Estate in Giallo, "Le maree non hanno segreti"
Salerno News
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- Infarto. Me lo confermi, doc?
- Fulminante, aggiungi pure.
Jack O'Neill sprofondava nella sabbia, quasi dormisse. Ma se stava dormendo, era un incubo impazzito quello che aveva preso a calci il suo cuore. La smorfia che gli manometteva i connotati non lasciava dubbi. Una montagna di carne squagliata (il ricordo del quintale ormai sbiadito nel tempo) era il tumulo naturale per quel cuore finito sotto un rullo compressore.
La moglie, giovane e avvenente ("da infarto..." pensò Barrett) era accasciata sopra una sedia pieghevole. Il tramonto rendeva più ardenti le sfumature della sua bellezza.
- Signora... - attaccò l'ispettore Barrett
- Juliette Breton
- Signora Breton, se la sente di raccontarmi quello che è successo?
Tirò su col naso un paio di volte; scosse i lunghi capelli neri con un brusco scatto della testa; poi parlò, con voce calda ma sommessa:
- Jack e io siamo... eravamo in viaggio di nozze...
- ... sull'isola di Harris? - incredulità di Barrett.
- Anche: stavamo girando tutte le Ebridi, Interne ed Esterne, dopo la Scozia. Jack amava questi luoghi, tra l'altro erano la patria dei suoi whiskies preferiti, i torbati.
- Palato fine - sentì di dover dire l'ispettore, quasi a consolare la vedova.
- Stavamo girovagando in macchina, quando ha avvistato una magnifica spiaggia, resa infinita dalla bassa marea. Il sole ne faceva una prateria dorata, senza ombra di presenza umana. Jack ha accostato, in silenzio; è sceso. Stava lì immobile; schermandosi con la mano destra, fissava un punto lontano. Poi s'è messo in movimento, con una agilità insolita per lui. L'ho chiamato, ma non mi rispondeva. L'ho seguito nella sua marcia quasi ipnotica verso un punto per me indistinto.
- La macchina, dov'è? - le chiese come soprapensiero Barrett.
Gli indicò col capo la posizione. Lui raggiunse sul bordo della strada una BMW X5 4.8 IS blu notte: pareva messa lì per uno spot pubblicitario. Spolverò con lo sguardo un'incerta successione di pesanti orme maschili, che si sovrapponevano ad altre più evanescenti. Si accucciò per scrutarle meglio: lo incuriosiva quel continuo accavallarsi di suole, come se le piccole sfumassero sempre in quelle giganti.
Tornò dalla signora, evitando con cura il binario tracciato in precedenza dalla coppia.
- Diceva, mi scusi? - buttò lì gentile ma distratto
- Jack - riprese lei con una leggera punta di stizza - non mi ascoltava, tirava diritto verso un insieme indistinto di oggetti. Questi che vede, ispettore...
Barrett, Phil Barrett
L'insieme indistinto di oggetti era costituito da un tavolinetto pieghevole e quattro seggiole altrettanto pieghevoli: articoli vecchi, scrostati, qua e là arrugginiti. Sul piano del tavolo, uno straccio stinto; piatti di plastica incrostati; un paio di occhiali da sole fuori moda; un cappellino estivo da bambina, sgualcito; una bibita gassata con relativa cannuccia; una bambola vissuta, stinta, con la gonna ripiegata all'insù. A gambe larghe: mostrava, sul pube, chiazze rosso carminio. Vivido.
L'investigatore non pose domande; si limitò a sollecitare il dialogo con uno sguardo interrogativo.
