Attualità, Blue Whale e media: facciamo chiarezza
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150 morti per suicidio di adolescenti tra i 9 e 17 anni avvenute in Russia in sei mesi e un servizio televisivo de "Le Iene", andato in onda in questi giorni, hanno scatenato sui social network e su tutti i principali media l'allarme "Blue Whale". Le informazioni in merito sono ancora molto contrastanti, ma sembra si tratti di un gioco di manipolazione psicologica sviluppatosi sul social network russo VKontakte, strutturato in modo da indurre chi lo segue in uno stato di depressione tale da togliersi la vita. I ragazzi che vi partecipano vengono adescati in rete o semplicemente sono follower dei numerosi "gruppi di morte" che popolano i social network. "Blue Whale", che significa "balena azzurra", serve a ricordare ai partecipanti che questo animale decide di togliersi la vita andando a spiaggiarsi sulle coste. A svelare i dettagli di questo macabro rituale, che comprende la visione di filmati cruenti a particolari ore della notte, autolesionismo e minacce, è stato il quotidiano russo Novaya Gazeta, lo stesso per cui lavorava la reporter Anna Politkovskaja, assassinata nel 2006 dopo aver denunciato l'Esercito e il Governo russo per il mancato rispetto dei diritti umani in Russia e in Cecenia.
 
Secondo l'agenzia Adnkronos, sono almeno 2 mila i ragazzi italiani in una fascia d'età compresa tra i 16 e i 18 anni coinvolti nel macabro gioco, che sembra aver travalicato i confini asiatici alla volta dell'Europa e dell'America Latina. Tuttavia, non esiste un collegamento diretto tra il tasso di suicidi in Russia e il "Blue Whale Challenge". Un articolo de "La Stampa" del 3 Marzo 2016 parla già di questo fenomeno, ma lo dipinge in termini completamente differenti: ovvero come una colossale cantonata presa dalla Novaya Gazeta. Infatti non soltanto la Russia ha il triste primato di suicidi adolescenziali (22 circa ogni 100mila abitanti, 3 volte più della media mondiale) e in regioni dove Internet non è molto diffuso, ma addirittura il "Blue Whale" e tutte le chat che inneggiavano alla morte, a seguito delle indagini tenute dagli inquirenti, altro non erano che gestite da coetanei, invece che da una ipotetica organizzazione paranazista che puntava alla eliminazione fisica dei deboli, i quali, oltre all'amore per l'humour nero, utilizzavano questa sorta di escamotage per fingere la loro morte sui social e ritornarvi in un secondo momento sotto mentite spoglie per spiare le reazioni dei loro compagni. Insomma sarebbe una sorta di ricerca di attenzione versione 2.0 per adolescenti emo. Alcuni suicidi, comunque collegabili al gioco, sono stati ritenuti da questi "curatori", come un aver preso troppo sul serio le provocazioni che l'attività propone.
 
L'ondata mediatica che sta colpendo l'Italia e l'Europa, in ritardo rispetto alla scoperta del fenomeno - che risale al 2013 e che rientra nel novero dei numerosi gruppi social infestati da bulli e adolescenti che vivono un disagio sociale - è stata amplificata dal precedentemente citato servizio de "Le Iene", che ha anche accostato il caso di suicidio di un adolescente livornese al "Blue Whale", intervistando un suo compagno di classe convinto di questa teoria. Il dirigente locale della Squadra Mobile, Giuseppe Testaì, ha infatti smentito poco dopo quest'ipotesi, affermando che si tratta di un dramma privato, legato a motivi esclusivamente familiari. La notizia circolante in rete e ripresa da alcuni tabloid inglesi, si è diffusa a macchia d'olio su testate più e meno autorevoli, generando cattiva informazione e amplificando l'effetto piuttosto di denunciarlo. Il fenomeno del suicidio per emulazione è conosciuto come "effetto Werther", dal romanzo di Goethe, il quale dipingeva l'estremo gesto come una sorta di escamotage romantico, spingendo numerosi lettori ad imitare il giovane Werther. In questo frangente entra in campo la nostra responsabilità come attori dei media: basta fare una piccola ricerca sul web per ottenere lista di regole, video, nomi di alcuni curatori, tra cui il fantomatico Philipp Sudeikin - autoaccusatosi di aver spinto al suicidio circa 16 giovani - e una serie di informazioni che possono convincere un adolescente curioso a voler iniziare il gioco.
 
Secondo una statistica Oms del 2012, la seconda causa di morte che flagella la fascia d'età tra i 15-29 anni d'età è proprio il suicidio; a precederla di poco gli incidenti stradali.Soltanto 28 i Paesi nel mondo che hanno elaborato una policy al riguardo. L'Oms a tale proposito ha elaborato nel 2008 un vademecum dedicato ai professionisti dei media che fornisce alcuni accorgimenti per trattare il tema nella maniera meno traumatica possibile, non soltanto nell'interesse delle famiglie colpite dal lutto, ma anche per le potenziali vittime. Queste linee guida insistono sul non utilizzare un linguaggio sensazionalistico o addirittura normalizzante nel presentare notizie di suicidio e di non collocarle in prima pagina. Deleterio inoltre è soffermarsi sulla descrizione particolareggiata di luoghi e modalità e sull'enfatizzare il suicidio o i tentativi di suicidio di personaggi famosi, produrre filmati e fotografie che possano urtare la sensibilità di chi è già fragile. In linea con le indicazioni dell'Oms, inoltre, occorre fornire indicazioni e suggerimenti su chi rivolgersi nel caso ci si trovi in una situazione del genere: nel nostro caso 199.284.284 è il numero del Telefono Amico, mentre al numero verde 800.809.999 rispondono gli operatori del Telefono Giallo, specializzati in ascolto e accoglienza per il disagio psichico e la prevenzione del suicidio. Nella speranza che in futuro gli operatori del settore si muoveranno con maggiore consapevolezza ed eticità nel mare magnum della rete e non secondo le becere regole del clickbait e delle visualizzazioni, e, soprattutto, nella speranza che gli adolescenti non debbano sentirsi ancor di più socialmente inadeguati o non accettati in una delle fasi più delicate e complesse del loro sviluppo psico-fisico, ma vengano protetti ed accompagnati nel loro percorso di crescita.
Author: Valentina Manna

 
   
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