Attualità, il Referendum in parole semplici: il Titolo V (3 di 5)
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Qualcuno ricorderà ancora il clamore mediatico suscitato nel 2012 dalle vicende legate a "Rimborsopoli", ovvero le spese pazze effettuate da numerosi consiglieri regionali, rimborsate poi attingendo alle tasche delle Regioni e dello Stato nei casi più gravi. Ciò avveniva in virtù del fatto che la svolta "federalista" della Costituzione Italiana - nata negli anni '70 e proseguita fino alla riforma del Titolo V della Costituzione avvenuta nel 2001, la quale ha consentito la modifica di 17 articoli, a fronte degli attuali 47 del ddl Boschi - aveva creato un forte squilibrio tra autonomia e competenze centrali e locali. Approfondiamo la questione: il Titolo V è quella parte del testo costituzionale che si occupa di assegnare competenze agli enti locali, ovvero Regioni, Province e Comuni. La modifica più recente, quella che risale al 2001, ha delegato un potere maggiore agli Enti locali rispetto al passato, arrivando a concedere alle Regioni di potersi occupare di tutte quelle materie che non sono di esclusiva competenza dello Stato. Ciò ha comportato la crescita dell'autonomia di spesa e organizzativa delle Regioni, senza che però crescesse di pari passo l'autonomia fiscale: infatti, Irpef, Irap e parte dell'Iva sono le uniche imposte raccolte dallo Stato i cui proventi possono essere spesi liberamente dalle Regioni. Per amore della precisione, l'Irap è riscossa dalla Regione, che può stabilire una maggiorazione non superiore all'1% dell'aliquota. La quantità di denaro proveniente dagli altri due tributi è stabilita dallo Stato. Un aumento delle competenze ha comportato un aumento delle spese degli enti locali, i quali hanno cominciato a sborsare soldi a dismisura senza preoccuparsi di doverli recuperare: lo Stato, infatti, in caso di buchi da ripianare, ha agito prelevando fondi nazionali, non potendo, a causa proprio del Titolo V, imporre agli Enti locali di ridurre gli stipendi dei consiglieri o i fondi dei gruppi consiliari. Molti amministratori locali poco oculati quindi si sono trovati impuniti, rispetto a veri e propri disastri finanziari, senza considerare che la poca chiarezza con cui venivano differenziate le competenze locali e quelle nazionali, ha ingolfato la aule di Giustizia italiane di contenziosi da risolvere. Cosa propone il ddl Boschi per la risoluzione del problema? Una sorta di passo indietro: lo Stato riacquisisce gran parte delle competenze prima affidate alle Regioni, abolisce le Province e si arroga il potere di commissariare quegli Enti locali che sono in dissesto finanziario. Viene introdotta inoltre la cosiddetta "clausola di supremazia", cioè la possibilità dello Stato di intervenire contro gli Enti locali in nome dell'interesse nazionale. Secondo il riordino delle competenze - art.117 - 21 sarebbero le competenze statali (produzione, trasporto e distribuzione nazionali dell'energia, le infrastrutture strategiche e grandi reti di trasporto, i porti e aeroporti civili, tutela e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici, ambiente ed eco-sistema e non più la "tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali" ecc.), mentre 8 sarebbero quelle delegate alle Regioni (pianificazione del territorio regionale e mobilità al suo interno, dotazione infrastrutturale, di programmazione e organizzazione dei servizi sanitari e sociali, promozione del diritto allo studio, anche universitario ecc.). A fronte di una auspicata omogeneizzazione dei servizi e di una maggiore responsabilizzazione rispetto all'operato degli amministratori locali, i sostenitori del No al Referendum sottolineano innanzitutto che le Regioni a Statuto speciale e le Province autonome non saranno oggetto di questo riordino. 5 Regioni italiane insomma funzioneranno in maniera differente rispetto alle altre: ciò significa che avranno competenze legislative diverse e non sarà possibile imporre loro un tetto allo stipendio dei parlamentari ed il rispetto delle "quote rosa". Inoltre, sarà veramente molto complicato eliminare la "competenza concorrente" tra Stato e Regioni poiché lo Stato sulla carta ha facoltà legislativa e gestionale esclusiva su "disposizioni generali e comuni": ciò significa che gli Enti locali, per via della clausola residuale, avranno competenza su ciò che resta escluso, non modificando di fatto lo squilibrio preesistente. In più, in alcune materie di attribuzione statale come le grandi reti di trasporto, produzione e distribuzione nazionale dell'energia, finanza pubblica e sistema tributario ecc., lo Stato avrà facoltà di delegare l'attuazione delle stesse proprio alle Regioni.
 
 
   
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