- L'ho raggiunto che era fermo di fronte a... a questo quadro. Immobile, ma scosso da fremiti. "Jack, Jack! - lo chiamavo - che succede, che fai?". Ma lui niente. Gli sono corsa davanti, - meccanicamente l'ispettore vagliò le impronte visibili fra il cadavere e il tavolino - continuavo a chiamarlo: "Jack! Jack, mio dio, che succede, che cosa ti succede? Stai male? Andiamo via, via da qui!". Lui non mi sentiva, non mi vedeva: era come se... come se da dentro due copie di mani gli tappassero occhi e orecchie. Tremava sempre di più, fissava la bambola, sembrava sul punto di parlare, ma i suoi occhi urlavano per lui. Mi sono girata, per vedere se alle mie spalle succedeva qualcosa. Niente, nessuno. Volevo avvicinarmi a lui, scuoterlo, strapparlo da quello stato di terrore ebete, ma mi sentivo... ero bloccata anch'io. Vittime di un incantesimo? Mi sentivo fuori dal mondo, dal tempo; sospesa in... in un set cinematografico.
Sì, convenne fra sé l'ispettore: immagine azzeccata. Accarezzò nuovamente con occhio saputo tutti gli elementi di scena: niente fuori posto, come i capelli di una donna appena uscita dal parrucchiere. Non era certo stato il vento a indossare i panni dell'attrezzista/scenografo; non era stata la salsedine del mare a rosicchiare la plastica di sedie e tavolino, a schizzarli di ruggine. Harris covava allievi di Kubrick? Guardò il mare quasi amaranto, laggiù dove si era ritirato in attesa del prossimo assalto: sbuffava placido, con il ritmo dell'inesorabile. No, tu non c'entri, anche se fai il sornione.
- Ho mosso un passo verso Jack e lui è arretrato barcollando, prima di cadere all'indietro. Così come lo vede.
Lasciò che il silenzio desse al suo racconto un tono definitivo. Tale almeno parve a un cupo Barrett. A sua volta silenzioso per un lungo tratto.
- Chi guidava la BMW?
- Io. Jack si affaticava molto, soprattutto su strade...
- ... su strade come queste, dove non parrebbe molto consigliato aggirarsi con simili dinosauri. Senza offesa per la vostra superba auto, ci mancherebbe. - Pausa - Chi ha scelto la meta del viaggio?
- Gliel'ho già detto: mio... marito amava queste terre.
- La X5 è vostra o è noleggiata?
- Noleggiata, noi abbiamo una berlina poco adatta a questi viaggi.
- Chi l'ha scelta?
- Ispettore, - la donna scattò in piedi quasi la sedia fosse incandescente - questo è un interrogatorio! Io... io...
- Mi scusi, signora. Ha ragione, le chiedo scusa. Concluda il suo racconto, la prego.
Tornò a sedersi, componendosi vestito e capelli.
- Quando l'ho visto piombare a terra, mi sono gettata su di lui, chiamandolo. Non sentivo più il suo respiro. Ho cominciato a praticargli il massaggio cardiaco: ultimamente aveva avuto disturbi, mi ero fatta mostrare come si fa. Ho dovuto arrendermi presto: non sentivo più il cuore. Ho composto il numero d'emergenza e ho chiesto un'ambulanza. Non sapevo di dover avvertire la Polizia.
- Non era tenuta a saperlo; come vede, hanno provveduto loro. Quando c'è di mezzo un morto in una situazione così... una formalità, in un certo senso. Per ora basta: se avrò bisogno di lei... in via del tutto ipotetica, sia ben chiaro... dove posso rintracciarla?
La vedova immusonita gli porse un bigliettino da visita. Barrett le tese la mano:
- Mi scusi il disturbo. Condoglianze e... coraggio.
Trattenne la mano di lei per un attimo di troppo, senza nemmeno capirne il motivo. Quando se ne accorse, arrossì leggermente.
Mentre Juliette Breton si allontanava dalla scena, l'ispettore diede indicazioni precise al suo fotografo, che procedette con meticolosa scrupolosità.

♦ ♦ ♦

La luce al neon dell'ufficio cominciava a fondersi con il biancore dei primi attacchi di sonno. Scolò l'ultima tazza di caffè, poi si trascinò in bagno per scrostarsi dalla faccia un po' di appannamento. Non era sua abitudine fare quegli orari notturni: nelle Ebridi Esterne la vita scorreva rispettosa dei rigidi dettami calvinisti, non succedeva mai niente. Niente che meritasse una deroga all'ora canonica della ritirata. Stavolta però non riusciva a mettere nel cassetto i dubbi, gli interrogativi, le inquietudini che gli si erano abbarbicate. Come se il mare gli avesse depositato sui piedi, sulle gambe fasci di alghe appiccicose che gli rendevano impossibile muovere un passo.
