Esclusiva, Massimo De Santis: "Fare l'attore una vocazione. Sui miei personaggi..."
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oma. Poliedrico, istrionico ma soprattutto professionista vero dentro e fuori dal set. Potremmo descrivere così, in estrema sintesi, Massimo De Santis, volto noto e stimato della fiction italiana. In molti lo focalizzano come l'Armando Mezzanotte di "Squadra Antimafia" o il diabolico Valerio Flaviano di "Distretto di Polizia" ma l'attore romano in questi anni di carne a cuocere sulla padella televisiva tricolore ne ha messa davvero tanta. Riavvolgendo il nastro e ripartendo dagli albori, è lui stesso a raccontarsi ai nostri microfoni: "La mia è una passione nata sin da piccolo - esordisce - Andando a cinema con mio nonno, vedendo spettacoli e avendo l'indole di esibirmi in famiglia. Il passaggio successivo era quello di iscriversi all'Accademia d'arte drammatica ma, essendo scaduto il biennio, mi sono proiettato sull'Accademia di Beatrice Bracco (regista teatrale ed insegnante argentina, culla di diversi talenti del cinema nostrano, ndr) dove ero in classe con Paola Cortellesi e Claudio Santamaria e mi si è aperto un nuovo mondo davanti. I primi passi ufficiali a teatro, con spettacoli a Todi, Terracina, Spoleto e poi i vari provini, il film d'esordio Giravolte preceduto dal cameo in Carlo e le sue donne, le prime serie tv...".

Fiction che l'hanno visto a più riprese emergere con un'identità ben precisa, quella dell'antagonista, del guastafeste dell'eroe o eroina attorno a cui giravano gli episodi, del cattivo che non si dava mai per vinto: "Quando funzioni in determinati ruoli è più facile che ti venga chiesto di ripeterti seppur con sfumature e caratteristiche diametralmente opposte nonostante il minimo comun denominatore 'malvagio' - continua - Così è stato ad esempio in Squadra Antimafia e Distretto dove i personaggi sono stati costruiti e congegnati in maniera completamente diversa. E' chiaro poi che nell'ambito di un percorso di crescita non si può restare fossilizzati su quella determinata parte ed avverti l'esigenza di sperimentare anche ruoli più divertenti e intriganti, di mettere dei paletti ed esplorare altri orizzonti per dimostrare che al di là di tutto è la recitazione che conta nella valutazione artistica, non la tipologia del personaggio, e si può essere duttili e variegati nell'esprimersi".

Un 'cattivo' che sul set ha fatto squadra con i 'buoni': "Ho conosciuto persone fantastiche, in Sicilia ad esempio si è creato un vero e proprio cameratismo con la troupe. Entri in confidenza non soltanto con i colleghi ma anche e soprattutto con quanti agiscono nel dietro le quinte e ti consentono di dare il meglio e lavorare in maniera serena e produttiva. Ed è a loro che rivolgo il mio pensiero in un momento così delicato perchè sono quelli, vedi coloro che operano anche nel campo della musica, che più hanno risentito di questo disastro: noi attori proviamo a reinventarci e a trovare strade alternative, per loro la via d'uscita è ancora lunga e soprattutto non godono delle tutele che meriterebbero".

Tra i ricordi più belli quelli legati alla pellicola Sono Viva, recitata al fianco di Giovanna Mezzogiorno: "Ho avuto l'opportunità di vestire i panni di un personaggio complesso e faticoso, cinque settimane no stop di riprese accanto a Giovanna ma anche a Guido Caprino e Giorgio Colangeli. E' stato un noir molto apprezzato all'estero, venendo messo in programma anche a Festival Internazionali come in Cina e approdando quasi a Venezia ma la distribuzione limitata non lo ha fatto conoscere come doveva in Italia - prosegue Massimo - E ovviamente sono legatissimo a Miracolo a Sant'Anna, scritturato da Spike Lee. Quando lui mi ha fermato al termine dei casting e mi ha detto che l'avevo convinto, ho provato sensazioni uniche".

In questi due anni condizionati dalla pandemia, il mercato cinematografico si è arenato ma allo stesso modo sviluppato anche sotto diverse lenti di ingrandimento: "Ormai non esistono più le solo reti generaliste, il mercato è aperto - evidenzia De Santis - Vedo lo streaming come un qualcosa di positivo, che amplifica l'offerta lavorativa anche se è necessario far fronte e contrastare fenomeni come la pirateria. E' per i giovani un trampolino di lancio e non mi riferisco ai soli attori ma anche ai registi, ti da la possibilità di sperimentare nuovi generi e sul versante economico magari agevola i costi di produzione. E' un ventaglio di opportunità e il boom durante il lockdown ne ha offerto esempi lampanti. E per me possono tranquillamente convivere perchè non toglierà mai la passione e lo sfizio di guardare un film a cinema, seppur quest'ultimo ormai è stato fagocitato dalla televisione". Ma il Covid continua a lasciare strascichi importanti: "E' stata un'apocalisse, sono stati messi a dura prova soprattutto gli spettacoli dal vivo la cui ripartenza sarà lenta e ad ostacoli. Personalmente ho visto bloccata la tournèe teatrale con i "Soliti Ignoti" ma non mi sono perso d'animo".

Ma cosa prevede il futuro prossimo di Massimo De Santis dopo i recenti successi tra gli altri de La Compagnia del Cigno, Permette? Alberto Sordi, Speravo de morì prima e Leonardo?: "Ho diversi progetti in cantiere - conclude - Mi guardo attorno, scrivo e mi diletto nei panni di sceneggiatore, valuto in itinere varie cose sul fronte televisivo ma non solo. Sicuramente attendo con impazienza la ripartenza effettiva del teatro. La radio? Sono un nostalgico dei vecchi radiodrammi, mi potrebbe affascinare una programmazione del genere dove al centro di tutto c'è l'importanza della voce. Al momento è un qualcosa di utopistico però mai dire mai...".
 
   
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