Incendio Catania, la testimonianza dagli occhi di chi ha vissuto una giornata da film
Salerno News
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atania. Sembravano fossero scene da film in luoghi che per la loro posizione e particolarità ben si sarebbero prestati a set cinematografici ma stavolta la fantasia non centra e quello cui hanno assistito i cittadini catanesi era tutto, terrificantemente, vero. Un ultimo venerdì di luglio che difficilmente si potrà dimenticare per le fiamme che hanno devastato l'area delle Capannine, una macro area che ospita l'omonimo lido, discoteca, bungalow e strutture adibite per eventi sportivi di grido come il campionato italiano di Beach Volley e quello di Windsurf e che ha già dovuto sopportare le difficoltà della chiusura per il Covid ma anche per il caso ceneri. Ora non c'è davvero più nulla. Una giornata devastante iniziata sin dalle prime ore del pomeriggio con il principio di incendio nelle sterpaglie adiacenti che ha dato poi origine alla progressiva espansione. Superficialmente ci si sofferma sul singolo dato di fatto o ci si lava le mani con la scusa dell'incendio doloso preferendo parlare piuttosto che intervenire ma è molto diversa la realtà dei fatti per chi l'ha vissuta in prima persona e si è prodigato per soccorrere centinaia e centinaia di persone impaurite da portare al riparo verso il mare (fortuna vuole la presenza determinante dell'acqua), ingurgitando fumo e calore. Una realtà che dice chiaramente che, oltre all'ordinaria manutenzione, con un intervento in tempi più rapidi si sarebbe potuto evitare il disastro che ha comportato (miracolosamente senza conseguenze) l'evacuazione completa dei villaggi Azzurro, Fondo 41, Rainbow e Ionio con diversi residenti accampati al Palazzetto dello Sport, la distruzione di un vivaio ed un maneggio con i cavalli portati in salvo mentre altrettanto miracolosamente sono rimasti illesi i villaggi più popolosi, quello di Campo Mare e Ippocampo Mare. Ridotti e scarsi mezzi di pronto intervento hanno agevolato il successivo divampare delle fiamme ed ora la principale preoccupazione è quella di pretendere adeguati controlli e idonei mezzi per prevenire nei prossimi, caldissimi, giorni il ripetersi di tali situazioni visto che le previsioni metereologiche non lasciano intendere nessun miglioramento della pressione atmosferica. Ovviamente a scongiurare il peggio seppur con tempi più lunghi e in dotazioni limitate il Canadair e l'intervento della Guardia Costiera che ha coordinato le operazioni di soccorso con gommoni e motovedette per trainare verso il mare gli occupanti di lido e villaggi.

A riassumere perfettamente quanto accaduto, la testimonianza diretta di chi ha vissuto in presa diretta quegli attimi e offerto un contributo indispensabile per aiutare persone spaventate, disorientate e in preda al panico con grande altruismo e spirito civico. "Ho visto bambini piangere in cerca della mamma, neonati in braccio alle nonne che aspettavano le mamme per essere allattati - racconta Elisabetta Vasta che è stata tra le prime ad allarmarsi ed intervenire con il marito Giovanni e la figlia Roberta - Abbiamo soccorso ragazzi che erano ospiti alle capannine per il torneo di Beach Volley. Visto crollare strutture come burro. Impotente davanti al fuoco che da tutte le parti minacciava le case. Sirene, elicotteri, urla fino all'alba. Gente con neonati che stanotte scendeva in spiaggia per paura. I miei occhi hanno visto cose che non avrei potuto mai immaginare di vedere. Cose che si potevano evitare. Oasi del Simeto, una ceppa. Siamo circondati da sterpaglie che non ci fanno toccare, neanche a spese nostre, perché siamo in preoasi. Ma fateci il piacere! In tutto ciò stamattina c'è gente che non ha più nulla. Qui ai villaggi non si respira. E tutto intorno, la devastazione". Parole che toccano profondamente e inducono ad altrettanto profonde riflessioni sul perchè in Italia, ed in alcune zone in particolare, si è costretti ad assistere a scene da film dal vivo e non seduti comodamente al cinema.
 
   
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