Danza, tra crisi e voglia di ripresa. Giovanna Auriemma: "Non smettiamo di sognare"
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oma. Le Regioni cambiano colore, i decreti si sprecano ma il mondo dello spettacolo resta ancorato al palo. La preoccupazione e lo sconforto è tangibile sui volti dei tanti artisti che compongono questo ricco e variegato settore ricco di sfaccettature. Una di queste è senza dubbio rappresentata dalla danza in tutte le sue forme e sconfinamenti. Ne abbiamo parlato con la giovane e talentuosa ballerina napoletana trapiantata nella Capitale, Giovanna Auriemma. Ma andiamo con ordine e partiamo dagli inizi: "La mia passione nasce a 13 anni, ricordo ancora il primo saggio nel 2008 - racconta ai nostri microfoni - Nasce in maniera casuale, non per una volontà ben precisa. Facevo i compiti a casa di un'amica come spesso accadeva, lei aveva danza nel pomeriggio e fui letteralmente trascinata a provare. Accettai nonostante avessi vergogna, da quel momento sono stata "contagiata" e non l'ho più abbandonata. L'insegnante si complimentò per il talento e il fisico dopo aver visto i primi passi, stupendosi di come fossi alla prima esperienza. Prima, infatti, giocavo a Pallavolo o facevo corsi di Nuoto a Pozzuoli. L'entrare in sintonia con la maestra ha accelerato l'innamoramento per questo mondo".

Così in pochi anni arrivano i primi concorsi, il Sanremo Dance Festival nel 2016 e 2017 e tanti passi avanti: "La Danza mi ha aiutata a mettermi 'a nudo', a conoscermi meglio e superare un non facile momento dopo alcune vicissitudini familiari. A livello psicologico è stato un toccasana - prosegue Giovanna - Mi ha aiutato a tirar fuori quello che non riuscivo a fare pur sapendo di avere il carattere per farlo. Ballare e fare spettacoli mi fa sentire libera, a mio agio". Gli esordi con il modern jazz poi una trasformazione sempre più completa toccando la classica, la moderna, la contemporanea ed anche l'hip hop: "La vera svolta è stata due anni fa, decidendo di intraprendere un percorso di alta formazione a Roma. Al Liceo ho scelto l'indirizzo Scienze Umane, all'Università mi avrebbe fatto piacere frequentare Psicologia o studiare Criminologia ma la Danza è una vocazione. Per questo ho deciso di cambiare aria e vita, investire su me stessa a 23 anni, vivendo da sola e dedicandomi anima e corpo ad essa". Iniziando anche ad insegnare: "Mi è capitato qualche volta ma è più un obiettivo futuro. Ci vuole responsabilità, la danza è una vocazione: ci vuole tempo nonostante l'esperienza, non è come aprire una panetteria o gelateria".

Prima del Covid il moto era perenne, tra stage ed audizioni: "Ho fatto il casting per Amici quest'anno e seppur con feedback positivi non sono riuscita ad entrare ma la concorrenza è spietata e qualificata. Ma alla prima occasione utile ci riprovo - aggiunge determinata per poi ampliare la disamina - All'estero c'è più scelta, molte italiane vanno in Germania, Bulgaria o Usa: lì la danza è lavoro vero, qui non sei abbastanza".

Componente fondamentale è il rapporto con il pubblico e la situazione attuale a tal proposito pesa come non mai: "Il pubblico mette adrenalina, obiettivo di una ballerina è trasmettere il suo linguaggio al pubblico. Soprattutto per essere completa deve sapere fare qualsiasi cosa, seppur specializzandosi in un ramo. Ricordo con grande affetto il progetto teatrale "Leggere per ballare", dove portavamo in scena la rappresentazione di libri con un corollario benefico. Infatti per due anni abbiamo lavorato in sintonia con l'Ospedale Bambino Gesù per aiutare piccoli pazienti con problemi fisici e psicologici. Ho interpretato la parte di un'anoressica in una storia vera, tratta da 'L'insalata sotto il cuscino' di Stefano Vicari, davvero molto toccante. E poi il secondo anno mi sono "travestita" da rosa del 'Piccolo Principe'. Un qualcosa di emozionante sin dalle prove, significativo poi andare in scena e vedere come colpisci sia adulti che bambini. Dopo il primo lockdown ero fiduciosa, non poter tornare in scena a distanza di un anno è una vera e propria batosta. Da perderci la pazienza, da non respirare: quando possiamo allenarci, sballottati da una parte all'altra e facendolo con le mascherine, manca l'aria. Certo, la salute viene prima di tutto ma è frustrante essere così limitati. La danza è del resto l'opposto: libertà, valicare i confini, superare i limiti come capitato a me, vivere a velocità doppia e invece ora lo facciamo la metà o anche meno. Ma bisogna pur guardare avanti, adattarsi e reinventarsi, mettendosi in gioco diversamente e lavorando su se stessi. In questo la video".

Fattori compromettenti, acuiti dai mancati supporti istituzionali: "Siamo perennemente in sospeso - attacca la Auriemma - Senza nessun sostegno per il mondo dello spettacolo a differenza di quanto avviene all'estero. Da noi il settore artistico è abbandonato e non preso in considerazione già prima del Covid, figuriamoci ora. E' come levare l'ossigeno e non restituirlo, siamo sempre appesi ad un filo".

La conclusione, però, è proiettata con sguardo ottimistico al futuro: "Dobbiamo imparare a ragionare diversamente, prendendo esempio dai nostri nonni in guerra e da ciò che insegna la storia: alla crisi segue sempre una rinascita, nuovi tempi d'oro. Non dobbiamo abbatterci, su questo punto di vista prendo esempio da mia madre che per me è forza: vive per me e devo solo ringraziarla per il sostegno morale e materiale che non mi fa mai mancare - conclude - Il sogno? Continuare a sognare, tenendo i piedi per terra che ne abbiamo bisogno. Continuare a fare, fare quello che ci piace: la testa non ha limiti, siamo noi che ce li poniamo. La realtà è una linea piatta ma la passione è come il battito, altalenante. Noi artisti lo sappiamo bene, chi non è sognatore non lo percepisce. Questo è l'augurio più che il sogno che rivolgo al mio mondo, non perdere la voglia di vivere di emozioni, di sentir pulsare il cuore nell'esibirsi, di non smettere mai di spegnere il sacro fuoco della passione".
 
   
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