Pena di morte, il Pontefice ha colpito l'opinione pubblica?
penadimorte45
Fonti Foto
Washington. La recente visita di Papa Francesco negli States e il suo discorso al Congresso hanno costituito una prima volta eccellente nella già brillante "carriera" del Ministro di Dio. Tanti i temi trattati e tante le sfide lanciate all'Amministrazione Obama: da un maggiore rispetto per l'ambiente – oggetto anche della sua enciclica "Laudato si" – alla valorizzazione della famiglia e dei giovani. Una tematica su tutte però sembra essere balzata agli onori della cronaca perché risulta ancora un paradosso in una Nazione occidentale e "democratica" come l'America: la pena di morte. L'appello di Papa Francesco dello scorso 24 Settembre per l'abolizione di un esercizio ancora impensabile ai nostri giorni sembra caduto nel vuoto: "Il Presidente è rimasto molto colpito dalle parole del Pontefice – si era affrettato a chiarire quel giorno il portavoce di Obama – tuttavia per ora non ci saranno cambiamenti, anche se il Presidente ha sollevato in passato preoccupazione su come viene applicata la pena di morte". Obama in effetti non dorme sonni tranquilli da questo punto di vista: attualmente 31 Stati su 50 prevedono ancora la pena capitale a fronte dei 19 che l'hanno abolita (il più recente il Nebraska nel Maggio di quest'anno). Secondo le stime di Amnesty International sono 40 gli Stati nel mondo che prevedono e praticano la pena capitale nel loro codice penale: praticamente gli Stati Uniti rappresentano la parte più cospicua e risultano secondi soltanto alla Cina per numero di condanne emesse ogni anno. Amnesty, inoltre, ricorda che sono 101 gli Stati che l'hanno completamente abolita (il Vaticano stesso rinuncia ufficialmente all'esercizio della pena di morte nel 1969, sebbene lo stop alle esecuzioni fosse di secoli superiore a questa data). C'è da dire tuttavia che in quasi tutti gli Stati americani che prevedono quest'esercizio il numero di esecuzioni – le metodologie sono per lo più sedia elettrica e iniezione letale – sono drasticamente calate negli anni: le motivazioni sono da ricondurre al lungo, costoso e farraginoso iter che conduce al famoso "death row", il braccio della morte, senza considerare il boicottaggio internazionale grazie a cui diventa sempre più difficile procurarsi i preparati da utilizzare per le condanne. Dal momento della condanna a quello dell'esecuzione, inoltre, possono passare dei decenni, tempo in cui il processo può essere riaperto diverse volte per la comparsa di ulteriori prove. Molti sono i detenuti condannati e poi prosciolti che hanno vissuto svariati anni nel braccio della morte in attesa di applicazione di una ingiusta sentenza. Attualmente nelle carceri americane sono in attesa di esecuzione circa 3.500 detenuti, di cui il 42% è afroamericano. Gli Americani stessi sembrano aver sensibilmente ridotto il loro storico consenso a questo strumento punitivo: a fronte dell'80% di favorevoli alla pena di morte registrati negli anni '90, scendiamo ad un attuale 60%, che è pur sempre una percentuale non trascurabile. È di poco più 24 ore fa l'esecuzione a Jackson della 47enne Kelly Renee Gissendaner, condannata nel 1997 per l'assassinio del marito: nonostante i suoi legali abbiano presentato 3 appelli in poche ore e nonostante la richiesta del Papa, l'unico risultato ottenuto è stato il posticipo di 5 ore dell'esecuzione. La Gissendaner è stata la prima donna in 70 anni condannata alla pena capitale. Tuttavia le parole del Pontefice, affidate alla lettera scritta dal nunzio Carlo Maria Viganò, sembrano aver sortito qualche effetto in Oklahoma, dove è stata sospesa per 37 giorni l'esecuzione di Richard Glossip, complice dell'omicidio di un proprietario di un Motel avvenuto nel 1997. Almeno mediaticamente questo è il messaggio che si è fatto passare: in realtà la sentenza è stata sospesa a causa di una presunta irregolarità nel cocktail di farmaci da somministrare al detenuto. Il potassio di cloruro, non disponibile, doveva essere sostituito con acetato di potassio, elemento non previsto sulle linee guida dell'Oklahoma. La vita di Glossip è appesa alla decisione della Corte sulla possibilità di utilizzare o meno questo ingrediente come sostituto. Niente da fare, invece, per il serial killer con disturbi mentali Alfredo Prieto, reo di aver assassinato diverse persone tra il 1988 e il 1992, la cui esecuzione era stata sospesa ieri per qualche ora, a causa della contestazione del suo avvocato difensore sul mix letale utilizzato per l'iniezione che non condurrebbe all'immediato decesso del detenuto. Prieto è stato giustiziato alle 21.17 ora locale. Il messaggio di valorizzazione della dignità e di preservazione della vita umana di Papa Francesco non ha scalfito l'inflessibilità della Giustizia americana: tuttavia il boicottaggio internazionale, che si è concretizzato nella moratoria universale della pena di morte ratificata nel 2007 dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite e che gli Stati Uniti non hanno firmato, sembra invece dare buoni frutti. Ciò non toglie che gettare luce su determinate questioni diventa fondamentale per sensibilizzare e smuovere l'opinione pubblica e l'operato del Pontefice in questo caso si è rivelato determinante, nella speranza che possa davvero condurre ad una maggiore sensibilità e rispetto nei confronti della vita umana e del concetto di perdono.
 
 
   
Articolo contenuto in
  Attualità   
SU INTERNAZIONALE POTREBBERO INTERESSARTI
   
AGGIUNGI UN COMMENTO O SCRIVICI A redazione@irno.it
 
SEGUICI SU FACEBOOK E NON PERDERTI LE ULTIME NOTIZIE