Matrimoni, la Wedding Industry chiede sostegno economico per la categoria
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malfi. "Questo matrimonio non sa da fare", questa frase letta un'infinità di volte a scuola non è mai stata più attuale. Ma se nella storia dei Promessi Sposi a fermare il matrimonio tra Renzo e Lucia ci aveva pensato l'Innominato questa volta il cattivo della storia non ha un volto e neanche un aspetto ha solo un nome che abbiamo tutti imparato a conoscere, Covid19. E non ha fermato solo un matrimonio ma tutto un settore, quello del wedding italiano. E mentre si ragione sulle possibili riaperture con tempi ancora incerti, in questo settore dove il tempo e la programmazione sono essenziali, è tempo di appelli e di richieste per mantenere in vita tutto l'indotto ad esso collegato. Indicazioni e tempi certi per la futura ripresa dei matrimoni e degli eventi in Italia, sospensione delle cartelle esattoriali e dei tributi per il 2020, accesso a finanziamenti a fondo perduto per le aziende e indennità per i lavoratori autonomi: sono queste le principali richieste lanciate dal settore del wedding italiano. L'appello è stato promosso dal comitato promotore dell'Associazione Wedding Industry italiana - un gruppo trasversale e spontaneo che sta raggruppando decine tra wedding planner, catering e altri operatori - e lanciato anche on line con una petizione che ha già raccolto oltre 1.500 firme e il sostegno di molti nomi noti e autorevoli del settore. Il comitato si rivolge alle istituzioni nazionali per accendere i riflettori su un settore che coinvolge migliaia di operatori, dai catering ai fioristi, dalle ville ai fotografi specializzati, dalle wedding planner ai service audio e luci, passando per DJ, musicisti, camerieri, parrucchiere, estetiste, tipografi, animatori e molti altri. Una vera e propria industria che, solo per quanto riguarda il settore dell'organizzazione di matrimoni per stranieri, conta oltre 50.000 aziende e almeno 70.000 famiglie che vivono di questo lavoro e che attualmente non sono neppure nominate in una Fase 3 di ripresa lavorativa. Ed è proprio il comparto del Destination Wedding, ovvero l'attività di organizzazione e coordinamento di un matrimonio (o di un evento privato) in Italia per cittadini stranieri non residenti, quello che in questo momento è maggiormente penalizzato. Settore, questo, poco considerato dal Governo e addirittura abbandonato come evidenzia Serena Ranieri, titolare della "Italian Event Planner", azienda nata del 2011 e diventata con il tempo e la perseveranza, una grande agenzia di matrimoni in grado di creare eventi di grande impatto, tra cui l'organizzazione di matrimoni in Italia per cittadini stranieri.
 
   
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