Videogiochi, il salernitano Petillo più giovane giurato di sempre al Drago d'Oro
petillomario3Milano. Il prossimo 16 marzo a Roma si terrà la quinta edizione del Drago d'Oro, premio che celebra l'eccellenza del videogioco nel mondo. Quest'anno la giuria vede la presenza anche di Mario Petillo, salernitano che da dieci anni lavora nel settore dei videogiochi, dal lato della comunicazione, e che fa il suo debutto in qualità di più giovane giurato di sempre. Lo abbiamo intervistato per farci spiegare più da vicino cos'è il Drago d'Oro e a che punto è il videogioco nel nostro Paese, a fronte anche soprattutto dell'incredibile crescita economica che questo settore ha avuto negli ultimi anni.
 
- Mario, innanzitutto cos'è il Drago d'Oro?
 
"Il Drago d'Oro è il premio che celebra l'eccellenza del mondo videoludico, ma che presta anche tantissima attenzione all'industria italiana. Siamo alla quinta edizione e anche quest'anno la cerimonia si terrà a Roma, all'ex caserma Guido Reni, all'interno del Let's Play, il festival del videogioco nella capitale italiana. L'importanza nel nostro settore è tanta, perché significa ritrovarsi in un unico momento a premiare tutto ciò che è accaduto nell'anno precedente. Proprio come avviene agli Oscar o ai David di Donatello per il cinema, per rimanere in ambito nazionale. Inoltre di anno in anno gli ospiti internazionali sono sempre più importanti: quest'anno avremo anche tre presenze direttamente dal Giappone, tre ospiti di primissima fascia, tra cui Hajime Tabata, che all'Italia si è ispirato per il suo ultimo road trip in Final Fantasy XV".
 
- Sei, allo stato attuale, il più giovane giurato del Drago d'Oro. Come è impostata la vostra giuria?
 
"Come in ogni premio che viene assegnato al mondo, la giuria è composta da esperti del settore. In giuria ci sono cinque giornalisti della stampa specializzata, ognuno in rappresentanza delle più importanti testate italiane, e cinque giornalisti della stampa generalista, quindi Repubblica, Corriere della Sera, Il Sole 24Ore, la Stampa e il Messaggero. Per me questo è il primo anno e, come dici anche tu, sono il più giovane all'interno della giuria: siccome ci sono tengo particolarmente a questo dettaglio ti dico che la nomina è arrivata quando avevo ancora 25 anni, a una settimana dai 26. Per me è motivo di grandissimo orgoglio, anche per una questione di cabala, perché la nomina è arrivata a pochi giorni dal mio decimo anniversario in questo settore: era il 2006, avevo 15 anni, e sognavo di diventare uno dei migliori in quello che facevo. Non sono assolutamente arrivato al mio obiettivo, ma intanto sono felice di aver ricevuto questo ruolo che potremmo definire istituzionale, e poter dare una mano alla crescita di questo settore".
 
- Il videogioco in Italia, quindi, ha sempre più un'importanza strategica. "Assolutamente. Stando d'altronde ai censimenti di AESVI, l'associazione che si occupa nel nostro Paese di promulgare l'importanza del videogioco e che è anche promotrice del Drago d'Oro, l'incremento dei posti di lavoro nel settore dei videogioco è in grande crescita. Tra l'altro sul finire dello scorso anno il tax credit è stato attivato anche per i videogiochi e non soltanto per il cinema, il che permette a moltissimi studi di sviluppo, anche quelli più piccoli, di assumere più persone, più giovani e più studenti che stanno guardando alle nuove professioni. Penso ai grafici, agli animatori, ma anche ai designer, agli scrittori che si sono declinati nella narrazione videoludica, ai produttori, ma anche a chi lavora nell'amministrazione, nella realizzazione di bilanci, nel management… Insomma, si creano tantissimi posti di lavoro in un'industria che è florida e che in Italia, ricordiamo, fattura più di quanto facciano cinema e musica insieme".
 
- Qual è la percezione del videogioco in Italia rispetto all'estero?
 
"Sicuramente è alta la considerazione che gli italiani hanno all'estero in questo settore: molti dei nostri concittadini si sono trasferiti in questi anni per trovare fortuna al di là delle Alpi. Parliamo della classica fuga di cervelli, semplicemente perché a volte in Italia non si riesce a guardare oltre il proprio naso: che poi è lo stesso motivo per il quale io nel 2012 ho lasciato Salerno per andare a Milano, che ora inizia a essere un po' stretta a sua volta. Restiamo il fanalino di coda dell'Europa, anche in questo settore, ma riusciamo a dire la nostra anche in America e in Asia. Io, personalmente, quando mi ritrovo a rappresentare il mio Paese all'estero sono sempre molto orgoglioso: solo nell'ultimo mese sono stato a Chicago, dove ero l'unico italiano della spedizione, due volte a Londra e una settimana intera nella Lapponia svedese. Viaggiare è la parte migliore di questo settore, perché ti ritrovi a condividere e conoscere posti dove altrimenti non mi sarei mai ritrovato: e anche lì il videogioco è protagonista. Noi siamo un po' indietro su questo aspetto, ma possiamo crescere e farci conoscere".
 
- In che modo, nello specifico?
 
"Sicuramente la comunicazione e l'informazione vengono in nostro soccorso. Su SpazioGames ogni mese ospitiamo uno studio di sviluppo italiano che ci racconta la sua storia, ci mostra il suo prodotto e noi trasmettiamo questo incontro in diretta, inserendolo nel nostro già fitto palinsesto. Avendo un bacino d'utenza che supera il milione di lettori in un mese, si riesce a fare una buona propaganda. Poi siamo molto attenti all'aspetto fieristico e vi assicuro che in Italia ci sono tantissimi eventi che permettono a chiunque di essere conosciuto. L'Italia non è soltanto Lucca Comics & Games o Cartoomics, ma anche il Comicon di Napoli, il Romics, il Modena Nerd, al quale abbiamo anche partecipato a quello che è stato l'Indie Award al miglior sviluppatore italiano, e adesso il Let's Play, che tra pochi giorni sarà alla sua prima edizione e ospiterà il Drago d'Oro. Tutto sta nel dare il giusto peso a questo medium che oramai è diventato anche strumento di insegnamento. Pensate a The Town of Light: realizzato da uno studio fiorentino, ha raccontato le vicende del manicomio di Volterra nei primi anni del ‘900. Io stesso, che non sapevo nulla a riguardo, ho potuto imparare giocando".
 
- Dove potremo seguire il Drago d'Oro?
 
"Come dicevo, si terrà a Roma giovedì 16 marzo alle 18:30, condotto da Rocco Tanica, volto noto del Festival di Sanremo. Potrà essere seguito in streaming su SpazioGames dalle 18:15 circa, con il commento dei miei colleghi Matteo Bussani e Paolo Gimondi".
Author: Davide Maddaluno

 
   
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