Svizzera, alle elezioni monologo della destra xenofoba
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Berna. Al culmine di una campagna elettorale unidirezionale, la destra xenofoba ha vinto le elezioni politiche svizzere, raggiungendo la quota del 29,4% delle preferenze per un totale di 65 mandati al Consiglio Nazionale. Un successo agguantato sull'onda lunga del leit-motiv anti-immigrazione, battaglia in nome della quale l'Udc/Svp elvetica ha speso tutta la sua enfasi retorica. Quando negli anni '70 James Schwarzenbach, leader dello Überfremdung, irretiva la platea elvetica con frasi ad effetto e slogan destrorsi, Christoph Blocher, l'anima dell'Unione Democratica di Centro, era lì a prendere appunti. Nato nel 1940, Blocher, definito da Le Monde un "bulldozer populiste", detta ancora oggi la linea politica del partito, che in Consiglio ha portato anche la figlia Magdalena, già definita senza troppe perifrasi come la nuova Le Pen. Blocher, ultraliberista e reazionario, non esita a definire gli immigrati una minaccia, tanto che sin dagli anni '80 non mostrato remore nel sostenere apertamente l'apartheid in Sudafrica. A chi, prima ancora che a Berlusconi, gli rinfaccia una certa somiglianza con la Le Pen, lui risponde che "il Front National francese è un partito ancora troppo a sinistra". Dotato di una dialettica fluida, pur se fatta di argomenti modesti, il 75enne di Sciaffusa è stato in grado di portare il suo partito in testa alle preferenze degli svizzeri, iniziando sin dagli anni '80 a disarcionarlo dalla componente agraria per farne il portavoce delle istanze borghesi, anche quelle più triviali. Non ha bisogno di sedere in Parlamento e l'attività politica dopotutto non è la sua occupazione principale. Sin dal 1983 è infatti azionista di maggioranza della EMS Chemie Holding, un'azienda chimica dei Grigioni leader nel settore. Ciò nonostante, la sua figura resta ancora granitica all'interno dello scacchiere dell'Udc e della politica svizzera, nella quale ha fatto irruzione con gli strali antieuropeisti e xenofobi, corroborati da un marketing aggressivo e spettacoloso, in grado progressivamente di far presa su un elettorato sobillato dalle sue parole infuocate e dalle schegge della crisi economica. Il Partito Socialista, fermo al 18% ed a 43 seggi, difficilmente riuscirà ad arginare la forza d'urto di un movimento che avrà dalla sua un terzo del Consiglio Nazionale. Sarà poi lo stesso Parlamento ad eleggere il Consiglio Federale, ossia il Governo, composto da 7 membri, dove l'Udc potrà così avere dalla sua un altro scranno.
 
   
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