Euro 2016, dopo Italia-Spagna 2-0: veri Maestri
conte16
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Il mondo finisce così, secondo T.S. Eliot: non col rumore di un'esplosione ma con un fastidioso piagnisteo. Il mondo calcistico spagnolo si squaglia a Saint Denis in un languido gemito indotto dalla superiorità di un avversario che si pensava potesse essere agevolmente contenuto. Alla Eldorado dei club iberici - Barça, Madrid e Sevilla trionfali in Europa - fanno da contraltare gli strali di una generazione uscita con ignominia dal Mondiale brasiliano, con placida rassegnazione dall'Europeo francese. La vince Conte, dal 1' al 90': la vince - su tutti i piani: tattico, fisico, strategico - nonostante un quarto d'ora di patemi, generati più dai nervi che non dalla superiorità tecnica dell'avversario. Forse vale ancora la pena conoscere chi hai di fronte. Conte lo sa, fa tesoro di questo insegnamento sin dalla prima panchina dello Stadium: lo porta in Nazionale dove non ha Pogba, Vidal e Tevez ma può fare affidamento sul blocco granitico della retroguardia, luogotenenti supremi di tante battaglie. Attenzione: non solo controgioco. È vero che l'Italia riesce lì dove altri - pur impattando - hanno faticato: stroncare gli spagnoli sul piano del proprio gioco, impedirgli cioè di metterla sul terreno a loro più congeniale. Ma lo fa giocando anche la sua, di partita: portando sempre uomini sopra la conduzione della palla, infilandoli tra le slabbrate linee degli iberici, aggredendoli con incosciente lucidità per frustrare coi minuti il mancato consolidamento del possesso ragionato. Chi non ragiona è anche Del Bosque, che si accorge tardi di arrivare impreparato all'interrogazione. Gli esterni tagliano troppo intasando ancor più il traffico, Busquets viene cotto ai fianchi dagli intermedi azzurri e mai aiutato dai compagni, con la difesa piatta e costantemente sollecitata. Superbo De Rossi nei 50' in cui il fisico regge, magistrale nel chiamare alti i suoi; Parolo e Giaccherini sorprendenti per continuità e concentrazione, la BBC ormai senza aggettivi; Pellè ed Eder telecomandati fanno legna e sostanza (ve li immaginate due così in mano ad un Mancini qualsiasi?). Ma è De Sciglio che strappa applausi ed encomi, ricordandoci quanto sarebbe atroce se uno del genere riuscisse nell'impresa di perdersi. Il risultato finale è una somma algebrica illustrata dal migliore dei maestri possibili, inchiodato al realismo delle idee e del coraggio. Sarà forse l'unica soluzione, ma ad avercene. E basta guardare dall'altra parte, a quell'avversario, al suo allenatore, al desiderio fustigato di fermare un tempo che inizia a correre piuttosto velocemente.
 
 
   
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