Viaggi, le acque benefiche e il corallo rosso di Vico Equense
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Posizionata su una roccia tufacea e calcarea incorniciata dai monti Lattari e dal golfo di Napoli, Vico Equense cala a picco sul Mar Tirreno e si colloca all'inizio della Costiera Sorrentina detenendo il primato di più vasto comune della sua penisola. È possibile che il nucleo primigenio della città consistesse in un minuscolo borgo simile ad un impianto ippodameo, di cui però non si conosce l'esatta denominazione, e che probabilmente si spopolò in epoca medievale anche se già i romani conoscevano il territorio dato che Silio Italico cita Vico nel suo poema "Punica" parlando delle origini di un guerriero di nome Murrano. Con l'avvento degli Aragonesi e degli Angioini il borgo tornò alla vita e si dotò di mura fortificate che celavano una cattedrale ed un castello, inoltre il territorio si ampliò anche sui monti circostanti, così sorsero molte frazioni. Nel 1800 ebbe luogo un riassetto urbanistico che si concretizzò nell'abbattimento delle mura e nella realizzazione di una strada che poneva Vico in collegamento con Castellammare e Sorrento; in seguito a questi mutamenti il turismo ne trasse beneficio, soprattutto in estate, grazie anche alla presenza del complesso termale dello Scrajo che vanta acque dalle eccellenti proprietà terapeutiche. Tra le bellezze architettoniche di maggiore attrattiva, Vico Equense annovera la chiesa della Santissima Annunziata, risalente al XIV secolo: al di là della sua collocazione geografica – essa infatti sorge su un costone roccioso che si inabissa nel mare – la chiesa, a tre navate, ha uno stile gotico ma la sua facciata è chiaramente barocca. La chiesa dei Santi Ciro e Giovanni, collocata nel cuore della città, ha invece una pianta a croce latina e presenta al suo interno due busti reliquiari in argento dei santi che furono realizzati nel 1600. Suggestiva anche la cappella dedicata a Santa Lucia, situata nella frazione di Massaquano, dove è possibile ammirare un ciclo di affreschi di scuola giottesca, tutti risalenti al XII secolo. Il già menzionato castello sorse tra il 1284 e il 1289 in seguito alle disposizioni di Carlo d'Angiò, anche se tale notizia non è certa, e fu utilizzato per scopi militari ma fu soprattutto una residenza. La famiglia Giusso, nel XIX secolo, si occupò del restauro della struttura realizzando al suo interno anche una cappella. Dal 1966 Vico Equense ha anche un museo archeologico denominato Antiquarium Silio Italico, dove sono custoditi i corredi funerari di una necropoli scoperta tra gli anni Sessanta e Settanta del Novecento consistenti in buccheri, ceramiche a figure rosse e nere e oggetti in bronzo ma un altro pregevole museo di Vico è quello mineralogico, sorto nel 1992, che vanta al suo interno una ricca collezione appartenente all'ingegnere Pasquale Discepolo e dove vi è un'intera area dedicata alle gemme. Ultimo, ma non per importanza, è il museo di arte sacra di San Vito dove vi è una vasta esposizione di oggetti sacri provenienti da tutta Italia e dove sono conservate anche opere in argento e corallo. Le terme dello Scrajo furono fondate nel 1895 e sono tuttora frequentate: le numerose sorgenti di acqua sulfurea sono di ausilio nella cura di patologie respiratorie e dermatologiche, inoltre la presenza del mare a poca distanza da esse alimenta il turismo balneare. In prossimità dello Scrajo è situato anche il banco di Santa Croce, una secca che ospita numerose specie animali e vegetali, tra cui il celeberrimo corallo rosso di scarsa reperibilità nel Mar Mediterraneo. Vico Equense ha una forte tradizione religiosa che si esplica soprattutto in occasione delle processioni delle Pacchianelle e in quella del Venerdì Santo: nel corso della prima, che si svolge ogni 6 Gennaio, le strade del centro cittadino si trasformano in un presepe con oltre 300 figuranti che portano in dono a Gesù Bambino i prodotti tipici locali tra cui formaggi e agrumi, inoltre al corteo partecipano anche i pescatori, rigorosamente scalzi, i re magi a cavallo e la Sacra Famiglia. Per il Venerdì Santo, invece, a Vico oltre 350 partecipanti danno vita alla Passione di Nostro Signore indossando cappucci rossi o vestendo gli abiti di personaggi chiave come Ponzio Pilato, Caifa e Giuda, mentre le statue dell'Addolorata e quella di Gesù deposto vengono condotte in processione. La gastronomia di Vico si rifà principalmente ai piatti tipici della costiera sorrentina ma il fiore all'occhiello della città è il provolone del Monaco, un formaggio caratteristico della zona, e il Riaviulillo, ovvero un caciocavallo che va assaporato caldo e che al suo interno cela pomodoro, prosciutto, olive, funghi e peperoncino. Dopo questo excursus è possibile affermare che storia, bellezze architettoniche e naturali, una solida tradizione culturale e culinaria ed acque prodigiose contraddistinguono Vico Equense, suggestiva realtà campana che si specchia nel golfo di Napoli guardando il maestoso Vesuvio.
Author: Francesca Salvato

 
   
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