La Buona Scuola, suona la campanella ma la riforma è ancora in fieri
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Critiche, proteste e manifestazioni di ogni tipo hanno accompagnato la calda estate degli insegnanti italiani, i quali dallo scorso Luglio sono alle prese con la difficile interpretazione della riforma "La Buona Scuola" approvata dal Governo Renzi. Ad oggi, con l'inizio dell'anno scolastico in tutte le Regioni del Bel Paese, la situazione risulta ancora in divenire ed, in molti casi, di difficile interpretazione. Cerchiamo, quindi, di comprendere meglio quale è la reale situazione in cui versa la Scuola italiana e se quanto auspicato dal Governo è applicabile. Approvata con 277 voti a favore, 173 contrari – alcuni provenienti proprio dai banchi del Pd - e 4 astenuti, la Riforma del Sistema scolastico italiano, ha un programma piuttosto ambizioso che è stato riassunto e presentato sia da Matteo Renzi che dal Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca Stefania Giannini, in 12 punti. I primi due punti riguardano la stabilizzazione degli oltre 150mila insegnanti precari – come sollecitato anche dalla Corte Europea, che ha condannato l'Italia per le modalità illecite con cui negli anni passati, ha gestito assunzioni e precarizzazioni del corpo docente - tra cui figurano addirittura i vincitori di concorsi risalenti al 1990, 1999 e 2012 e una porzione di insegnanti inseriti nelle Gae (Graduatorie ad esaurimento) che dal 2016 non esisteranno più, perché verranno sostituite da concorsi con immissione diretta in ruolo. Nella sostanza, il Governo ha articolato un piano di assunzioni suddiviso in 4 fasi (0,a,b,c,) di cui la prima ha semplicemente previsto un turn-over con i docenti che andavano in pensione. Le cattedre rimanenti dalla fase 0, sono state assegnate nella fase a ai docenti non vincitori di concorso, ma precari cosiddetti "Storici". La fase b, ha consegnato il contratto di ruolo secondo un meccanismo di "convocazione": l'insegnante dichiara di rinunciare al punteggio finora accumulato e si affida ad un algoritmo che gli assegna una destinazione in una qualsiasi delle Province italiane. Secondo il Premier ad aver accettato questo compromesso, il 97% dei docenti , mentre, secondo le stime dei Sindacati, 7 precari su 10 che rientravano nella fase b hanno "congelato" per un anno, grazie alla legge 107, la cattedra accettando una supplenza o mettendosi in aspettativa, vanificando il progetto di diminuire il numero dei supplenti (secondo quanto dichiarato nel punto 3 del progetto "La Buona scuola"). La stessa Agnese Landini, moglie di Renzi, ha dichiarato di aver accettato un incarico part-time al Liceo Balducci di Pontassieve per restare vicina ai suoi figli. Secondo le stime de "Il Fatto Quotidiano", queste prime tre fasi hanno dato luogo a circa 38mila contratti a tempo indeterminato. Ancora non è iniziata, tuttavia, la fase più delicata del processo di assunzione dei docenti: la c, dove la figura del Dirigente scolastico sarà fondamentale per l'assegnazione di altri 55mila posti circa. Infatti, grazie al principio di rafforzamento dell'autonomia scolastica, gli Istituti scolastici riceveranno a breve fondi di funzionamento (punto 12 della riforma) grazie ai quali i Presidi potranno ampliare l'offerta scolastica ad esempio dilatando il tempo di permanenza in aula e aggiungendo materie di insegnamento anche non tradizionali all'elenco delle materie. Il Miur fa sapere di aver stanziato circa 233 milioni di euro, aumentando di circa 10mila euro a Scuola la cifra stanziata nel precedente anno scolastico. Tale innovazione comporta da una parte la possibilità di creare una scuola più competitiva, tarata sulle esigenza territoriali e di dare lavoro ad un gran numero di precari e dall'altra la creazione di meccanismi ancora poco chiari di cooptazione da parte del Dirigente, che si troverebbe inoltre ad avere a disposizione un corpo docente poco avvezzo a tecniche di insegnamento non convenzionali, oltre a favorire l'ingresso a scuola anche di realtà associative o addirittura private. Problema non trascurabile inoltre è la carenza storica di Presidi ed insegnanti di sostegno: l'anno scolastico inizia infatti con circa 1.700 Istituti privi della figura guida e circa 3mila posti di sostegno vacanti. Secondo il punto numero 4 della riforma, in seno ad ogni Istituto verrà creato un Comitato di valutazione dei docenti composto dal Preside, 3 docenti, rappresentanti di genitori e studenti ed un membro esterno, i quali potranno decidere un aumento stipendiale per quegli insegnanti che si distingueranno per meriti particolari. Scimmiottando un po' la riforma Brunetta sul pubblico impiego, anche questa novità ha fatto storcere il naso ad insegnanti e Sindacati i quali, ritenendo la valutazione del docente un modo per "rovinare" il clima tra colleghi all'interno degli Istituti, hanno invitato tutti a boicottare questo punto del programma. Il punto 5 della Riforma invece prevede lo stanziamento di un bonus di 500 euro circa ad insegnante da utilizzare nell'acquisto di materiale didattico, ingresso a musei e accessi a corsi di formazione che possano migliorare la sua preparazione personale. Insieme al precedente, i punti della riforma 6 (Obbligo di mettere online dati, profili e docenti di ogni scuola), 7 (Abolizione delle 100 procedure burocratiche più complesse per la gestione della scuola), 8 (Co-investimenti per portare wi-fi e banda larga in tutti gli Istituti), 9 (Incrementare Musica, Sport e Storia dell'Arte tra le materie d'insegnamento) e 10 (Potenziamento dell'insegnamento delle lingue straniere e del "pensiero digitale" a partire dalle elementari ed introduzione dei princìpi di economia nelle secondarie) non hanno destato particolari perplessità al contrario del punto 11 che prevede l'aumento delle ore di Alternanza Scuola-Lavoro nei Licei (200 ore) e negli Istituti Professionali (400 ore) perché al momento non esistono procedure rapide e sicure di attivazione di tirocini e una lista di aziende partner. Insomma al trillo della prima campanella la situazione per 8mila insegnanti e 8 milioni di studenti non è ancora particolarmente chiara: tuttavia passi verso il riordino di una jungla complicata come quella del sistema scolastico italiano ne sono stati fatti molti. Non resta che attendere il prossimo 31 Ottobre, data in cui gli Istituti dovranno presentare al Ministero il loro Piano di offerta formativa triennale, da cui dipenderà, come precedentemente accennato, l'assunzione di ulteriori leve nel corpo docente di ogni Istituto.
 
Author: Valentina Manna

 
   
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