Brexit, è ufficiale: Londra dice addio all'Europa
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E' ufficiale, Londra dice addio all'Europa. Nella notte c'è stato il sorpasso di Brexit con circa un milione di voti. L'affluenza definitiva alle urne del 72,2% ha restituito il risultato netto del 52% a favore della Brexit: secondo i sondaggi, giovani e laureati si sarebbero esperessi per il "Remain", gli over 65 per l'uscita dalla Ue. Una notizia inattesa, destinata a rivoluzionare lo scenario politico del Vecchio Continente e che ha già innescato un terremoto finanziario, prima sui mercati asiatici e ora anche su quelli europei. La vittoria del "Leave" al referendum britannico è stata ufficializzata da Jenny Watson, presidente della Commissione Elettorale. Parlando dal municipio di Manchester, Watson ha confermato che i voti a favore della Brexit sono stati 17.410.742 e quelli a favore della permanenza nella Ue 16.1414,241 su un totale di 33.577.342 votanti.
Il primo risultato del voto sono le dimissioni del premier. "Il voto del popolo britannico sarà rispettato", dice il primo ministro David Cameron nella conferenza stampa post voto dove poi annuncia le dimissioni: "Non posso essere io a guidare il Paese verso questo nuovo impegno - dice Cameron - Serve una nuova leadership". "Ci dovrà essere un nuovo primo ministro eletto entro ottobre", spiega ancora aggiungendo che il nuovo premier "dovrà guidare i negoziati con l'Ue". Per Nigel Farage, promotore del "Leave" e leader dell'Ukip, è stata una "la vittoria della gente comune contro le grandi banche, il grande business e i grandi politici. Ora c'è bisogno di un governo Brexit, che faccia il suo lavoro, che inizi subito il processo di rinegoziazione". "Diciassette milioni di persone hanno detto che dobbiamo uscire dall'Ue - ha aggiunto Farage - Adesso ci siamo liberati per poter stringere accordi di associazione e commercio con tutto il resto del mondo. Ci siamo ridati la possibilità di collegarci all'economia globale di tutto il mondo".
Crollano le borse asiatiche e affondate in partenza quelle europee. La sorpresa è stata forte e i crolli sui mercati proporzionati: nelle ore dello spoglio del referendum in Gran Bretagna i listini sono crollati (sterlina -10%, la Borsa di Tokyo ha toccato punte di calo dell'8%), mentre i beni rifugio (oro e derivati sui titoli di Stato Usa) stanno ovviamente correndo. Il mercato azionario di Tokyo - che ha applicato il 'circuit breaker' per inibire le funzioni di immissione e modifica degli ordini limitando i ribassi troppo elevati - è il listino borsistico aperto durante lo spoglio del voto che ha accusato maggiormente il colpo, arrivando a perdere con l'indice Nikkei fino all'8,17%, lasciando sul terreno oltre 1.300 punti. Hong Kong scende oltre il 4%, con Seul, Sidney e Mumbai che cedono piu' del 3%.
Analizzando il voto emergono molti dati intereassanti. Il "Remain" ha perso il referendum con 16.141.241 voti. I britannici che hanno votato per uscire dall'Ue sono stati 17.410.742. Ma Scozia, Irlanda del Nord (e anche Londra) hanno votato largamente per restare. Il Galles e il resto d'Inghilterra per l'uscita. In particolare In Irlanda del Nord il "Remain" ha vinto con il 55,8% a fronte di un 44,2% attribuito al "Leave". In Galles il "Leave" ha ottenuto il 52,5% battendo il "Remain", fermatosi al 47.5%. In Scozia il no alla Brexit ha prevalso col 62,0% mentre per l'uscita dall'Ue ha votato il 38,0% degli elettori. Così il Regno Unito potrebbe ora affrontare una minaccia per la sua sopravvivenza: un nuovo referendum sull'indipendenza scozzese dopo che quello del 2014 aveva sancito il legame con il Regno Unito. La prima ministra sella Scozia Nicola Sturgeon ha dichiarato infatti che il voto "chiarisce come la gente della Scozia veda il proprio futuro come parte dell'Unione europea".
"Ora mi aspetto che il negoziato sulle condizioni della Brexit fra l'Ue e il Regno Unito cominci rapidamente, e che non si trascini per anni: non sarebbe nell'interesse di nessuna delle due parti. Negozieremo seriamente, ma con il Regno Unito come Paese terzo". Lo ha affermato questa mattina a Bruxelles il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz in alcune dichiarazioni alla rete Tv tedesca Zdf e alla Bbc. Sottolineando che il primo ministro britannico David Cameron "ha la responsabilità " di quanto è accaduto, Schulz ha osservato che "non si può ignorare il risultato del referendum" e ha aggiunto di aspettarsi "che inneschi al più presto la procedura dell'articolo 50" del trattato Ue, quello che prevede l'inizio dei negoziati per il divorzio dall'Unione con la notifica della volontà di recesso da parte del governo dello Stato membro interessato, e che prevede la conclusione delle trattative entro due anni.
Analizzando il voto emergono molti dati intereassanti. Scozia, Irlanda del Nord (e anche Londra) hanno votato largamente per restare. Il Galles e il resto d'Inghilterra per l'uscita. In particolare In Irlanda del Nord il "Remain" ha vinto con il 55,8% a fronte di un 44,2% attribuito al "Leave". In Galles il "Leave" ha ottenuto il 52,5% battendo il "Remain", fermatosi al 47.5%. In Scozia il no alla Brexit ha prevalso col 62,0% mentre per l'uscita dall'Ue ha votato il 38,0% degli elettori. Così il Regno Unito potrebbe ora affrontare una minaccia per la sua sopravvivenza: un nuovo referendum sull'indipendenza scozzese dopo che quello del 2014 aveva sancito il legame con il Regno Unito. La prima ministra della Scozia Nicola Sturgeon ha dichiarato infatti che il voto "chiarisce come la gente della Scozia veda il proprio futuro come parte dell'Unione Europea".
Di seguito la mappa che espone chiaramente come si sia votato nel Regno Unito. In BLU per il Remain e in ROSSO per il Leave.
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