Estate in Giallo, "Non posso far niente per te" di Giuseppe Fragale
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"Non so... stasera sarà difficile incontrarsi...ma certo che ho voglia di stare con te ma... aspetta..."
"Papà, papà, posso andare sullo scivolo laggiù?"
"Certo amore, vai pure, papà ti guarda da qui."
"E' Simone? Tuo figlio?"
"Si l'ho accompagnato al parco, ho così poco tempo da dedicargli."
"Simone non è l'unico al quale dedichi poco tempo."
"Non è facile inventarsi sempre nuove scuse, con le altre è sempre andata bene, ma non voglio destare sospetti. Cristina non è una stupida, ho bisogno di lei, sai benissimo che io non ho un soldo, è lei che ha la grana!"
"Questo è un tuo problema, è la prima volta che ti chiedo d'incontrarci, ma se non vieni stasera saprò come rimpiazzarti!"
"Va bene, va bene, inventerò qualcosa ti richiamo più tardi."
"Ok, ma non aspetterò più di due ore."
Manuela era bella, giovane ma anche forte e determinata, i lunghi capelli castani si adagiavano sull'eufoniche spalle, la pelle bruna dalle bronzee venature, gli occhi acuti e profondi. C'era voluto poco per attirare su di sé le attenzioni di Alberto, giovanile cinquantenne, i modi adulatori e l'aspetto curato gli donavano ancora un inconfutabile fascino. Si rigirò, le festanti grida dei numerosi bambini lo circondavano. Alcuni giocavano in gruppo, altri calciavano una palla, altri ancora si rincorrevano lungo i verdi prati,... ma Simone.... Non sentiva la sua voce e non correva insieme agli altri.
"Simone, Simone... Sono papà , dove sei? Dove sei?"
Le grida erano sempre più disperate, correva tra la gente che affollava il parco urlando il suo nome, la vana ricerca era sempre più affannosa. Simone non rispondeva. Il pomeriggio trascorreva veloce, la disperazione negli occhi di Cristina acuiva i suoi sensi di colpa: "Ma come hai fatto a perderlo di vista? Dov'eri mentre lo portavano via?"
Lo squillo interruppe il loro litigio.
"Abbiamo tuo figlio."
La voce contraffatta lo inquietò ancora di più.
"Chi sei? Dov'è Simone? Quanto vuoi? Pronto?"
"Non posso far niente per te!" "Pronto? Pronto?...Dannazione!"
"Cos'hanno detto? Alberto, come sta Simone?"
Cristina lo tirava per la camicia, voleva qualcosa di più di quelle due scarne frasi che gli riferì suo marito. Voleva Simone.
"Avvisa la polizia, ci aiuteranno, lo troveranno loro..."
"Oppure lo perderemo per sempre, no niente polizia. Lunedì raccoglierò tutti i nostri fondi e li farò liquidare quanto prima. Per loro è solo una questione di soldi, riavremo nostro figlio, te lo giuro."
Cristina lo tirò forte a sé, appoggiò la testa sulle sua spalla e gli sussurrò con un tono misto di rabbia e dolore: "Tu l'hai perso, riporta Simone a casa, riportami mio figlio."
E scoppiò in un pianto singhiozzante. Cristina era una donna di classe, quarantadue anni, alta, magra, una famiglia facoltosa alle spalle, una laurea in lettere. E Simone.
Il secondo squillo tuonò nel silenzio della notte.
"Rivuoi tuo figlio?"
"Si, Si, dimmi dove, come, quanto....dimmi qualcosa.."
"Non posso far niente per te."
La cornetta si richiuse, Alberto lanciò il telefono, cadde in ginocchio, i suoi pugni aprirono delle piccole crepe sul muro, quelle del suo cuore erano sempre più profonde.

***

Domenica mattina. Il terzo squillo.
"Pronto."
"Voglio parlare con tuo marito."
"Vogliono te."
"Eccomi, non attaccare. Ti ascolto, ascolto le tue richieste."
"Simone sta bene."
"Fammi parlare con lui, fammi sentire la sua voce..."
"Non sei nelle condizioni di trattare."
"Va bene, va bene, allora dimmi cosa vuoi, lunedì tutti i miei fondi saranno disponibili, rivoglio solo mio figlio...."
"Non posso far niente per te."
Il telefono si richiuse. Alberto e Cristina si strinsero forte, per la prima volta riuscirono a comunicarsi il loro dolore. Dopo dieci ore ancora uno squillo.
"Pronto"
"Non parlo più con te, passami tua moglie."
"Pron-to"
"Simone è un bimbo molto tranquillo."
"Non fargli del male, ti prego, è...è mio figlio"
Una lacrima le scese dagli occhi spezzando le sue parole, ma sapeva che non poteva lasciarsi andare.
"Tornerà presto a casa."
"Cosa vuoi che faccia? Farò qualsiasi cosa mi chiederai..."
Dopo dieci secondi di silenzio "Prendete la statale 14, al quindicesimo chilometro a destra c'è una stradina dissestata. Percorrete altri due chilometri. Sul muretto troverete una busta con altre istruzioni. Alle tre di stanotte. Se tardate, se non sarete solo tu e tuo marito, se ci saranno ulteriori sorprese....." "Nessuna sorpresa, saremo soli, la polizia non è stata avvertita."
La telefonata s'interruppe. Sul volto di Cristina la disperazione aveva lasciato il posto alla speranza.
"Ma cos'ha in mente, perché rapire Simone e non chiedere un riscatto?"
"Non lo so, l'unica cosa da fare è andare lì."
La Statale era libera, procedevano sulla loro BMW nera a forte velocità. Al quindicesimo chilometro la strada dissestata. Altri due e poi il muretto. Il foglio: "Lasciate la vostra auto, Proseguite a piedi. Un altro chilometro. A sinistra troverete un viale. Percorretelo." Lasciarono l'auto e s'incamminarono spediti verso il viale. Simone era vicino. Il passo era affaticato, la voce intermittente spezzata dall'affannoso respiro.
"Dio, Dio mio fa che stia bene, ridonami mio figlio."

