma è anche umiliante dal punto di vista psicologico. Oltre ad avere i giorni contati, i nostri contratti sembrano perdere ulteriormente il loro valore perché non ci consentono di vivere dignitosamente nonostante l'impegno lavorativo profuso. Penso inoltre anche alle condizioni degli studenti: non solo si trovano ad affrontare un cambio di docente ad inizio anno scolastico, ma rischiano di affrontarne uno ulteriore ad anno scolastico inoltrato. Non solo dovranno adattarsi ad un nuovo stile educativo, ma anche umanamente ad un'altra presenza: tutto ciò a mio avviso si ripercuote sulla qualità dello studio e dell'apprendimento della classe". Tutti gli scontenti e i precari della scuola vanno ad ingrossare le fila del prossimo sciopero generale del comparto scolastico e del pubblico impiego previsto per venerdì 20 Novembre e organizzato dall'Usb. I manifestanti scenderanno in Piazza in tre grandi città italiane: Roma, Napoli e Milano. Le motivazioni della contestazione non riguarderanno soltanto le criticità del sistema scolastico ma anche la legge di stabilità – in questi giorni al varo delle Camere – e la proposta di rinnovo dei contratti del pubblico impiego. Nonostante le difficoltà prevedibili per l'applicazione di un piano scolastico ambizioso e radicale come quello proposto dalla "Buona Scuola", il quale propone addirittura un nuovo percorso di abilitazione triennale per i docenti che verranno assunti nelle scuole solo tramite concorso, troppi ancora risultano i disagi che la classe lavoratrice del settore deve affrontare per poter inserirsi a pieno titolo. Non si tratta soltanto di iper-professionalizzazione della categoria, ma anche – come abbiamo visto - di svilimento della dignità di uno dei lavori che dovrebbe essere alla base della formazione dell'uomo e del cittadino.
 
 
   
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