Tradizioni, San Biagio ed il rito della gola a Castel San Giorgio
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Vescovo cattolico ma prima ancora medico, San Biagio visse in Armenia tra il III ed il IV secolo. I Romani, a causa del suo credo religioso, lo chiusero in prigione e, poiché San Biagio non ricusò la propria fede cattolica, il castigo inflittogli fu atroce, morì infatti decapitato dopo che il suo corpo fu straziato dai pettini in ferro solitamente usati dai cardatori di lana. Il culto di questo santo è diffuso in diverse località italiane ma Lanzara, frazione di Castel San Giorgio, si contraddistingue per la vivacità dei suoi festeggiamenti. Il detto "Mò scenn Sant'Agnese e saglie San Biase" sancisce l'inizio dei preparativi il 22 Gennaio quando il sacrestano ed alcuni fedeli tolgono la statua del santo dalla sua nicchia affidandone la vestizione con i paramenti della festa alle donne. A partire dal 24 Gennaio comincia la novena durante la quale si recita il santo rosario ma anche un'antica preghiera a cui segue la celebrazione della messa. Il giorno della Candelora, ovvero il 2 Febbraio, San Biagio indossa la mitra, la croce episcopale, il pastorale, l'anello e reca in braccio un bambino in oro come ex voto, successivamente viene consegnata ai fedeli la candela che sarà benedetta nel corso della funzione. La mattina del giorno 3 è scandita dalla celebrazione di numerose messe, inoltre il parroco transita lungo la zona in cui sorgono le bancarelle che vendono "le panelle di San Biagio" e le benedice; dopo la messa solenne, celebrata dall'Arcivescovo di Salerno, il simulacro viene preparato per essere portato in processione ed il tragitto risulta essere di soli 600 metri. Il percorso comincia con la riverenza al santo da parte dei portatori di stendardo, ha poi inizio la processione vera e propria e la statua viene sollevata dai medici anche se spesso il corteo viene interrotto dai fedeli che desiderano offrire ex voto o denaro al santo in segno di devozione. Un ruolo fondamentale all'interno dei festeggiamenti è costituito anche dal rito della gola nel corso del quale il collo dei fedeli viene sfiorato da una piuma imbevuta di olio benedetto affinché ogni male si allontani dal corpo, inoltre, fino ad alcuni anni fa, i presenti potevano portare a casa con sé alcune boccette contenenti l'olio santo offrendole ai familiari impossibilitati a seguire la funzione religiosa. La già menzionata panella di San Biagio è in realtà una tipologia di pane azzimo che ogni fedele di Lanzara, in ricordo del pane mangiato dal santo nella grotta del monte Argeo, deve consumare il giorno 3 conservando però in casa parte dell'alimento per il resto dell'anno; caratteristica è la forma del pane in quanto composta da otto piccoli panini legati tra loro come simbolo di unione della famiglia. Altra usanza gastronomica legata alla festa di San Biagio è quella della tradizionale polpetta preparata amorevolmente dalle casalinghe del luogo secondo un'antichissima e misteriosa ricetta, di essa infatti si conosce unicamente la carne di maiale tra gli ingredienti: la presenza della carne di suino è legata alla leggenda secondo cui il santo convinse un lupo, che aveva rubato della carne ad una povera donna, a restituirle il cibo. Quando il santo venne imprigionato, la donna si recò in carcere offrendo al suo benefattore proprio la carne di suino, a quel punto San Biagio ringraziò la pia donna accettando il dono ma volle che in futuro la carne di maiale venisse offerta come atto caritatevole a tutti i bisognosi. Le candele di San Biagio traggono ugualmente origine da una tradizione legata alla carcerazione del santo, sembra infatti che un'altra donna, sfidando le sentinelle, avesse portato una candela al martire affinché la sua cella fosse illuminata. Il santo accettò il regalo desiderando però che in futuro la sua memoria venisse celebrata accendendo una candela in chiesa. San Biagio di Sebaste visse uno dei periodi più bui delle persecuzioni cristiane offrendo il suo sacrificio al culto professato, diventando conforto e speranza di coloro che sono costretti ad affrontare il dramma della sofferenza fisica. Il perpetrarsi dei riti religiosi e profani legati alla figura di San Biagio si rinnova annualmente nella piccola frazione di Lanzara a dimostrazione dell'incrollabile fede nei confronti del santo armeno.
 
   
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