***

L'ultima volta che aveva invocato il nome di Dio così intensamente fu quando diede alla luce Simone, ora riaverlo tra le braccia sarebbe stata come rimetterlo al mondo. Il viale era buio, con curve irregolari ora a destra ora a sinistra, il fondo era un misto di sassi e terra dissestata. In fondo un auto a fari spenti, non c'erano luci solo la luna ad illuminare la scena. Scesero in tre, s'incamminarono verso loro. Due uomini più giovani, alti, robusti, sulla trentina con le mani all'interno dei loro lunghi cappotti neri, un altro più vecchio li precedeva.
"Restate lì, non muovetevi!" Alberto si fermò.
"Dov'è Simone?"
"Sta dormendo, è in auto."
"Cosa volete da me? Perché l'avete rapito?"
"Non posso far niente per te, ma per tua moglie e per tuo figlio si...."
Quella voce.., quelle parole...ad un tratto tutto gli fu chiaro!
"Alberto, ne è passato di tempo da quel giorno!"
"Brutto bastardo!" Cristina ebbe un sussulto.
"Chi è, lo conosci? Chi sei, perché hai fatto questo a mio figlio?"
"Simone sta bene, non ha capito neanche cosa stava accadendo. Ho avuto cura di lui in ogni istante, con i miei figli non ho potuto fare lo stesso...Non posso far niente per te...la ricordi questa frase? Io la ricordo come se me l'avessi detta ieri, invece sono passati venti lunghi anni.. mi lasciasti marcire in un mare di debiti, i tuoi debiti, io ebbi solo l'incoscienza di firmarli. Mi fidavo di te, delle tue promesse, del tuo carisma...eri come un fratello per me. Poi improvvisamente a te tutto, a me niente, anzi a me i debiti e guai con la giustizia. Sono stato dentro sei lunghi anni, mia moglie mi ha lasciato, i miei figli hanno vissuto nella melma, mentre io non potevo accudirli, hanno conosciuto miseria, infamia, umiliazioni, galera. Tu invece hai avuto una vita felice, una bella casa, una moglie ricca, un bel bambino...."
"Alberto, Ma cos'è questa storia?"
Lui la interruppe: "Ora basta, voglio Simone."
I due giovani calmarono il suo impeto bloccandolo per le spalle.
"Calma, calma, dì un po' hai raccontato a Cristina come mai quando abbiamo portato via Simone, tu non eri con lui? Le hai parlato di Manuela? E delle altre?"
"Cosa significa, chi è Manuela? Quali altre?"
"Cristina non dargli retta, è solo un pazzo..."
"Non posso far niente per te, ma per Cristina e Simone si. Posso evitare che continuino ad avere al loro fianco un marito infedele ed un padre avido e spietato. Hai sempre pensato che il denaro potesse comprare tutto: auto, ville, amanti, anche il riscatto di tuo figlio... Mi fai solo pena."
Manuela li raggiunse ed accompagnò Simone dalla madre. Lei lo strinse, lui aprì gli occhi socchiusi e sospirò "Mamma, mamma..."
Lei scoppiò in lacrime, lo strinse forte a sé.
"Alberto, aspettavo una tua telefonata, ma ti capisco hai avuto altro cui pensare... Ci tenevo a presentarti la mia famiglia, mio padre ed i miei fratelli...! Ricordi cosa mi stavi dicendo mentre tuo figlio veniva rapito?"
Cristina ascoltò allibita la registrazione della telefonata, non le pareva possibile che Alberto.. che lui.... "Bastardo, come hai potuto, come ... come..."
"Cristina.."
"Zitto! abbi almeno la decenza di stare zitto! Ora andiamo a casa, da domani esci per sempre dalla nostra vita!"
Alberto si avvicinò, cercò di abbracciare insieme sua moglie e suo figlio.
"Stai lontano da me, stasera hai riavuto tuo figlio, ma hai perso per sempre la tua famiglia. Ritornerai ad essere il pezzente che eri quando ti ho conosciuto!"
"Figlio di puttana, questa me la paghi, giuro che me la paghi..."
"Chissà che stanotte non abbia fatto qualcosa anche per te! Io ho già pagato per i miei errori, ora è il tuo turno..."
FONTE: "Non posso far niente per te" di Giuseppe Fragale - Ewriters.it
 
   
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