Tornò a sedersi alla scrivania, davanti alle foto stampate da Bill. Formato A4. Portenti digitali... Non era un fan della tecnologia, lui, ma sapeva apprezzarne certi risvolti. Come non bastasse, l'agente-fotografo gliele aveva scaricate tutte sul computer: "Se vuole ingrandire, basta che clicki sul + oppure sul -. Facile, no?". Sempre tutto facile, per lui...
Barrett osservava e comparava le immagini di quelle impronte che movimentavano in gran numero la spiaggia nei paraggi di tavolo e sedie. Troppe e confuse. Secondo logica il racconto della vedova (brividi, al pensiero di una vedovanza venticinquenne) filava tutto liscio: il dottor Kildare aveva diagnosticato con sicurezza il decesso per inferto e non c'era motivo di credere che l'autopsia avrebbe stravolto il suo referto. Il vecchio Bob non si ubriacava mai prima di cena. Se Jack O'Neill era morto d'infarto, che c'era di strano, con quella mole spropositata? Un sorriso maligno gli attraversò la mente: una venticinquenne con quel fisico poteva scatenare un infarto in un cinquantenne obeso...? Represse subito la cattiveria: mica era morto nel letto, il signor marito e nulla faceva pensare a un indigesto rapporto sessuale consumato in spiaggia. Eppure quelle orme, quelle peste parevano raccontare una storia diversa, più confusa. Le suole del gigante davano l'impressione di sovrapporsi a quelle della fanciulla e non viceversa, anche se l'andamento era irregolare. Se la donna si fosse trovata alle spalle dell'uomo, a un certo punto le piccole orme si sarebbero dovute scostare da quelle grandi, affiancarle e poi proseguire. La sabbia non raccontava questo. Inoltre, scrutando con attenzione l'ingrandimento nei pressi del tavolo, l'andamento dei passi femminili segnalava che la donna era arrivata proprio fin lì, prima di girarsi e tornare indietro.
Allora, perché la bocca raccontava una storia diversa da quella dei piedi? Le ultime tracce dell'uomo erano molto confuse, lasciavano trasparire una grande indecisione, una lotta interiore, uno stato di grave impaccio.
No, qualche conto non tornava.
Il sonno lo colse come un fulmine a ciel sereno. Durò poco, forse per la posizione scomoda, forse per la marea di pensieri che gli sballottava il cervello. Andò in bagno a sciacquarsi la faccia con acqua fredda, prima di uscire dal Commissariato e salire in macchina. Non fu un viaggio breve, raggiungere quella spiaggia da Stornoway: fortuna che la notte quella strada era assolutamente deserta. L'alta marea si era da poco ritirata: la sabbia non conservava più traccia delle impronte del giorno prima. Il transennamento dell'area non aveva certo inibito al mare i consueti percorsi. Barrett ammirò, inspirandola, la bellezza struggente di quell'alba che gareggiava in candore con la schiuma rimpallata dalle onde. La superficie delle acque era placidamente ondulata, con un andamento sonnacchioso che quasi lo coinvolgeva. Scese, con cautela, verso il tavolo. Fissava ora dove metteva i piedi, ora il mare: lui sapeva, aveva visto tutto, ma non parlava. Muto come i suoi pesci.
A fianco di una seggiola qualcosa attirò la sua attenzione: si chinò a raccoglierlo, con molta cautela. Era un elegante fermacapelli in osso, intarsiato d'argento. Al centro due lettere dorate, in un carattere raffinato.
Lo tenne un attimo sospeso contro il cielo; poi lo asciugò con il fazzoletto e se lo mise in tasca. Sorrise, amaramente. Guardò il mare che bofonchiando ritirava lemme lemme i tentacoli dalla ciclopica spiaggia: posò un bacio sul palmo della mano e lo soffiò nella sua direzione.- Signora Juliette Breton, riconosce questo oggetto come suo?
