Turchia, è ondata di odio e repressione. L'Europa fermi Erdogan
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Ankara (Turchia). Corpi seminudi e ammassati sulla terra, sputi, bastonate, linciaggi, violenze e umiliazioni. E' un'onda di odio e repressione quella che si sta abbattendo in queste ore sulla Turchia, all'indomani del fallito golpe militare, raccontata dai numerosi scatti fotografici pubblicati sul web. Oltre 7.500 arresti, tra cui 100 agenti di polizia, 6.038 soldati, 650 civili e persino 755 tra giudici e procuratori. Quasi 9.000 i licenziamenti dal ministero dell'Interno, di cui 8.000 i poliziotti. Sospesi poi 15.200 insegnanti pubblici e tolte le licenze a 21.000 docenti delle scuole private. Numeri da regime totalitario che il presidente Erdogan sembra quasi ostentare al mondo intero. Di fronte a tutto questo manca un organismo a cui appellarsi, i media sono stati chiusi o lobotomizzati, i social media (sempre) controllati e oscurati. E i prossimi giorni non promettono nulla di buono. Anzi, dalle poche notizie che trapelano possiamo solo immaginare il quadro inquietante in cui si sta sviluppando questa triste storia, iniziata con un golpe quasi sicuramente inventato da ambienti vicini al presidente-sultano, ormai diventato solo il pretesto della campagna persecutoria del regime contro i suoi oppositori, un regolamento di conti programmato e ben organizzato, a dispetto di un colpo di stato fin troppo teatrale. Una situazione che porta la gente a non reagire quasi più alle violazioni, si indigna sì ma lo fa privatamente per paura di esporsi. Una rappresaglia che allarma Europa e Stati Uniti, che dalla solidarietà espressa al presidente turco contro il tentativo di golpe - che ha mietuto 308 vittime in una manciata di ore - sono passati alla preoccupazione per il rispetto dei diritti umani, alle prese con gli ultimi e assurdi intenti di Erdogan di reintrodurre la pena di morte. Non è questa la Turchia che deve entrare in Europa e, soprattutto, avere a che fare con essa. Nessuno Stato può diventare membro dell'Unione Europea se lede i diritti fondamentali della persona e intende introdurre la pena di morte. La morte, appunto, come strumento di terrore per islamizzare ancora una volta la società. La Turchia di Erdogan non può e non deve permettersi il lusso di agire liberamente in questa direzione. Il resto del mondo, dal canto suo, non può starsene a guardare, perché il silenzio favorisce solo la svolta autoritaria. L'Europa alzi la voce e si faccia sentire, fermi Erdogan.
 
   
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