Russia, dopo le elezioni la Duma è nelle mani di Putin
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Mosca. Le elezioni parlamentari tenutesi in Russia riconsegnano la Duma nelle mani di Vladimir Putin, dopo una tornata che fa registrare un astensionismo record per queste latitudini. Se le precedenti, omologhe consultazioni avevano portato alle urne il 60,2% degli aventi diritto, quelle del 2016 attestano la soglia di partecipazione appena al 47,8%, con picchi negativi nei centri nevralgici del paese, ovvero la capitale Mosca (dove ha votato il 35,2%) e San Pietroburgo (dove invece i votanti sono stati addirittura il 25%). Difficile ma non impossibile correlare i dati elettorali con la vittoria del presidente russo, che ottiene così il massimo risultato con il minimo sforzo (quantitativo): vedere nella camera bassa tutte e sole le forze e i movimenti politici che lo appoggiano. I sondaggi pre-elettorali svolti dal Centro Levada facevano registrare una flessione piuttosto netta del suo partito, "Russia Unita" (Единая Россия, guidato dal Premier Dmitrij Medvedev), spiegandola con la recente recessione economica che ha investito il paese, spazzando via le velleità delle classi medie, specie nelle metropoli e nei centri più popolosi. Lo spoglio delle schede elettorali ha invece rivelato una vittoria schiacciante dello "zar", che con il 54,2% delle preferenze ha spazzato via le presunte ambizioni delle opposizioni politiche, mettendo in cascina il fieno di oltre 2/3 dei seggi, ossia la maggioranza assoluta. Ancora una volta stampa internazionale ed osservatori hanno mosso accuse di brogli, cavalcando i leit motiv delle opposizioni. Sin dalle prime ore del pomeriggio il Financial Times ha rilanciato news di frodi elettorali, così come si leggeva su social ed altri network. Alla vigilia l'OSCE attraverso i suoi osservatori aveva avuto comunque modo di accertare che, nonostante i pericoli potenziali ed un assetto mediatico non propriamente garante del pluralismo, le votazioni si sarebbero svolte in un clima certamente più trasparente rispetto all'ultima tornata. A garanzia di ciò l'esecutivo aveva nominato a capo della commissione elettorale Ella Pamfilova, esperta di diritti e del tutto super partes, la quale ha confermato la sostanziale regolarità delle procedure di voto. Il successo pressoché plebiscitario di Putin può dunque avere altre spiegazioni. In primo luogo la frammentarietà delle opposizioni più solide, come Yabloko (Яблоко, il Partito Democratico Unificato) e Parnas di Mikhail Kasyanov, che precipitano ben sotto la soglia di sbarramento del 5%. Chi cresce è invece la destra populista e nazionalista di Vladimir Zhirinovsky, anima del Partito Liberal-Democratico, che col 13,5% appaia il Partito Comunista.
 
   
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