La fresca vedova, che sfoderava una bellezza altezzosa e contrariata, ricevette il fermacapelli dalle mani dell'ispettore. L'aveva convocata in commissariato nel primo pomeriggio, con la scusa di firmare un verbale. Uno sguardo alle iniziali JB e un altro a Barrett la convinsero che la risposta giusta era
- Sì, è mio. Dove l'ha trovato?
- Sulla spiaggia di Harris, vicino al tavolino. - La fissava diritto negli occhi, quasi un innamorato. Ma con diverso trasporto.
- Grazie. - rispose asciutta e con forzato garbo - Mi dev'essere caduto dai capelli ieri e non me ne sono accorta. Forse proprio mentre mio marito...
L'ispettore raccolse dalla scrivania alcune fotografie e le mostrò in sequenza alla indifferente Juliette.
- Queste le ha scattate ieri il nostro fotografo, non appena lei se ne è andata. Vede da sola che il fermacapelli non c'è, in nessuna di esse. E questi - glieli indicò - sono ingrandimenti, se anche fosse finito sotto la sabbia, lo evidenzierebbero. Non c'era proprio, ieri, questo fermaglio. Questa mattina sì.
- Ma sarà stato un po' più in là, cosa vuole che le dica! O pensa - tono sarcastico - che ce l'abbia messo io la notte scorsa?
- Né lei né io, l'abbiamo portato lì, la notte scorsa. E' il mare che gliel'ha restituito. Forse non facendole proprio un favore.
- Ma che va dicendo, che va dicendo?! Che c'entra il mare, adesso? Che c'entra questo fermaglio con la morte di mio marito!
- Me lo dovrebbe dire lei, cara signora. C'è una sola spiegazione possibile per il ritrovamento del suo fermacapelli - glielo tolse delicatamente di mano; poi glielo mostrò - Era lì dalla notte precedente: la marea se l'è portato al largo e ce l'ha restituito la mattina seguente. Signora Breton O'Neill, che ci faceva lei su quella spiaggia la notte precedente la morte del signor O'Neill?
Bellezza, fascino, seduzione si eclissarono dal volto e dal corpo della giovane Venere: si trasformò in una Erinni ululante, che malediceva l'ispettore, il suo fotografo e tutta la polizia inglese. Sbraitava di avvocati difensori, di ambasciatori, di convenzione di Ginevra... La testa era scivolata via da lei insieme al costume da Venere.
- Signora Breton, le conviene calmarsi, con gli insulti e gli strilli non si va da nessuna parte. Lei non è accusata di niente, le sto solo chiedendo di raccontarci la verità, di spiegarci perché è andata in spiaggia due notti fa. Se non ha niente da nascondere, tutto si risolverà in breve tempo e senza problemi.
Sedette, anzi, si accasciò sulla sedia che lui le porgeva, con la testa in avanti, i lunghi capelli corvini a celarla al mondo. Quando tornò a guardare l'ispettore, era un'altra donna: il doppio degli anni, i tratti somatici sfigurati dall'odio, da un ghigno feroce.
- No, non ho niente da nascondere - la voce era gelida, tagliente. Barrett fece cenno all'agente Driscoll di mettersi al computer e cominciare a scrivere.
- La scena era la stessa, l'ho qui davanti agli occhi come fosse ora. Anche gli oggetti, gli stessi: li aveva messi da parte papà e io me ne impossessai molto tempo fa, li ho solo lasciati intaccare dal tempo. Tutto uguale; tranne me. Avevo dieci anni, io; giocavo ancora con le bambole. Venivamo qui tutti gli anni a giugno, perché papà adorava quella spiaggia enorme, le maree e gli piaceva che ci fosse poca gente. Quel pomeriggio non c'era nessuno: noi avevamo mangiato al nostro solito tavolino, poi mamma e papà erano tornati nella nostra roulotte... a dormire, avevano detto. Io giocavo tranquilla. Vidi quell'uomo - le labbra vibrarono come divorate da una febbre estrema - quando era già vicino a me. Non l'avevo mai visto, ma sembrava buono. Mi parlò del mare, dei pesci, mi invitò a fare il bagno con lui. Avevo l'acqua alle ginocchia quando mi prese, mi tappò la bocca con una mano, con l'altra mi strappò il costume e poi...
