Viaggi, nel Cilento tra natura e storia: l'amore di Palinuro
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Palinuro. È l'amore a muovere il mondo, dicevano gli antichi. Lo stesso amore, come narra la leggenda, ipnotizzò Palinuro, nocchiero del mitico Enea, il quale perse la testa per la bellissima Kamaratòn: per inseguirla si gettò in mare nuotando fino alla scogliera del Capo che oggi porta il suo nome, trovandovi la morte per mano degli indigeni. L'amore di Palinuro - mediterraneo e selvaggio, ma ricco di storia - è ancora visibile nelle spiagge bianche, nelle insenature rocciose e nel grande Arco Naturale, spiaggia scelta come location ideale di film come "Gli Argonauti 2" di Don Chaffey (1963), "Ercole alla conquista di Atlantide" di Vittorio Cottafavi (1961) fino al più recente "Noi credevamo" di Mario Martone (2010). Palinuro è uno di quei rari esempi in cui la frazione diventa più importante del paese che la ospita: essa infatti è parte del piccolo Comune di Centola, nel cuore del Cilento. Ma qui non c'è soltanto mare: la storia, la cultura e la natura si intrecciano indissolubilmente nel verde degli ulivi che lentamente degradano verso il mare: abitata fin dal III secolo aC, Palinuro ha svelato intorno agli anni '50 del secolo scorso, gelosamente custodita nel suo ventre, un'antica necropoli le cui suppellettili è possibile ancora oggi visitare recandosi all'Antiquarium di Ficocella. Saraceni e Normanni sono passati su queste terre, lasciando ferite e saccheggi ma anche il magnifico borgo medievale di San Severino, oggi disabitato a causa della franosità del terreno, che conserva quasi intatta la sua bellezza e il suo Castello risalente all' XI secolo, che evoca la cruenta lotta tra Guimondo e Gisulfo per il possesso di questa terra. Una terra dall'immenso potenziale: sembra che gli stessi Romani lo avessero capito, servendosi delle coste di Palinuro per controllare il traffico di merci e addirittura il transito delle navi da guerra cartaginesi. Il piccolo paesino, nato vicino alle foci dei fiumi Lambro e Mingardo ha ospitato anche una delle menti più illuminate dell'era napoleonica: Gioacchino Murat. Nel 1814 dimorò in paese per un breve periodo al fine di studiare la situazione dei fortini difensivi della zona. Le sorti di Palinuro sono state legate per un certo periodo di tempo al vicino paese di Molpa – ormai disabitato - i cui resti sono presenti su una collina distante un km dalla centro abitato. La leggenda narra che su quella collina abbia trovato la morte donna Isabella Villamarino, sposa di Ferrante Sanseverino, principe di Salerno. Il marito, condannato a morte e alla confisca dei beni dal Vicerè Don Pedro de Toledo, fu costretto ad abbandonare il Regno di Napoli senza poter avvertire l'amata moglie, che per la disperazione si gettò dalla collina. Ancora oggi si narra che lo spirito di Isabella vaghi per Molpa alla ricerca del marito perduto. Si ritorna così alla teoria dell'amore, che pur così disperato ed estremo, nutre questi luoghi e li rende incantevoli: il mare di Palinuro e le sue spiagge bianche da anni ormai ottengono la famosissima "Bandiera blu", un riconoscimento che accomuna per la verità molte zone marittime cilentane. È possibile scegliere tra diverse spiagge, alcune raggiungibili solo via mare, come quella del Buondormire, altre situate proprio nel centro del paese, come quella della Ficocella, da cui è possibile raggiungere un'altra delle meraviglie nascoste di Palinuro: le grotte. La più grande è quella Azzurra: grazie al fondale marino così limpido, l'ambiente risulta illuminato e rischiarato di questo colore così rilassante. Ad essa segue la Grotta del Sangue, così chiamata perché le pareti interne, di colore rosso sangue rappreso, restituiscono all'acqua un effetto "raccapricciante" e la Grotta dei Monaci, dove le stalagmiti cresciute nei secoli, hanno dato vita a delle figure di uomini che indossano un saio. Ma l'amore passa anche per il rispetto delle tradizioni: la gastronomia cilentana trova la sua piena espressione nelle locande palinuresi dove si può gustare la tipica "aragostella" e deliziarsi con i liquori fatti con le erbe della zona tra cui spicca l'amaro alle foglie d'ulivo, che ha proprietà antitossiche, diuretiche e anticolesterolo. Il nostro piccolo viaggio alla ricerca dell'amore si conclude nelle fitte distese di macchia mediterranea che circondano la cittadina. Lì crescono selvatici e rigogliosi cespugli di mirto, erica e ginestra, ma anche una piccola rarità: la piccola e delicata "Primula Palinuri" che nasce solo in questa zona. Insomma, chi ha amato queste terre vi è rimasto imprigionato come in un incantesimo secolare e ha profuso la dolcezza e il dolore del suo sentimento nel mare, nelle insenature, nel cibo, nella vegetazione: recarsi a Palinuro significa respirare sentimento a pieni polmoni.
Author: Valentina Manna

 
   
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