Romanzi, "L'amore" di Maurizio Maggiani
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ella vita si arriva ad un certo momento in cui si sente letteralmente il bisogno di fare un resoconto di tutto ciò che è stato, di quanti chilometri sono stati percorsi e di quanti ancora ne restano, ma più di tutto è importante capire in che modo è stato raggiunto il traguardo, quanti ostacoli è stato necessario superare e soprattutto quanta forza è stata impiegata nel procedere con immensi sforzi lungo salite e discese quasi sempre ripide. Ed è proprio a questo punto della sua vita che un anziano attempato, ormai stanco, ma non di certo di vivere, inizia a tirare le somme mentre il flusso continuo e vorticoso degli eventi lo travolge insieme alla sua fedele compagna di vita. Maurizio Maggiani realizza nel suo nuovo romanzo, "L'amore", un quadro ben definito di due sposi che hanno avuto la fortuna di ammirare le più belle albe, lasciandosi incantare dai caldi colori di tramonti suggestivi, sempre l'uno al fianco dell'altro. Con una nota semiautobiografica il protagonista, nonché narratore diretto della storia, si ferma finalmente a pensare, riflettendo tra una fredda notte d'ottobre e la successiva sul significato intrinseco di ogni sua azione, di tutto ciò che è ormai andato, attendendo il futuro con più leggerezza, "che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall'alto, non avere macigni sul cuore", riportando una nota e quanto mai adatta citazione dell'illustre Italo Calvino. In effetti l'idea proposta dal nostro protagonista è la rappresentazione di un mondo idilliaco, di cui l'uomo, ormai raggiunta l'età più matura, può solo godere in piena libertà, lontano da quegli affanni che lo avevano inseguito per una vita intera. Questo romanzo si presenta, dunque, come una rilettura di un'incontaminata dolcezza, l'esordio di un sentimento puro e sincero. Gli occhi di lui rifulgono di una luce immensa, sprigionata dalla forza dell'amore. Sono secoli ormai che i migliori artisti, filosofi, letterati hanno disquisito e continuano a farlo su questo tema così dibattuto. In effetti ad oggi c'è ancora molta difficoltà nello stabilire una definizione univoca e universale e dal proprio punto di vista anche l'autore del presente romanzo ha voluto contribuire con una propria interpretazione, espressa dai gesti teneri e ricchi d'affetto del nostro protagonista. È l'espressione di una promessa che si rinnova di giorno in giorno, rafforzandosi con quella che potrebbe essere considerata una banalità di gesti compiuti nel quotidiano ma non è così. Lo sposo sa bene che amore non è solo affermazione di un rituale, rappresentato dal tradizionale scambio di fedi, e non è neanche l'atto concreto di condivisione del medesimo tetto. L'amore va oltre, supera i confini del noto, del non detto, travalica i più grandi ostacoli, oltrepassando i limiti dell'idea stessa di tale sentimento. E allora sorge spontaneo il dubbio che scuote nel suo animo l'ormai anziano uomo: "Dove ho imparato ad amare?". Una domanda certamente lecita ma di forte impatto, che lo devia, interrompendo lo scorrere del tempo e soprattutto dei ricordi; una domanda a cui non c'è risposta che si possa tradurre con le parole, sebbene esse siano l'unico strumento concesso all'uomo per interpretare qualsiasi atto di senso. L'interrogativo, però, non è vano. In maniera anche inconsapevole il nostro dimostra manifestazioni d'amore ogni giorno della sua vita nei confronti di una moglie ormai tanto avanti con l'età. E mentre le racconta il "fatterello", a lei molto gradito, legato a quel passato che sembra ormai così lontano, lui si prende cura della sua sposa, cucina lo "stocco accomodato", la conduce a letto, facendo attenzione a "imboccare un pezzetto di resina a forma di dentiera cava" per attenuare il fastidio del bruxismo notturno. È questo l'amore, ma forse nessuno dei sue sarebbe capace di accorgersene. Atti quotidiani, semplici, banali, racchiudono un profondo senso di amore puro e incondizionato, che si trasforma in una sorta di devozione continua e costante, che non si ferma neanche nel cuore della notte "per guardarla e vedere se maniman nel sonno sorride o digrigna i denti". È la narrazione di una vita, rivissuta tramite pensieri, ricordi, emozioni che ancora riescono a provocare profonde vibrazioni, facendo risuonare con estrema delicatezza le corde dell'anima. E ritornano in mente le vecchie passioni, l'amore per il focolare domestico, la cui brace era sempre viva, tanto in estate quanto in inverno. E poi le donne. In un amalgama di struggimento, dolore e dolcezza riemergono volti di cui il ricordo è vivido, ben definito: da "la Mari, marinara marosa, figlia del pesciaiolo" a "la Padoan" con la sua coda di cavallo, la luxemburghiana "Chiaretta", per poi chiudere con Ida la Bislunga. Ognuna di queste entità ha avuto modo di imbattersi in un uomo alle prime armi, un uomo che credeva in qualcosa, com'è lecito che sia, ma non era di certo amore. Perché l'amore vero, quello che riempie il cuore, quello che rianima e dà senza la pretesa di ricevere alcunché in cambio, insomma il vero amore, lo ha trovato alla fine del suo percorso, al termine di una vita così sacrificata, che di certo non gli ha risparmiato sofferenze. È la storia della vita di uomo, raccontata alla sua fedele compagna attraverso continui flashback che emergono nel pieno del loro candore nell'arco di una sola giornata. In ventiquattro ore intense, pregne di ricordi felici, ma anche tristi, vengono portati a galla i detriti di amori passati, di addii, di morti, mentre le colonne sonore che hanno caratterizzato la sua giovinezza ancora riecheggiano nella sua testa. E lungo il filo della memoria il protagonista prende forma; all'insegna dell'amore il protagonista si umanizza. Seppur zoppo e quasi cieco, sa amare, ha trovato ormai la sua dimensione e non può far altro che attendere il suo destino con la serenità di chi ne ha viste tante, senza mai perdere la forza di andare avanti.
 
   
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