Esclusiva IRNO.IT, Veronica Angeloni: "Pallavolo scuola di vita"
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ontinua il viaggio di IRNO.IT alla ricerca dei pezzi da novanta dello sport italiano. Questa settimana è ancora una volta il volley al centro dell'attenzione ma, a differenza della precedente esclusiva, varchiamo ora i confini del bel paese per approdare in Russia dove ha messo piede una delle giocatrici più interessanti del panorama internazionale pallavolistico e non solo. Parliamo di Veronica Angeloni, schiacciatrice dell'Odincovo, attualmente impegnato nelle fasi finali della massima serie russa. L'atleta carrarese, girovaga della Serie A italiana, si è sottoposta con grande professionalità e simpatia alle nostre domande, facendo il punto sulla situazione attuale dello sport con annesse differenze tra modi di vivere, pensare e... giocare.

- Il mondo dello sport italiano viene spesso e volentieri identificato col calcio marcio di oggi e, di riflesso, si parla di crisi di valori ed identità generale. Dall'alto della tua lunga esperienza come vivi questo confronto esasperato? «Penso esista una netta differenza tra il calcio e il volley, soprattutto per quel che ne concerne i valori. Purtroppo abbiamo continui episodi che offrono un modello negativo del calcio, episodi di razzismo, bullismo o violenza negli stadi e, soprattutto, restano a galla personaggi che costituiscono veramente una mela marcia nello sport ovvero atleti, se così possiamo definirili, che "drogati" dai soldi perdono di vista il vero motivo per il quale fanno quel lavoro, cioè la passione, la dedizione, l' amore per il sacrificio fisico, e, vendendosi le partite, entrano in un un sistema che tutto a che fare tranne che con il significato della parola SPORT. Sono orgogliosa di affermare che nella pallavolo le famiglie possono venire tranquille e soprattutto possano apprezzare il forte contatto tra tifoso ed atleta. E' questa la parte migliore del nostro lavoro ».

- Negli ultimi hanni hai avuto la possibilità di esprimerti sia in nazionale che nella squadra di club su importanti palcoscenici internazionali. Che differenza di ambiente, cultura e mentalità hai, eventulmente, rintracciato? Che rapporto hai con la stampa che spesso e volentieri ha calcato la mano sul tuo nome su vicende di cronaca rosa? «Giocare con la nazionale mi riempie di orgoflio e prima di questa esperienza estera era stato l' unico modo per analizzare le differenti culture sportive. La pallavolo è la stessa in ogni posto ma, ad esempio, giocare in Brasile con un pubblico di 15.000 persone per un torneo Under 20 penso sia un emozione difficilmente ripetibile in Italia. Per quanto riguarda la Russia, la cultura è molto differente dalla nostra in tutto e ci vuole molta pazienza e spirito di adattamento. Per fortuna ho le spalle larghe di natura e sono felice di addentrarmi nel loro mondo, nonostante tutte le diversità dalle cose cui siamo abituati nel nostro paese. La stampa fa il gioko che deve fare, se nello sport c'è una ragazza carina, allora cercano di attirare l' attenzione che purtroppo in Italia incuriosisce di piu. A volte l'invasione nella vita privata fa male, soprattutto quando ero più piccola e totalmente ingenua. Adesso so che per molti di loro la fantasia nell inventare, colorire, aggiungiungere dettagli fuorvianti, è molto marcata quindi cerco solo di far scivolare addosso, a meno che non vadano sul pesante e, allora...sarà battaglia (ride, ndr) ».

- Dalla Pallavolo Carrarese ad importanti traguardi nazionali fino al trasferimento in Russia. Avresti mai immaginato un percorso simile ? C'è qualcuno a cui sei particolarmente grata per aver raggiunto simili livelli? Come è nato questo trasferimento all'Odincovo? «Il passaggio Italia-Russia è stato talmente rapido che non ho dovuto pensarci più di tanto, un pò la causa ad effetto è stato il fallimento di Conegliano, un pò ho sempre avuto l' idea e la curiosità di sfruttare l' occasione che ci regala questo sport e quindi quella di vedere, come detto, diverse culture. In Russia il livello è alto e anche se è una realta molto ostica per gli stranieri, mi sono detta "proviamo"! ».

- A differenza di altre compagne che hanno "fissato le tende" in una squadra diventando le loro bandiere, il tuo curriculum è molto più variegato. Scelte di mercato, personali o quant'altro? «Un pò scelte di mercato, un pò il bisogno di trovare la mia società. Nelle mie intenzioni c'era di farlo con Perugia prima e Conegliano poi ma, purtroppo, causa di forza maggiore, vedi la crisi economica attuale, lo hanno impedito ».

- Dopo aver vinto le Universiadi, come ti proietti all'estate olimpica? «Le olimpiadi sono la massima espressione sportiva, per me partecipare sarebbe un sogno di una vita ».

- Ogni anno, in particolare nelle categorie inferiori, molte squadre si dissolvono per mancanza di supporti comunali e impossibilità di allenarsi. Cosa suggerisci alle ragazze che sognano di intraprendere la tua strada per poter conseguire certi risultati senza perdersi nell'illusione o farsi demoralizzare da eventi esterni? «Chi ama la pallavolo, ma parlo dello sport in generale, può trovarsi bene anche nella vita. Quando una persona ha un obiettivo, non deve farsi distrarre dal resto, deve spendere ogni forza per raggiungere il traguardo, non è detto che ce la possa fare ma sicuramente non avrà il rimpianto di aver mollato! Le difficoltà, i sacrifici, i momenti di sconforto, li abbiamo tutti ma la testa è il nostro vero e unico avversario insieme a noi stessi. Dobbiamo vivere le nostre passioni con il sorriso e la determinazione perchè solo facendo quello che ci piace, con il massimo impegno, saremo orgogliosi di noi stessi ».
 
   
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