Classiche Monumento, benvenuti all'Inferno del Nord: la Parigi-Roubaix
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Distesa ai confini del Belgio, alle estreme propaggini settentrionali della Francia, Roubaix scandisce da oltre un secolo il ritmo della passione di migliaia di appassionati delle due ruote, incollati al display fino all'ultimo centimetro di quel velodromo ormai entrato nella storia del ciclismo. L'area del Benelux, qualche passo a nord; poco più a ovest, il canale della Manica sovrasta placidamente l'Eurotunnel e sembra volersi godere uno spettacolo ormai diventato abituale, laddove terra, fango e sangue hanno fatto la storia. Quasi cento anni fa, sotto il cielo di Piccardia e del Nord-Pas-de-Calais il Barone Rosso ascoltava gli ultimi vagiti del suo triplano Fokker Dr.I, forse pensando – chissà – alla storia che zia Frieda aveva ormai da tempo con David Herbert Lawrence. Oggi, sotto quelle stesse stelle, si intrecciano storie di fughe disperate e di più assoluta povertà, con Calais e le baracche dei migranti assurte a paradigma della più totale e lucida follia umana. Poco più a est, nel velodromo di Roubaix, si concluderà la corsa di un solo vincitore e di chi – per un solo giorno, almeno – non ce l'avrà fatta.
 
Il percorso. Fu proprio la realizzazione del velodromo di Roubaix, nel 1895, a fornire – in particolare a Louis Minart, capo redattore del foglio Le Velo - l'occasione di indire una gara in bicicletta che partisse dalla capitale francese e terminasse proprio su quella pista. Sostanzialmente ricalcata sull'edizione 2015, che vide trionfare il tedesco John Degenkolb, la Parigi-Roubaix numero 114 si snoderà lungo 257,5 km e 27 settori di pavé. Dopo i 2300 metri del Vertain, al km 120, ritorna nell'Inferno del Nord la salita di Hameau du Buat (settore 22), assente da ormai un triennio. Il primo ostacolo per la comitiva sarà al solito il settore 25, 3700 metri da Quiévy a Saint-Python, 4 stelle di difficoltà per il direttore della kermesse, Thierry Gouvenou. Le porte dell'Ade per i filibustieri su due ruote si apriranno tuttavia a poco più di 95 km dal
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traguardo: il settore 18 prevede infatti l'attraversamento della Foresta di Arenberg, 2400 metri per un livello di difficoltà massimo (5 stelle), tratto di selciato sconnesso e assai impegnativo, lo zenit del delitto perfetto, della Gotterdammerung. Qui, infatti, il tre volte vincitore Johan Museeuw cadde, durante l'edizione del 1998, lesionandosi il ginocchio. Dopo circa 47 km con settori intermedi (Hornaing – Wandignies-Hamage e Tilloy – Sars-et-Rosiéres i più impegnativi), Mons-en-Pévèle porgerà ai corridori il secondo momento-chiave di giornata, a 48,5 km dall'arrivo. 5 stelle di difficoltà, il settore presenta un andamento piuttosto irregolare con diverse curve e saliscendi, lungo circa 3000 metri. Il settore 5, Camphin-en-Pévèle, farà da apristrada al terribile Pavé de Luchin, meglio conosciuto come Carrefour de l'Arbre, situato a 17 km dalla linea del traguardo. Lungo poco più di 2000 metri, è il terzo settore con difficoltà massima, costituito da un falsopiano in salita, l'ultimo e forse decisivo passaggio per la volata finale. L'ultimo settore, quello di Hem, porterà poi la classica al velodromo di Roubaix, la stanza della resa dei conti.
 
I pronostici. L'edizione numero 100 del Giro delle Fiandre ha definitivamente consacrato la stella di Peter Sagan, come – forse – nemmeno il Mondiale vinto a Richmond nello scorso Settembre era riuscito a fare. È lo sloveno della Tinkoff, al di là di ogni facile previsione o scaramanzia, il favorito per la vittoria finale. Per lo strappo a 6 km dal traguardo di Oudenaarde, per quella pedalata agile ed elegante, per un momento di forma semplicemente strepitosa. Non sarà da solo, tuttavia: addetti e bookmakers puntano ancora una volta su Fabian Cancellara, l'unico che alla Ronde ha provato a resistere all'attacco del finisseur sloveno sul Paterberg. Proprio con Sagan l'elvetico fu protagonista, nel 2013, di un fantastico arrivo in volata al velodromo di Roubaix che gli permise di centrare la vittoria numero 3 nella "classica di Pasqua". Non è uno dei favoriti della vigilia: eppure Tom Boonen, l'unico con Roger De Vlaeminck a detenere il record di vittorie della "Roubaix" (4) non può essere aprioristicamente escluso dal ventaglio dei potenziali trionfatori. Perché per vincere questa classica "servono le palle" – come lui stesso ha dichiarato in settimana – e perché, al di là degli anni e della fatica che gli fanno intravedere un glorioso crepuscolo, Tornado Tom continua a correre "soltanto per lei". Riflettori anche su Sep Vanmarcke, in buona forma al Fiandre, e Zdeněk Štybar, che su questi pavé si è più volte fatto valere, analogamente a Niki Terpstra. Possibili sorprese: Lars Boom, olandese della Astana, ed Edvald Boasson Hagen, il norvegese della Dimension Data atteso al primo grande acuto in una classicissima. Più defilati nelle attese gli uomini Sky Ian Stannard e Geraint Thomas, mentre tra gli italiani gli unici con qualche chance residuale appaiono il solito Matteo Trentin e Daniel Oss.
 
   
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