Letture, "L'arte della guerra" di Sun Tzu
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Le origini di questa piccola opera si perdono nella notte dei tempi e sono ammantate dal mistero tipico della cultura cinese: "Bingfa" o "L'arte della guerra" è probabilmente il più antico trattato militare della storia a giungere a noi nella sua integrità. L'autore sembra sia un generale di nome Sun Wu, vissuto ed operante in Cina intorno al VI secolo a.C., che aveva adottato l'appellativo di "Sun Tzu", ovvero Maestro Sun. Agli storici non è molto chiaro se sia stato effettivamente il maestro Sun a comporre il manoscritto o qualcuno in epoca successiva abbia raccolto i suoi insegnamenti ma la cosa straordinaria è che il suo contenuto ha ispirato ed ispira ancora oggi condottieri, strateghi militari e giovani manager. Si racconta addirittura che l'inarrestabile Napoleone vi abbia attinto spunti per le sue strategie di battaglia. L'edizione da me scelta è una ristampa del 2017 della Collana "I classici" della Casa Editrice "Conoscere" a cura di Mauro Conti, che si contraddistingue per una scorrevolezza e una semplicità di linguaggio oltremodo piacevoli. Il testo si compone di 13 capitoli che curano altrettanti aspetti dell'organizzazione del proprio esercito e della conduzione delle battaglie. Ogni capitolo, a sua volta, è suddiviso in piccole frasi numerate, una sorta di pillole da mandar giù ed interiorizzare. Sicuramente conoscere più approfonditamente la cultura orientale, aiuterebbe a dare una profondità maggiore a questo trattato che ne è evidentemente intriso, tuttavia, è possibile a mio avviso mettere in luce il nucleo fondamentale dell'opera nel concetto che la conoscenza e il "conoscere sé stessi" - come ci raccontavano anche i nostri saggi filosofi greci - sono le armi più potenti per sconfiggere il nostro nemico. Il sapere, unito allo studio approfondito del nostro avversario e delle condizioni di battaglia, unito allo spregiudicato utilizzo dello spionaggio, permette di raggiungere una padronanza delle situazioni tali da non dover temere nessuna sconfitta. I cinque pilastri fondamentali dell'arte della guerra sono riconosciuti da Sun Tzu ne: la legge morale, il cielo (inteso come condizioni climatiche), la terra (intesa come conoscenza dei luoghi di battaglia), il comandante, metodo e disciplina. Quando un condottiero utilizza sapientemente umanità e rigore ed è in grado di organizzare minuziosamente le sue truppe, può ottenere risultati eccezionali semplicemente aspettando il passo falso di un nemico impaziente. Per il maestro, il buon Comandante, oltre all'astuzia e alla pazienza, deve essere in grado di spargere meno sangue e morte possibile: prendere un paese straniero dilaniandolo non costituisce una vittoria vantaggiosa ed onorevole; allo stesso modo reprimere un nemico con violenza senza lasciargli una via di fuga è disonorevole. Il concetto di spionaggio, inoltre, di cui si parla nell'ultimo capitolo, a sua volta assume un aspetto anch'esso "accettabile": siccome le guerre, per portare un reale vantaggio a chi le porta avanti, occorre che siano rapide e meno dispendiose possibile per le casse dello Stato, spendere del denaro in più per foraggiare differenti tipologie di spie che possano avvantaggiare il Comandante nella conoscenza delle trame del nemico può costituire un valido deterrente allo spreco di risorse per una campagna di guerra nonché un risparmio di vite umane che possono ritornare alle loro famiglie. Pochi tra noi si intendono di guerra, tuttavia, molti possono trarre insegnamento da questo piccolo trattato: lo studio e la comprensione di noi stessi e delle persone con cui ci confrontiamo può essere considerata una quotidiana battaglia che possiamo volgere a nostro favore senza essere per forza infidi e sleali, ma evitando di compiere errori e attendendo pazientemente il momento favorevole, lavorando per costruirlo senza sosta. A differenza di quello che Niccolò Machiavelli sosterrà diversi secoli dopo (1532 d.C.) nel suo "Il Principe", la morale di un buon Comandante deve prescindere da quanto gli viene ordinato e deve rispondere alla sua abilità di recare il meno danno possibile. Un piccolo monito che può aiutarci a vivere meglio in una società intossicata dal concetto di aggressività e performatività a tutti i costi.
 
   
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