Romanzi, "Il sogno della macchina da cucire" di Bianca Pitzorno
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n un'era in cui la produzione massiva è l'unico diktat e la celerità nel confezionare un capo d'abbigliamento differenzia in positivo una casa di moda da un'altra, Bianca Pitzorno ci regala un inno alla lentezza, uno sguardo malinconico e illuminante sulla realtà quotidiana, ormai scomparsa, delle nostre nonne. "Il sogno della macchina da cucire", pubblicato dalla casa editrice Bompiani, è raccontato in prima persona da un'anziana, dettaglio che si scopre solo alla fine del romanzo, che ripercorre le vicende della propria giovinezza. La protagonista è una fanciulla vissuta a cavallo tra il XIX ed il XX secolo in un piccolo centro della provincia: cresciuta dalla nonna dopo aver perso entrambi i genitori, la ragazza impara da lei il mestiere di sarta, diventando ben presto una delle lavoratrici più stimate nella zona non soltanto perché brava ma anche perché contraddistinta da una grande discrezione. Attraverso il suo racconto conosciamo le vicende delle sorelle Provera, della giornalista statunitense Lily Rose, scopriamo i dolori della marchesina Ester, l'estrema povertà della piccola Assuntina e di sua madre morta prematuramente, veniamo in contatto con la figura di donna Licinia Delsorbo, centenaria contraddistinta da un'acredine rara che causerà non pochi dolori alla giovane sarta. La protagonista, di cui non conosciamo il nome, ha origini molto umili e, pur essendo nata in un'epoca in cui l'unica alternativa per una donna era il matrimonio e la prospettiva di farsi mantenere dal proprio marito, ha sempre desiderato l'indipendenza. E l'ha ottenuta attraverso il suo lavoro - che le consente di autosostentarsi anche dopo essere rimasta completamente sola - ma anche mediante lo studio, la voglia di migliorarsi, il desiderio di formarsi culturalmente. La ragazza, analfabeta fino all'adolescenza, decide di imparare a scrivere, inizia a leggere romanzi, va a teatro. Un atteggiamento atipico se consideriamo che fino a pochi decenni fa l'istruzione era esclusivo appannaggio delle classi agiate e che le donne, anche quelle di ottima famiglia, erano costrette ad interrompere gli studi perché la società si aspettava che dedicassero la propria esistenza esclusivamente al marito e ai figli. La giovane sartina è forte, volitiva, tanto da conquistare il cuore di un giovane e ricco studente di ingegneria, tanto da opporsi ad una donna potente che vuole mortificare il suo onore trasferendo su di lei le vergogne del proprio casato.
 
Bianca Pitzorno, scrittrice sarda laureata in lettere classiche, è nota al grande pubblico come autrice di testi teatrali, è saggista ed ha pubblicato libri per adulti e bambini. Ha collaborato a lungo con la RAI per programmi culturali e per l'infanzia, come il celeberrimo "L'albero azzurro" che ha entusiasmato generazioni di bambini. La sua scrittura è leggiadra, elegante, didascalica - ma in senso estremamente positivo. Bianca sa confezionare una storia con un involucro attraente che, una volta aperto, svela un contenuto avvincente. La scrittrice ha raccontato che per questo romanzo ha tratto spunto dalla propria infanzia, dalle sarte conosciute nel corso della sua vita. Alla storia ha aggiunto dettagli raccolti qua e là, ha rimaneggiato all'occorrenza, talvolta ha attinto dalla propria fantasia. Il risultato finale è un volume delicato ma, al tempo stesso, ricchissimo di spunti di riflessione: l'autrice pone l'accento soprattutto sull'omaggio che ha voluto tributare alle tante donne che vivono nei paesi del Terzo Mondo, donne spesso costrette ad osservare interminabili ore di lavoro davanti ad una macchina da cucire, in condizioni disagevoli, per guadagnare pochi spiccioli, mentre cucire dovrebbe essere un piacere, un diletto, oltre che una pratica utile per i piccoli imprevisti quotidiani. Lo ammetto, il romanzo di Bianca Pitzorno mi ha conquistata sin da subito perché leggendolo ho "rivissuto" vicende che talvolta ho ascoltato attraverso i racconti di mia nonna, donna appartenente ad una famiglia borghese ma educata allo studio del pianoforte e del ricamo. Ho provato ammirazione per questa sartina che ha saputo sfidare le convenzioni di un'epoca ostile alle donne, ho amato il suo coraggio, il suo desiderio di oltrepassare i propri limiti. Ho apprezzato la sua voglia di emancipazione, la sua fiducia nel vero amore ma anche la sua capacità di non appoggiarsi a nessuno dinanzi alle difficoltà della vita. Consiglio la lettura di questo volume per conoscere lo spaccato di una società che non esiste più ma, soprattutto, per comprendere che noi donne valiamo molto di più di quanto si creda.
 
   
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