Racconti dalla Quarantena, "Gli anziani falcidiati nel 2020" di Pina Esposito
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on solo Coronavirus. Si apre la rubrica "Racconti dalla quarantena", uno spazio di testimonianze e di ricordi che IRNO.IT ha intenzione di raccogliere come diario comune di questi lunghi giorni di speranza, attraverso i pensieri e le esperienze quotidiane di tutti noi. I racconti, accompagnati dalle emozioni e dalle riflessioni, le poesie, i fatti o gli aneddoti casalinghi, saranno pubblicati sul quotidiano IRNO.IT. Ma anche storie nate dalla fantasia di questi giorni. I testi, inediti, dovranno avere una lunghezza massima di 30 righe (2 mila caratteri, spazi inclusi), riportare nome, luogo e data ed essere inviati via email a redazione@irno.it (oggetto: "Racconti dalla quarantena"). Inoltre, il testo potrà essere accompagnato da una foto o da un disegno (max 1) da allegare all'email. Non ci sono limiti di età. Di seguito un prezioso contributo, tutti gli altri possono essere letti cliccando qui.

RACCONTI DALLA QUARANTENA

Gli anziani falcidiati nel 2020
Gli anziani nelle case di cura sono ricurvi come i rami scarni. Hanno un che d'infante nel viso, nonostante le rughe. Negli occhi il velo degli affanni e l'opaca luce di mille ricordi. Nelle mani stringono il tremore del vuoto, scosso dal tocco lento dei loro cuori.
Gli anziani nelle case di cura sono più anziani degli altri anziani, pur se li eguagliano negli stessi anni vissuti. Aspettano senza fretta i passi cadenzati degli affetti; aspettano carezze che tardano spesso a venire. Non pronunciano parole che declinano altro, oltre l'attesa. Di notte li visitano gli uccelli notturni ad animare un sonno carente di sogni.
I sogni li hanno persi lungo vallate di nebbia, così fitta da ricordare tanti cieli d'inverno. Gli anziani nelle case di cura sono nomadi stanziali e stanchi. Tutte le foglie d'autunno sembrano marcire fra le lenzuola loro. Gli anziani nelle case di cura sono come piccoli uccelli appena schiusi dall'uovo. Aprono il becco anche loro per cercare, forse, molliche di vita, mentre sale l'arsura, ingoiata fino allo spasmo dalle loro gole. Si sa, ogni morte è tragica e, ad essi, ciò non sfugge. Sanno della prossimità della loro fine lunga quanto tutta la propria vita. Ma un tempo furono bimbi, tenere corolle da curare con cura. Allora queste idee di morte non esistevano nella loro testa, piena solo di belle fantasie. Amavano come tutti i bambini le fiabe. Anche essi aspettavano, trepidi, il lieto fine. Se a qualcuno degli anziani deceduti in questi oscuri giorni avessero raccontata una fiaba dove il cattivo vince e l'innocente muore, avrebbero pianto e pestato i piedi, a lungo, per terra. Avrebbero fatto capricci e proteste, esigendo un finale diverso. Mai, qualcuno di quei bambini di un passato lontano, avrebbe immaginato la morte che gli è toccata. Una morte con gli occhi di orco; una morte silente e assai spietata.
Pina Esposito
Nocera Inferiore (SA)
 
   
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