Non c'è più niente in quegli occhi, nemmeno odio: vuoto e basta.
- Da allora odio il mare - adesso ancora di più, pensò Breton - e ho odiato quel... quel bastardo. Perse il portafoglio in spiaggia quel giorno. Lo tenni io, non dissi niente a papà e mamma, pulii da sola il sangue, piansi da sola per tante notti. Crebbi, cercai notizie di... di Jack O'Neill, lo trovai, lo seguii, non lo persi più di vista. Nel frattempo ero diventata una superba gazzella di vent'anni in grado di far uscire di strada anche un ricco avvocato come lui. Mi inserii nella sua vita, entrai nel suo studio, lo sedussi, lo feci sbandare totalmente. Mollò la moglie, divorziò, mi sposò senza mai sospettare di niente. Durante il fidanzamento e la convivenza lo misi all'ingrasso, già robusto di suo. Lo incitavo a mangiare e bere e fumare. Divenne cardiopatico. Poi per il matrimonio organizzai il viaggio di nozze qui: avevo letto che c'erano delle maree spettacolari. Spedii in segreto all'albergo gli oggetti che avete visto in spiaggia. Due sere fa lo feci ubriacare, poi caricai tutto in macchina, andai alla spiaggia, disposi tutto come quel giorno. Non mi accorsi del fermacapelli caduto... Fui io il giorno seguente a chiedergli di fermarsi proprio in quel punto. Corsi davanti a lui incitandolo a seguirmi, con la promessa di una scopata travolgente al limite della marea. Era già in affanno ma volle correre, a modo suo. Arrivai al tavolo, afferrai la bambola e gli andai incontro: "Jack O'Neill, ricordi? quindici anni fa, più o meno questi giorni, una bambina di dieci anni, questo tavolo, queste sedie, i piatti sporchi...". Vidi che cominciava a ricordare (probabilmente non ero stata l'unica). "Jack O'Neill, tu mi hai tolto l'infanzia, l'adolescenza, la gioventù; il sorriso della vita. Adesso io ti toglierò la vita". Avanzai verso di lui con un coltello da cucina in mano, ma sapevo che non sarebbe stato necessario: avevo letto l'esito delle sue ultime analisi cliniche. L'hanno ucciso l'odio furibondo dei miei occhi; la paura dello scandalo imminente. Non certo la vergogna o il senso di colpa. L'ho lasciato rantolare fino alla fine, i miei occhi fissi nei suoi. Poi ho chiamato il numero di emergenza.
Tacque, ormai priva di motivi per continuare. Sembrava sollevata, ma indifferente a tutto.
Squillò il telefono. Barrett rispose:
- Sono io, dimmi. - Lunga pausa di silenzio. Poi - Grazie, sapevo di poter contare su di te.
Guardò quasi ammirato la giovane bellezza decomposta:
- Signora Breton, mi permetta in primo luogo di complimentarmi con la sua perfetta interpretazione. - La fresca vedova strabuzzò gli occhi - La bambina che fu stuprata da Jack O'Neill nel giugno di quindici anni fa si chiamava Francoise Nielly. L'abbiamo rintracciata, perché il suo... ex marito fu condannato a due anni per quel crimine. Ha confessato: come vi siete conosciute, come lei le ha proposto di 'venderle' la vendetta in cambio del matrimonio e del patrimonio di O'Neill. Se il mare non ci avesse restituito il suo fermacapelli, lei ora sarebbe una giovane, affascinante, ricchissima vedova. Forse, senza nemmeno vedere il carcere.
Se ora mi vuol raccontare come è andata veramente...
FONTE: Ewriters.it
 
   
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