Viaggi, tappa in Costiera Amalfitana: dove sacro e profano si confondono
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Amalfi. "Descendit ex patribus romanorum", questo è il motto che accompagna il tradizionale gonfalone amalfitano e che tradisce le origini della cittadina, perla della Divina. Proclamata nel 1997 "Patrimonio dell'Unesco", la Costiera Amalfitana ospita questo piccolo borgo quasi a picco sul mare, che ha sempre legato al commercio e soprattutto alla religione le sue fortune. Come preannunciato, le origini di Amalfi risalgono agli antichi romani ma è nel secolo delle Repubbliche marinare che la cittadina raggiunge il massimo della sua espansione, legando il suo destino alla competizione con Pisa, Venezia e Genova. Ancora oggi, quella rivalità rivive nella tradizionale Regata delle Antiche Repubbliche Marinare, che si tiene la prima domenica di giugno ogni quattro anni, e che vede sfidarsi coraggiosi marinai. Un popolo operoso e aperto, quello amalfitano, che modella la sua indole in base al territorio: aspro, non facilmente fruibile, ma per questo incantato e misterioso. Tutte le spiagge di Amalfi, a parte quella del Porto, sono raggiungibili grazie a lunghe e caratteristiche scalinate che le collegano al borgo o via mare. Tra le più belle si segnalano "la Vite", che si trova a quattro chilometri dal centro, al confine con Conca dei Marini: essa può essere raggiunta via mare oppure tramite una scala piuttosto pericolosa. Le scale in effetti sono la caratteristica architettonica più frequente che rappresenta il paesino: lo stesso Duomo, dedicato a Sant'Andrea, patrono di Amalfi, è accessibile soltanto se si affronta una ripida scalinata fatta di gradini molto stretti. Quest'ultima è protagonista di una singolare tradizione a cui un fedele amalfitano non può certo sottrarsi: la corsa di Sant'Andrea. Infatti, ogni 27 Giugno la reliquia del Santo, giunta - come ci tramanda la tradizione - direttamente da Costantinopoli ai tempi della quarta Crociata, viene condotta in processione per le stradine del paese fino al porto da uomini vestiti di bianco, appartenenti a congregazioni religiose. In un rituale molto simile a quello della vicina Salerno, che celebra le spoglie di San Matteo, la Statua - affettuosamente ribattezzata dagli amalfitani "o' Viecchio" - viene poi presa in consegna dai pescatori che la riportano al Duomo correndo. La corsa caratterizza anche il trasporto della statua lungo le scalinate che portano al sagrato del duomo: un rituale un po' pericoloso ma assolutamente suggestivo. La leggenda vuole che Sant'Andrea proprio il 27 Giugno del 1544 abbia salvato, con la sua intercessione, Amalfi dall'attacco del temibile pirata Barbarossa. A prendere parte ai festeggiamenti anche i cittadini del Comune irpino di Quindici, che possiedono sul Santo il cosiddetto "diritto di barra", ossia la possibilità di portare in spalla la Statua durante la processione. Sant'Andrea è una figura venerata e rispettata ad Amalfi: a lui spettano infatti ben due feste liturgiche. La seconda, dopo quella di Giugno, si svolge il 30 Novembre e richiama molto il rituale dello scioglimento del sangue di San Gennaro a Napoli. Nella cripta del Duomo, dalla tomba dove sono conservate le spoglie del Santo, fuoriesce una sostanza oleosa soprannominata manna; nel caso l'evento non si verifichi, la popolazione sa che il loro patrono è arrabbiato o devono prepararsi al peggio perché qualcosa di spiacevole sta per accadere. Ma Amalfi non vive di sola religione e folklore: l'industriosità degli amalfitani è tramandata nell'antica tradizione della carta. La tecnica, i maestri cartai l'avevano appresa grazie ai contatti commerciali con gli arabi, i primi ad averla ideata: grazie alla presenza di numerosi corsi d'acqua ma soprattutto di un numero nutrito di clienti - curie vescovili, che avevano necessità di carta per trascrivere atti, i notai, le Università e gli Uffici del Regno - a partire dal 1200 circa, la produzione amalfitana prese piede divenendo nel XV secolo uno dei prodotti di culto della costiera. Molti intellettuali infatti, chiedevano esplicitamente che le loro opere letterarie fossero pubblicate a Napoli proprio perché la carta utilizzata sarebbe stata quella delle cartiere di Amalfi. Purtroppo, il trascorrere dei secoli è stato impietoso con questo "antico business": attualmente ad Amalfi sono rimaste soltanto due cartiere, di cui soltanto una produce la carta seguendo il procedimento originale. Tuttavia, se siete dei nostalgici o semplicemente incuriositi, potete visitare il Museo della Carta di Amalfi, allestito dall'ultimo discendente della famiglia di cartai Milano, Nicola. All'interno si può scoprire tutto il ciclo di lavorazione dei fogli di carta rugosa di colore grigio-rosa che sono presenti nelle biblioteche e negli antichi archivi di mezzo mondo. Amalfi, è un luogo favoloso, pieno di piccoli angoli dove natura e civiltà si mescolano, dove la fede religiosa incontra l'arte e il più pagano commercio, ma, per conoscere davvero un luogo e un popolo, bisogna passare per le sue "cucine" e cosa c'è di meglio che assaggiare seduti in una tipica locanda della zona, un gustoso piatto di scialatielli con frutti di mare? Gli esperti di cucina dicono che arrivando in Costiera, qualsiasi piatto acquisterà un sapore diverso, a seconda del luogo in cui è stato cucinato, perché ogni ingrediente, a seconda del luogo in cui nasce, possiederà una precisa aromaticità. Quindi prezioso condimento per gli scialatielli sarà il sugo fatto con le vongole veraci fresche pescate in loco. Da provare anche uno dei piatti poveri della tradizione, la Minestra Maritata, con verdure in brodo di pollo arricchite da un insaccato locale a base di frattaglie di maiale, la "Pezzenta". Sulla tavola amalfitana poi, non può mai essere dimenticato il dolce: che si tratti di "pizza doce" o di delizie al limone e sfogliatelle, il trionfo del gusto è assicurato! Il tutto ovviamente va annaffiato, a fine pasto, dall'immancabile limoncello fatto con i limoni "made in Costiera". Ancora qualche dubbio sulla prossima mèta vacanziera?
 
   
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