Attualità, il Referendum in parole semplici: la riforma del Senato (1 di 5)
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Mancano poco meno di due mesi all'appuntamento con il Referendum Costituzionale del 4 Dicembre. Previsto dall'articolo 138 della Costituzione italiana, secondo il quale non è necessario che il 50% più uno degli aventi diritto vada a votare per avere validità, il Referendum sta mettendo a dura prova le competenze in materia di diritto dell'italiano medio. Un Sì o un No per approvare o respingere il testo di legge n. 88 del 15 Aprile 2016, approvato da entrambe le camere, non legittimo secondo i critici perché presentato in maniera anomala, come iniziativa di governo e non parlamentare, senza aver ottenuto la maggioranza dei 2/3 alla seconda votazione. Sospetti a parte, gli italiani andranno alle urne per esprimersi su un unico quesito che contiene una pluralità di questioni eterogenee.
 
Vediamo quali sono le novità, i pro e i contro che questa ambiziosa riforma prevede, provando a gettare luce sull'argomento, al fine di arrivare pronti alla fatidica data ed esprimere un'opinione consapevole e ragionata. Tre sono stati i tentativi passati, tutti falliti, di riformare la Costituzione italiana: a partire dalla prima commissione bicamerale Bozzi dell'82-'85, passando per la De Mita-Iotti del '92-'94 e quella D'Alema del '97-'98. Gli anni sono passati ma le tematiche oggetto di rinnovamento sono rimaste le medesime negli anni e si possono riassumere nelle seguenti macro-aree: Riforma del Senato, Elezione del Presidente della Repubblica, Competenze Stato-Regioni (Riforma del Titolo V della Costituzione), Referendum e iniziative legislative popolari. A queste si aggiunge la recente abolizione del Cnel (Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro) avanzato dalla proposta Boschi.
 
In questa occasione ci occupiamo dalla questione più annosa: quella dell'abolizione del Senato che sancirebbe la fine del "bicameralismo perfetto", l'attuale sistema parlamentare che prevede la produzione di leggi in virtù dell'accordo tra due Camere che hanno posizione di assoluta parità ma distinte autonomie. Ciò risponde al principio del moderato compromesso ma rallenta l'iter del procedimento legislativo, moltiplica la frequenza dei conflitti di interesse tra le due Camere e spesso porta alla paralisi dei lavori. In Italia i governi che si sono succeduti negli ultimi anni hanno vissuto momenti di difficoltà nel processo di approvazione delle leggi, tanto da dover ricorrere spesso al voto di fiducia, un "corto circuito" a cui ha concorso in gran parte l'errato meccanismo su cui si basa l'attuale legge elettorale in vigore, il cosiddetto "Porcellum", che non favorisce la stabilità governativa.
 
La riforma del Senato, proposta dal Ministro Maria Elena Boschi, prevede la parziale abolizione del Senato che avrà un ruolo minore rispetto a Montecitorio. Il numero di senatori, attualmente pari a 315, scenderà ad un massimo di 100, di cui 74 consiglieri regionali, 21 sindaci e 5 senatori di nomina presidenziale con un mandato di 7 anni non rinnovabile. Questi, oltre a rappresentare Regioni e Comuni, che saranno chiamati ad esprimersi col voto su alcune tipologie di leggi (costituzionali ed elettorali in primis, quindi senza abolire totalmente il bicameralismo perfetto), saranno chiamati in misura minore e in tempi ristrettissimi a pronunciarsi sulle leggi partorite dalla Camera, parteciperanno alle elezioni del Capo dello Stato e avranno facoltà di nominare 2 membri della Corte Costituzionale, pur non ricevendo nessun compenso per questa attività. A votare la fiducia al Governo sarà soltanto la Camera e non più i due rami del Parlamento.
 
A fronte di un notevole snellimento delle procedure di approvazione delle leggi e di un risparmio economico derivato dallo smantellamento di parte del Senato, i detrattori della Riforma rispondono sostenendo che il Bicameralismo perfetto consente di legiferare anche fin troppo velocemente - 279 giorni è il tempo medio registrato per l'approvazione dei disegni di legge - e che non c'è una presunta eccessiva legiferazione: piuttosto lo stesso materiale legislativo viene spesso modificato perché non ben ponderato. Inoltre, i sostenitori del No ritengono che il risparmio previsto di 500 milioni di euro annui, dovuto anche all'abolizione del Cnel e delle Province, sia fasullo, e che, secondo una stima della Ragioneria dello Stato, i rimborsi ai senatori non possono essere del tutto aboliti, ridimensionando la cifra intorno ai 57 milioni.
 
L'esautorare il Senato delle sue funzioni, inoltre, non favorirebbe né l'approvazione più rapida delle leggi né una capacità legislativa migliore, ma soltanto l'accrescere di contenziosi in Consulta e il continuo rischio di paralisi dei lavori. I Senatori, infatti, sarebbero tali soltanto part-time, perché accumulerebbero un doppio incarico, oltre a quello di Consiglieri Regionali e Sindaci, e il loro mandato sarebbe vincolato alla scadenza della elezione a Sindaco o Consigliere: pertanto si creerebbe il rischio di un turn-over frequente che genererebbe confusione ed incertezza nei lavori. All'interno di questo scenario, sicuramente non rassicurante, i Senatori a vita, inseriti in un contesto regionale e in numero invariato rispetto ad un Senato più che dimezzato, sarebbero in numero sproporzionato e assoggettati alla volontà del Presidente della Repubblica che li nomina.
 
Non risulta chiaro dal testo legislativo se i cittadini eleggeranno direttamente o meno i Senatori; ciò che appare evidente è che così la composizione del Senato dipenderà dall'andamento delle Regionali e delle Comunali. In tutto ciò si innesta l tema è quella dell'immunità, che viene estesa di fatto anche ai nuovi membri del Senato. Ad essere protetta dall'autorizzazione a procedere sarà automaticamente anche la loro attività di amministratori locali: una giusta tutela per i fautori della Riforma, una protezione per numerosi "amici" già indagati per i detrattori.
Author: Valentina Manna

 
   
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